“L’Alma è di chi le vuole bene… quindi passi lo straniero”

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14 giugno 2013

Dal giornalista freelance Sandro Candelora riceviamo, e pubblichiamo, il seguente articolo sulla situazione dell’Alma:

PASSI LO STRANIERO!

Scegliete voi. Chi volete essere fra Vladimiro ed Estragone, stralunati protagonisti del beckettiano  ‘Aspettando Godot’? Come loro, patetici epigoni del teatro dell’assurdo, siamo anche noi qui sulla scena della mesta rappresentazione granata ad attendere all’infinito qualcuno che non arriverà mai. Per il semplice motivo che non esiste, non essendo altro che la proiezione delle nostre vane speranze, figlie di false credenze in dogmi privi di ogni fondamento. Non appartiene infatti alla sfera della concreta realtà ma all’astrazione della folle utopia pensare che lo stallo in cui si è infilata la dirigenza dell’Alma possa risolversi con una risposta locale, all’insegna del motto tanto sbandierato (ancorché ormai logoro e non più credibile da un pezzo) ‘il Fano ai fanesi’. Ormai è verità accertata, questa sì matematicamente dimostrata, che in città, quando si tratta di spendersi a favore della maggiore espressione sportiva locale, chi può non vuole e chi vorrebbe da solo non ci riesce e preferisce alfine desistere. La storia degli ultimi trent’anni è lì a ricordarcelo ogni qualvolta si apre una crisi di transizione dei poteri. Cosa che puntualmente si sta ripetendo in queste settimane, che scorrono piatte nella vana ricerca del nulla. Perché è niente o poco più ciò che l’imprenditoria del luogo sa o desidera dare, a maggior ragione in questi tempi di crisi diffusa, anche se la congiuntura difficile non sta toccando chi, in possesso di risorse adeguate (nomi e cognomi li abbiamo già fatti da tempo e li conoscete benissimo), dovrebbe sentirsi chiamato in causa  per puro senso civico. E allora, così stando le cose, Gabellini  prenda il coraggio a due mani e la smetta di sfogliare una margherita che propone, quali squallide alternative, da una parte la cessazione dell’attività agonistica e dall’altra la semplice sopravvivenza allo stadio vegetativo. Perché quelle sono le uniche, agghiaccianti prospettive che evoca lo scenario indigeno. Si guardi invece intorno, il patron, e fissi negli occhi chi (e non sono pochi) dall’esterno in questi giorni gli sta facendo la corte per acquisire la società. Analizzi la credibilità degli interlocutori, ne valuti le potenzialità economiche, il reale coinvolgimento alla causa e la chiarezza dei programmi. Dopodiché decida, con sollecitudine e senza scrupoli. Che ad oggi non devono più esistere poiché il Fano, a ben considerare, è di chi gli vuole bene e lo dimostra con i fatti. E al diavolo origine e cittadinanza.

Sandro Candelora

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