La storia di Nicolò Ceccolini: un 25enne gabiccese riceve l’ordinazione sacerdotale

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19 giugno 2013

Il gabiccese don Nicolò CeccoliniGABICCE MARE – Sabato 22 giugno 2013, alle ore 15.30, presso la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, don Nicolò Ceccolini, 25 anni, originario di Gabicce Mare, missionario della Fraternità san Carlo, riceverà l’ordinazione sacerdotale per l’imposizione delle mani di monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla. Dopo l’ordinazione sacerdotale, don Nicolò assolverà al suo incarico di vicerettore della Casa di formazione (il seminario) della Fraternità san Carlo, a Roma.

Insieme a lui saranno ordinati altri sette presbiteri e un diacono della Fraternità san Carlo.

Ecco il comunicato stampa:

 

Otto nuovi sacerdoti e un diacono per la Fraternità San Carlo

Il 22 giugno saranno ordinati da Mons. Camisasca, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla e fondatore della Fraternità. Missionari in Austria, Cile, Taiwan, Russia e Italia

C’è chi andrà a Taipei e chi a Santiago del Cile, chi a Vienna e chi a Mosca, e chi resterà a Roma. Tutti andranno comunque in missione e vivranno in una casa con altri sacerdoti, perché questi sono i due pilastri della Fraternità San Carlo: missione e vita comune. 

Sabato 22 giugno, alle 15,30 nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla, fondatore e già superiore della Fraternità san Carlo fino al 2012, ordinerà otto sacerdoti e un diacono.

Chi sono, da dove vengono, dove andranno? Ecco una breve scheda:

Don Nicolò Ceccolini, 25 anni, di Gabicce Mare (Pu), resterà a Roma, vicerettore del Seminario
Don Donato Contuzzi, 33 anni, lucano, andrà a Taipei (Taiwan R.O.C.)
Don Matteo Dall’Agata, 32 anni, di Forlì, andrà a Vienna (Austria)
Don Francesco Ferrari, 31 anni, di Reggio Emilia, resterà a Roma, vicerettore del Seminario
Don Stefano Lavelli, 35 anni, di Piacenza, andrà a Napoli
Don Lorenzo Locatelli, 32 anni, romano, andrà a Santiago del Cile
Don Paolo Paganini, 32 anni, milanese, prosegue gli studi a Roma in vista della missione in Russia
Don Daniele Scorrano, 34 anni, pugliese, andrà a Reggio Emilia.

Alcune curiosità: Donato Contuzzi è diplomato e ha suonato a livello professionistico in giro per l’Italia il sax, mentre Stefano Lavelli è stato per anni chef e ha insegnato cucina presso un istituto alberghiero. Paolo Paganini è stato medico chirurgo mentre Lorenzo Locatelli si è laureato in legge. Sono accomunati da una “doppia” vocazione: il fratello di Paolo è seminarista a Milano, mentre la sorella di Lorenzo è suora a Vitorchiano. Daniele Scorrano è responsabile della segreteria di mons. Camisasca. Matteo Dall’Agata è stato rappresentante degli studenti al Senato Accademico dell’Università Lateranense. Nicolò Ceccolini e Francesco Ferrari sono stati nominati vicerettori della Casa di formazione. Quasi tutti sono entrati in seminario dopo la laurea; tutti si sono formati nella Casa di formazione della San Carlo in via Boccea a Roma. Molti erano già in missione da un anno o più nei luoghi dove ora torneranno da sacerdoti. L’età media degli ordinati è 32 anni.

Nella stessa celebrazione sarà ordinato anche un diacono: Michele Benetti, destinato a Washington (Usa), dove ha effettuato la propria formazione.

La Fraternità San Carlo, nata nel 1985 su ispirazione di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, è oggi presente con 25 case in 17 Paesi del mondo. Ha 119 preti e 40 seminaristi.

La storia della vocazione di don Nicolò Ceccolini scritta da lui stesso:

DSCN0037Il faro che illumina la via

Quando ero bambino andavo al porto con mio padre in bicicletta, fino al limitare del molo. Davanti a noi si apriva quella distesa azzurra nella quale il sole si rifletteva interamente e le navi andavano e venivano, lasciando dietro di loro la scia biancastra. Alle nostre spalle, il faro. La sua imponenza dominava e mi affascinava. Era lui che con la sua luce riaccompagnava a casa i marinai usciti nella notte per la pesca. Era lui che li avvisava del sopraggiungere della nebbia o delle intemperie.

