Markovski lascia Pesaro, Hackett trascina Siena e ora vede l’Nba

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20 giugno 2013

PESARO – Zare Markovski, il coach macedone che ha guidato la VL alla salvezza nell’ultima stagione, lascia Pesaro.  “Non c’erano i presupposti di continuità ma soltanto il fabbisogno della ripartenza. Spero di tornare in futuro, a Pesaro c’è gente che ama il basket”.

SCUDETTO SIENA: QUANDO VINCE LA PIU’ FORTE, NON LA FAVORITA

Alla fine ha vinto la più forte, probabilmente. Non la favorita, perché ad ottobre eravamo quasi tutti convinti che questo scudetto Milano lo avesse già in tasca, tanto era superiore rispetto alle altre con quel roster infinito e un allenatore come Scariolo che a livello di esperienza internazionale non era neanche paragonabile al resto dei colleghi, non quella che ha dominato dalla prima giornata, perché Varese è partita con le marce alte infilando una serie di vittorie consecutive ad inizio campionato, che le hanno permesso di staccare subito le avversarie, finendo per meritarsi il primo posto al termine della regular season con la Montepaschi relegata ad un inusuale quinta posizione. Siena non è stata neanche quella che ha dominato questi playoff, perché ha dovuto ricorrere sia nei quarti che in semifinale a gara sette per aver ragione prima di Milano e poi di Varese in due serie che sono servite ai campioni d’Italia per riacquisire quella sicurezza nei propri mezzi che sembrava avessero perso in una stagione regolare travagliata, dove nel girone di ritorno hanno subito ben sette sconfitte consecutive in trasferta, perdendo anche contro la Scavolini Banca Marche, gli uomini di Luca Banchi dopo tantissimi anni hanno perso anche l’imbattibilità casalinga nei playoff, battuti dalla Cimberio con il canestro allo scadere di Dusan Sakota.

Insomma, nell’anno nel quale la Montepaschi ha perso la bellezza di 19 partite (12 in regular season e 7 nei playoff), dopo che nelle precedenti stagioni aveva battuto ogni record di imbattibilità, Siena si ritrova per l’ottava volta in dieci anni a vincere il titolo, quasi sicuramente quello che festeggeranno di più in terra toscana, perché trionfare al termine di una stagione travagliata, ti dà maggior soddisfazione rispetto a quando vinci per manifesta superiorità e gli scudetti ti appaiono ormai come una splendida routine, merito certamente di un gruppo che dopo l’eliminazione dall’Eurolega, con quel girone di ritorno delle Top 16 nel quale hanno vinto un solo match su sette vanificando una splendida partenza, ha saputo ricompattarsi, con coach Luca Banchi che ha dimostrato di non essere stato solo un semplice vice in tutti questi anni dietro Pianigiani, ma un allenatore serio e preparato tecnicamente, senza magari quegli eccessi di protagonismo dell’allenatore della Nazionale italiana, ma in grado ugualmente di farsi rispettare dai propri giocatori e dalla terna arbitrale.

Parlando di arbitri, non è stata una finale serena quella contro Roma, dove non sono mancate roventi polemiche, con il presidente Toti che non ha digerito parecchie decisioni della terna in grigio e Calvani che in gara cinque ha sfogato tutta la sua frustrazione, dopo l’ennesimo episodio dubbio girato a favore dei senesi, da spettatori neutrali rimane la sensazione di una Montepaschi maggiormente tutelata rispetto alle avversarie, con gli episodi decisivi dell’incontro che, in un modo o nell’altro, giravano sempre dalla parte senese, vuoi con un intenzionale chiamato ad hoc nei momenti di difficoltà, con qualche tecnico concesso con troppa fretta ed una generale maggiore tutela verso le stelle della squadra. Se è vero che si sono incrociati i due italiani di maggior talento di questo campionato (Datome e Hackett), avrebbero entrambi meritato lo stesso trattamento da superstar, ma mentre a David Moss nei minuti spesi nella marcatura di Datome, veniva concesso di usare tutto il suo fisico per limitare l’ala romana, con dei contatti spesso oltre il limite della regolarità, ad Hackett gli arbitri hanno concesso tantissimi falli a favore, con Daniel sicuramente bravissimo a far vedere il contatto ai direttori di gara, ma con la sensazione che Datome non sia stato tutelato nella stessa maniera.

