Vita da zombie nella metropoli: Halley di Sebastian Hofmann, primo film in concorso

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24 giugno 2013

PESARO – Nella prima giornata della 49esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è stato presentato il primo film del concorso Pesaro Nuovo Cinema, dedicato alla memoria dello storico direttore artistico Lino Miccichè. La sezione a concorso prevede sette film provenienti dai punti caldi della produzione cinematografica mondiale, tutti all’insegna del Nuovo Cinema. Come sempre il Concorso proporrà una ricognizione a 360 gradi sulle migliori opere prime o seconde di registi, generalmente giovani, che altrimenti non avrebbero modo di arrivare nel nostro paese. Emerge fortemente quest’anno un’impronta femminile con ben quattro registe in competizione, a sottolineare uno sdoganamento sempre più consistente negli ultimi anni.

La giuria chiamata a decretare il vincitore del Concorso è composta dalla regista Costanza Quatriglio (ha esordito nel lungometraggio con L’isola. Nel 2006, alla Festa del Cinema di Roma ha presentato il documentario Il mondo addosso, mentre con Terramatta, ha vinto l’Efebo d’Argento e il Nastro d’Argento per il Miglior Documentario 2012), dall’attrice Anna Foglietta (nominata al David di Donatello come miglior attrice non protagonista per Nessuno mi può giudicare), dal regista Vincenzo Marra (Tornando a casa, Vento di terra, L’ora di punta),  dai  critici  e  giornalisti  cinematografici  Massimo  Lastrucci  (Ciak)  e  Federico Pontiggia (Cinematografo.it, Il Fatto Quotidiano).

Il film del Concorso proiettato oggi alle 16.30 al Teatro Sperimentale, è stato il messicano Halley di Sebastian Hofmann. Il regista di Città del Messico nasce come video artista e ha esposto i suoi lavori anche a New York, Sydney e Berlino. Dopo aver realizzato alcuni cortometraggi sperimentali e video musicali, esordisce nel lungometraggio proprio con Halley, presentato quest’anno al Sundance e a Rotterdam. Per la prima volta in Italia, il film di Hofmann ha un soggetto decisamente particolare coniugato in maniera totalmente inedita: il suo protagonista, Alberto, infatti non è propriamente vivo, ma non è neppure morto è, insomma, quello che nei film horror chiameremmo uno zombie.  Nel mondo immaginato dal regista, lo zombie Alberto lavora normalmente in una palestra come guardiano notturno, ma il suo corpo è in costante decadimento e sta diventando impossibile per lui nascondere i segni della sua non-vita, decide così di morire definitivamente. Il rapporto che fortuitamente intraprende con la sua datrice di lavoro, però, potrebbe fargli riscoprire il gusto della “vita”.

Gli zombie sono sicuramente tra i protagonisti dell’ultima stagione horror e sono stati ampiamenti utilizzati anche in contesti diversi da quelli dell’horror puro, trovando fortuna anche nella commedia da L’alba dei morti dementi a Zombieland. Recentemente un altro film ha tentato un approccio innovativo raccontando la storia dal punto di vista dei non-morti, ovvero Warm Bodies di Jonathan Levine, commedia horror in salsa sentimental-adolescenziale. Halley, pur adottando la stessa prospettiva, sviluppa il tema in maniera totalmente innovativa, coniugando la parabola del protagonista in senso esistenziale.

Alberto è preciso e metodico, osserva col suo sguardo vuoto il mondo che lo circonda fatto di indifferenza e vuoti ideali. Ogni giorno cura le sue piaghe guardando il suo corpo in inesorabile decomposizione davanti allo specchio, rimuovendo vermi che gli escono dal corpo e richiudendo ferite purulente, mentre il suo lavoro lo costringe ironicamente a guardare persone che allenano il fisico rendendolo sempre più prestante. L’approccio esistenziale di Hofmann si riflette anche in uno stile registico estremamente realistico e una fotografia asettica che predilige i toni del grigio.

La parabola di Alberto, al di là delle premesse fantastiche, è quella di ogni uomo “invisibile” nella grande metropoli, perso nel marasma del via vai di gente, senza alcuna relazione importante, alienato e fondamentalmente solo. Hofmann utilizza la felice metafora dello zombie per descrivere questa esistenza che è difficile chiamare “vita”. Il protagonista nel film trova, ironicamente, un primo vero contatto umano, solo quando il suo corpo viene portato all’obitorio, ma il finale è tutt’altro che consolatorio. Immagini forti sono seguite da altre quasi liriche che sicuramente colpiranno le corde emotive degli spettatori.

I film in concorso di domani, martedì 25 giugno, sono My Dog Killer di Mira Fornay dalla Slovacchia, alle 16.30 al Teatro Sperimentale e Kayan di Maryam Najafi che sarà proiettato in Piazza del Popolo alle 21.45.

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