Quando penso alla storia della mia vocazione penso alla storia di un ritorno a casa. Proprio come quello dei marinai. Sono cresciuto in un piccolo paese di mare della riviera romagnola, in una famiglia semplice: mio padre fa l’elettrauto, mia madre è casalinga. Ho un fratello minore che sta terminando la scuola di ragioneria. In casa ho sempre respirato un clima di serietà verso la vita, fatta di lavoro assiduo e quotidiano.

In parrocchia, all’età di nove anni, ho incontrato un prete. Don Lino era giovane, bassetto, un po’ tarchiatello, con due gambe corte che muoveva però molto in fretta e, dietro a lenti grandi come fanali, si intravedevano due occhi azzurri. Quegli occhi piccoli ma intensi erano vivi e sprigionavano una gioia profonda. Era forse la prima volta che mi trovavo davanti a una persona veramente grata della propria vita. Ben presto desiderai anch’io essere felice come lui. Quello fu il primo momento in cui percepii il fascino di una vita sacerdotale pienamente donata a Dio.

 

Una compagnia vera

Alla fine delle scuole medie iniziò in parrocchia un piccolo coro a cui decisi di prendere parte su invito di una catechista. Nel tempo le parole di quei canti mi segnarono profondamente. Lei era di Comunione e Liberazione, ma io non lo sapevo. Con un gruppetto di amici iniziammo a frequentarla, e lei ci raccontava di quelle persone a cui era legata. Non capivo molto, ma avevo chiaro che erano insieme per Gesù. Da quei racconti crebbe in me il desiderio di una vera amicizia e di una compagnia. La mia allora era quella del “sabato sera”, quella degli amici della squadra di calcio, che si incontrava nella piazza del paese, ognuno accavallato al proprio scooter nell’attesa che accadesse qualcosa. Me ne tornavo a casa amareggiato e sempre un po’ vuoto.

A volte capitava di leggere alcune frasi tratte dai libri di un certo Giussani che, di nuovo, non sapevo chi fosse. Percepivo che in quelle parole era contenuto qualcosa di grande e affascinante. Quando scoprii che Giussani era un prete mi dissi: «Questa è la strada che devo seguire, è questo ciò che desidero». E da quel giorno mi immersi nella lettura dei suoi testi. Avvenne una vera liberazione: fu la scoperta che il cristianesimo non era uno sforzo personale per essere all’altezza di Cristo, ma la sorpresa della sua presenza viva nel volto degli amici che chiedeva unicamente di potermi amare. Negli stessi giorni scoprii che anche nella libreria di don Lino c’erano libri di Giussani. Anche lui era del movimento.

 

L’approdo a Roma

Poi è arrivata la Fraternità san Carlo. Era il 2004, quarto anno di liceo scientifico. L’idea del sacerdozio mi era rimasta addosso, anche dopo essermi innamorato. Sfogliando le pagine di una rivista mi imbattei in una frase nella quale si diceva che nella Fraternità entrano ragazzi che, incontrando il movimento, hanno maturato la loro vocazione al sacerdozio e desiderano essere educati secondo il carisma di don Giussani e portarlo a tutti gli uomini del mondo. «Voglio questo per me», mi dissi. Compresi che non c’era più tempo da perdere: ne parlai con don Lino e insieme andammo dal vescovo di Pesaro.

Così approdai a Roma, come seminarista diocesano “ospitato” dalla Fraternità per il tempo necessario alla formazione, e destinato a far ritorno in diocesi. Ma così non avvenne. «Qual è la casa che tu, Signore, hai preparato da sempre per me?». Questa domanda mi accompagnò per diversi mesi. Mi colpì la letizia sul volto dei preti della Fraternità, la gioia del loro stare assieme e la disponibilità nel consegnare le loro vite nelle mani di Dio. Erano lieti perché non erano soli. Vedevo possibile, anche per me, vivere la vocazione al sacerdozio in un’amicizia, radicata nel silenzio e nella preghiera.

Questo mi portò alla decisione di scrivere a don Massimo e richiedere di entrare nella Fraternità san Carlo. La richiesta venne accettata.

