L’Aiac va in vacanza. Ma le idee per il futuro restano

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26 giugno 2013

PESARO – Anche l’AIAC va in vacanza, ma non per molto. La sezione pesarese degli allenatori, infatti, si è già attivata per organizzare al più presto il primo corso di aggiornamento obbligatorio di 5 ore previsto dalla nuova normativa UEFA Coaching Convention. Questa direttiva, infatti, prevede che ogni tecnico abilitato frequenti nell’arco di un triennio 15 ore di aggiornamento: online, ma si sono registrati alcuni inconvenienti tecnici, oppure attraverso corsi organizzati nel territorio. Gli allenatori pesaresi possono contattare la segreteria dell’AIAC (aiac.pesaro@gmail.com) per maggiori informazioni.

Anche nei recenti incontri informativi di Sassocorvaro e Sant’Angelo in Vado, nell’ottica degli aggiornamenti sul campo coordinati dal responsabile dell’area tecnica Sergio Antonazzo, è stata ribadita l’importanza per ogni allenatore di ampliare ed approfondire le proprie conoscenze.

<Si è trattato – afferma Paolo Muratori, presidente AIAC di Pesaro – di un ultimo ed importante tassello della nostra stagione organizzato grazie al contributo dal nostro delegato Nazario Baggiarini. Abbiamo cercato di offrire ai nostri tesserati un ampio ventaglio di possibilità per trovare spunti alle rispettive esigenze di aggiornamento, come è avvenuto per i preparatori dei portieri grazie all’ intervento di Pietro Spinosa (Chievo e Livorno ecc).

Nel corso della manifestazione di Sant’Angelo in Vado, aperta ufficialmente dal vice sindaco Fabio Gostoli, è stato consegnato uno speciale “Premio alla carriera” a Gianni Antonini, conosciutissimo allenatore di Vadese (oggi Alto Metauro), Cagli, Urbania, Urbino, Piobbico, Bastia Umbra ed altre ancora.

<Ringrazio L’AIAC per il bel gesto: non me l’aspettavo, ma ne sono felicissimo. Sono riconoscimenti che fanno piacere soprattutto se legati ad un periodo della propria vita orami lontana>.

Infatti Antonini, dopo tante stagioni piene di soddisfazioni, ha lasciato il calcio da diversi anni: <Dodici per l’esattezza ed il motivo è molto semplice: come ha detto recentemente il grande allenatore di basket Alberto Bucci, la passione è come la febbre, se non ce l’hai non puoi nemmeno trasmetterla. Io l’avevo persa e per questo ho preferito essere coerente con me stesso>.

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