Daniel Hackett. Foto tratta da Fb

Daniel Hackett. Foto tratta da Fb

Sono stati sicuramente i playoff di Daniel Hackett che, dopo una stagione regolare così cosi, nella post season ha tirato fuori tutta la sua mentalità vincente, con due gare sette giocate da protagonista assoluto e una serie finale nella quale si è ampiamente meritato il titolo di MVP, ormai il figlio di Rudy è una splendida realtà del basket italiano ed europeo e la mentalità americana lo porterà quest’estate a riprovare la carta NBA dove proverà, pur avendo ancora un altro anno di contratto con Siena, a strappare un contratto con qualche franchigia partecipando alle diverse Summer League. Contenti ed orgogliosi per i progressi compiuti da Hackett, che rimane un figlio di Pesaro, non ce la sentiamo, personalmente, di essere felici per lo scudetto conquistato da Siena per il solo motivo che nel suo roster c’era un ragazzo cresciuto al campetto di Cristo Re, Hackett ha giustamente fatto una scelta economica e tecnica, andando a Siena per cercare di vincere lo scudetto ed acquisire quell’esperienza europea che gli verrà molto utile nel prosieguo di carriera, ma rimane a tutti gli effetti un giocatore della Montepaschi e non un atleta della Vuelle in prestito temporaneo in Toscana, perciò questo rimarrà uno scudetto della Mens Sana dove un pesarese ha contribuito in modo decisivo a farglielo vincere, nulla di più e nulla di meno.

E’ stata una finale dove sono venuti fuori per l’ennesima volta tutti i limiti della nostra pallacanestro, con Roma che ha preferito giocare in un palazzo vecchio, malamente illuminato e con gravi problemi di sicurezza, pur avendo a disposizione i dodicimila posti del PalaEur ed anche a Siena, non si è riuscito a garantire un posto migliore al presidente Toti, costretto a stare dietro alla propria panchina senza la necessaria protezione dagli insulti e sputi che gli sono arrivati dai tifosi senesi due file appena dietro di lui, poi la sua reazione è stata esagerata ed ha subito la giusta squalifica, ma se a Pesaro siamo costretti a lasciare vuota un’intera tribuna da 800 posti, per garantire a 10 tifosi ospiti di starsene tranquilli e beati, c’è qualcosa che non funziona ai piani alti della Federazione.

Siena questo scudetto lo ha vinto prima della finale, dove onestamente era superiore a Roma, eliminando le due vere favorite per il titolo, andando a vincere sia a Milano che a Varese, ribaltando il fattore campo che la costringeva sempre ad una vittoria in trasferta, poi la finale è stata quasi la parte più facile, dove una sorprendente Acea era stata abile a sfruttare una parte del tabellone onestamente più semplice, per ritornare in finale cinque anni dopo l’ultima volta, guadagnandosi il posto in Eurolega, anche se stanno già circolando voci su una sua possibile rinuncia per motivi economici.

E’ stata anche la finale di due allenatori alla loro prima volta a questo livello, ma che incredibilmente non hanno in mano il contratto per il prossimo anno, con Luca Banchi che ha già comunicato ufficialmente la decisione di lasciare Siena, con probabile destinazione Milano, e Marco Calvani che potrebbe andare via da Roma per accasarsi altrove, in un basket dove ormai non conta più nemmeno vincere, alla fine ha vinto Siena come sempre in questi ultimi sette anni, confermando che con l’organizzazione e un progetto serio in Italia si può dominare all’infinito, adesso per il bene del basket italiano sarebbe ora di trovare un’alternativa alla Mens Sana, per non fare della pallacanestro un giochino riservato a pochi eletti.

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