Ora mi sento anche io un marinaio che ha preso il largo per uscire e andare a pesca. Anche quando giungono nebbie e turbolenze sono certo che il faro è sempre lì, imponente, sul molo ad aspettarmi perché possa far continuamente ritorno alla casa di Dio.

Nicolò Ceccolini

La Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo

Chi siamo
La Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo, fondata da mons. Massimo Camisasca a Roma nel 1985, è una Società di Vita Apostolica di diritto pontificio, i cui membri conducono vita comune, vivendo prevalentemente in case costituite da tre o più membri. Essa trae origine dal carisma di mons. Luigi Giussani, fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. Ha come fine l’evangelizzazione e l’educazione della fede attraverso l’esercizio del ministero sacerdotale soprattutto in quegli ambienti e in quei paesi nei quali si manifesta più evidente la scristianizzazione della società e la necessità per la Chiesa di una nuova evangelizzazione.

Storia
Nel 1985 erano sei i sacerdoti che, uniti da vincoli di amicizia con don Massimo Camisasca, aderirono alla associazione sacerdotale riconosciuta dal card. Poletti. Nello stesso anno viene aperta a Roma una casa di formazione con dieci seminaristi.

Nel 1989 l’associazione viene riconosciuta come Società di Vita Apostolica di diritto diocesano. In quell’anno i sacerdoti sono tredici e i seminaristi una quindicina. La prima apertura missionaria della Fraternità è in America Latina: il primo sacerdote ordinato quale membro della Fraternità viene destinato al Brasile (diocesi di Petropolis).

Nel 1999 la Fraternità è riconosciuta dalla Santa Sede come Società di Vita Apostolica di diritto pontificio.

Oggi la Fraternità conta centodiciannove membri definitivi e quaranta seminaristi.

Il 29 settembre 2012, Sua Santità Benedetto XVI ha nominato Massimo Camisasca Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla.

La diffusione
La Fraternità san Carlo è attualmente presente in Italia, nelle diocesi di Porto-S.Rufina (dove risiedono la Casa di formazione e il Centro della Fraternità); e inoltre nelle diocesi di Bologna, Chieti, Frosinone, Grosseto, Milano, Napoli, Pesaro, Pitigliano, Reggio Emilia, Roma, San Benedetto del Tronto e Trieste.

Dal 1989 in poi la Fraternità ha aperto case in Europa: Vienna (Austria), Colonia (Germania), Fuenlabrada (Spagna), Alverca (Portogallo), Praga (Rep. Ceca), a Budapest (Ungheria), a Londra (Gran Bretagna). Dal 2003 la Fraternità ha iniziato la propria presenza a Mosca con don Paolo Pezzi, oggi arcivescovo della Madre di Dio nella medesima città. In Africa è presente a Nairobi (Kenya), mentre in Asia è a Novosibirsk (Siberia) dal 1991, a Taipei (Taiwan) dal 2001. La Fraternità è anche in America del Nord a Boston, Denver e Washington (U.S.A.). Infine in America Latina le missioni di Asunción in Paraguay, Santiago del Cile e Concepción (Cile), Città del Messico, San Paolo del Brasile.

La missione
I membri della Fraternità svolgono la loro missione in parrocchie, scuole, università, carceri e ospedali. Nei paesi del cosiddetto terzo mondo i missionari affrontano anche i bisogni delle popolazioni locali. In Paraguay e in Kenya sono sorte molteplici opere di carità: una clinica per malati terminali raccolti dalla strada, un dispensario, un centro sociale per portatori di handicap, scuole, asili.

I missionari collaborano alla nuova evangelizzazione iniziata da Giovanni Paolo II contribuendo anche alla riscoperta delle radici cristiane nei paesi europei dove le chiese di grande tradizione sembrano rinascere con difficoltà.

La sfida educativa è un ambito fondamentale. Molti sacerdoti lavorano in scuole di ogni ordine e grado sia all’estero da Boston a Nairobi, ma anche in Italia (Bologna e Roma).

Infine alcuni sacerdoti insegnano anche in istituti universitari quali: le Pontificie Università Lateranense e Urbaniana di Roma, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’Università Cattolica di Santiago del Cile, l’Università Cattolica di Asunción, l’Università Cattolica di Budapest, il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia (sezione di Washington D.C.), e l’Università Cattolica Fu Jen di Taipei.

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