Il primario di Oncologia fa scuola ai medici cileni

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28 giugno 2013

Giammaria Fiorentini, primario di Oncologia

Giammaria Fiorentini, primario di Oncologia

PESARO – In un’aula magna gremita di medici sudamericani con esperti statunitensi in cattedra, Giammaria Fiorentini, direttore dell’Oncologia del presidio San Salvatore di Pesaro dell’azienda Marche Nord, sarà l’unico europeo a dire la sua. L’occasione sarà il congresso nazionale cileno in programma il prossimo agosto a Santa Cruz, cittadina a nord di Santiago, nel quale relazioneranno professori americani nell’ambito dell’oncologia medica. Se appare naturale la presenza di oncologi e studiosi statunitensi, è una novità “la chiamata” di un europeo. Fiorentini ha ricevuto l’invito a partecipare alla convention di tre giorni per portare i risultati della attività svolta dai professionisti pesaresi nell’ambito delle terapie locoregionali.

“L’anno scorso abbiamo ospitato in ospedale – racconta Fiorentini – dei radiologi interventisti di Madrid e Barcellona per mostrare ed insegnare il trattamento epatico endo-arterioso . Io stesso ho partecipato a vari congressi europei e negli Stati Uniti per presentare i nostri dati, ma non ero mai stato chiamato in Sud America, paese che – grazie all’incremento del prodotto interno lordo – sta investendo in programmi di screening e nella lotta contro i tumori con lo scopo di ridurre la migrazione sanitaria dei pazienti verso il nord America. I colleghi cileni vogliono apprendere le esperienze internazionali più avanzate e ci chiedono di istruirli in nuove tecniche di trattamento nella lotta ai tumori. Ecco perché mi hanno chiesto di relazionare proprio sulle terapie locoregionali nell’ambito del congresso di oncologia medica”.

Un intervento, quello richiesto a Fiorentini dalla comunità scientifica cilena, che si spalmerà su tutte e tre le giornate: partendo da una relazione sulle “Basi scientifiche delle terapie locoregionali nelle metastasi epatiche da cancro colon rettale”, la seconda giornata lo vedrà impegnato a spiegare come la teoria si traduce nella pratica con una rapporto sulle “microsfere precaricate con farmaco e somministrate per via endoarteriosa nelle metastasi epatiche”. A chiudere il suo intervento gli effetti della terapia epatica loco regionale come strumento che incrementa la possibilità di trattamento operatorio radicale anche in casi avanzati di malattia.

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