Massimo Cosmelli: “Deh, vi racconto Dell’Agnello che farà bene anche a Pesaro”

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2 luglio 2013

PESARO – Deh! Crediamo che a Livorno, gli amici di Sandro Dell’Agnello, nuovo allenatore della Victoria Libertas, abbiano accolto così la notizia della nomina.

Oggi Livorno – con Trieste, Gorizia e Pesaro, punto di riferimento per il basket provinciale al di fuori della Lombardia – non ha squadre al vertice. Oggi… purtroppo è da qualche anno che una delle mete più piacevoli per le trasferte, iniziando dal mangiare, finendo con l’ironia unica, talvolta devastante, delle due tifoserie (la sponda più chic rappresentata dalla Libertas e quella più popolare, a iniziare dai portuali, proposta dalla Pallacanestro), non è rappresentata nel basket di vertice.

Anno 87-88, Dell'Agnello osserva l'entrata di Gracis. Sullo sfondo Bianchini e Cosmelli

Anno 87-88, Dell’Agnello osserva l’entrata di Gracis. Sullo sfondo Bianchini e Cosmelli. Foto Manna

A farlo, ci pensano i personaggi del basket labronico, cresciuti a cacciucco e deh… a iniziare da Sandro Dell’Agnello, scoperto da un grande ex della Vuelle, anzi della Scavolini: Massimo Cosmelli, per tredici stagioni direttore sportivo della società pesarese.

“Finito di giocare…”. Per i più giovani, o comunque per chi non lo sapesse, “Cosmo” è stato uno dei più grandi giocatori del basket italiano, un tiratore semplicemente fenomenale, uno che quando falliva un tiro, il pubblico mormorava – stupito – “oh!!!!!”.

Dunque, “finito di giocare (a Livorno, Virtus Bologna, Pallacanestro Milano, Udine e Mens Sana Siena; ndr), avevo iniziato la carriera di general manager nella mia Livorno, alla Rapident, allenatore Giancarlo Primo. Vedemmo un giovane interessante che militava in serie C in una società sportiva livornese. Classe 1961, aveva iniziato tardi a giocare a basket. Eravamo nel 1981, aveva 20 anni. Quel giocatore era Sandro Dell’Agnello. Pure con evidenti carenze tecniche dovute al poco tempo trascorso fino ad allora in palestra, evidenziava doti atletiche notevoli. Con Primo decidemmo che era il caso di portarlo subito alla Rapident, di tesserarlo in serie A2, che il ragazzo aveva le qualità giuste per diventare un buon giocatore. Non ci siamo sbagliati, vista la sua carriera, proseguita a Caserta dove ha vinto uno scudetto da grande protagonista. Se noi vedemmo giusto, il merito è soprattutto di Sandro”.

La prima volta che mi capitò di leggere di Sandro Dell’Agnello fu merito di Aldo Giordani, il noto telecronista Rai innamorato di pallacanestro che nel 1978 aveva fondato SuperBasket. Giordani raccontò che Dell’Agnello aveva stoppato niente meno che Moses Malone. Era una partitella estiva, per carità, ma Moses era un mito per chi tifava 76ers e comunque seguiva – allora da lontano – la Nba.

“Sandro era atleta formidabile. Alle doti atletiche ha saputo unire grande forza di volontà, spirito di sacrificio davvero unico e una non comune etica del lavoro in palestra che gli hanno consentito miglioramenti tecnici notevoli e lo hanno portato a indossare 108 maglie azzurre… Riuscendo ad abbinare qualità tecniche a strapotere fisico, si è ritagliato uno spazio importante nella pallacanestro italiana”.

Che non gli manchi il carattere lo dimostra che fra i soprannomi affibbiatigli, oltre a “Sandrokan”, c’è “El Grinta”. Ma forse nella sua carriera c’è anche la livornesità… faccia tosta e voglia di fare bene…

“Voglia di emergere, di riuscire, ma anche etica del lavoro, perché nello sport professionistico nessuno ti regala niente e se non ti impegni sempre al massimo trovi qualcuno che ti sbarra la strada e ti rimanda indietro. Sandro lo ha fatto prima come giocatore e adesso come allenatore… Io l’ho conosciuto in entrambe le versioni. Dopo avergli concesso l’opportunità di giocare in A2, l’ho ritrovato coach quando, dopo tanto girare in Italia, da Pesaro a Roma, da Roseto a Scafati, nel 2007 sono tornato a Livorno. Con Sandro in panchina, abbiamo disputato due stagioni molto positive…”.

In precedenza, però, avete vissuto insieme due stagioni pesaresi: 1994/95 e 1995/96. Cosmelli direttore sportivo, Dell’Agnello in campo.

“Lo suggerii io alla Scavolini. Cercammo di fare bene, con Sandro e Antonello Riva… I risultati non furono eccellenti, ma Sandro non deluse. Io ho avuto modo di apprezzarlo sempre: prima da giovane, con me, a Livorno. Poi, da avversario, a Caserta. Quindi ancora con me, da giocatore maturo, alla Vuelle. Da allenatore, quando, nella nostra città, con pochi mezzi a disposizione, fummo vicini ai playoff. Il suo lavoro fu molto positivo. Lo ha proseguito a Brescia e poi a Forlì… Certo, adesso arriva un banco di prova più consistente, perché deve confermare le qualità in una città come Pesaro molto appassionata, ma altrettanto esigente, in una situazione generale non facile per il basket. Credo che farà bene grazie alla sua tenacia”.

Ne avrà davvero bisogno, in una realtà che per la prima volta dopo quasi 40 anni non avrà la coperta di Linus chiamata Scavolini.

“Io mi emoziono al solo nominare la Scavolini. Ho vissuto a Pesaro per tredici anni, senz’altro i migliori della mia attività manageriale, e allo stesso tempo credo anche per la Victoria Libertas. Anche dall’esterno si apprende delle difficoltà, peraltro comuni a tante altre realtà, e che ancora Pesaro non ha uno sponsor. E soprattutto che la famiglia Scavolini non è più così presente come in passato. Ma è più che comprensibile che accada dopo tante stagioni. Mi auguro, però, che Valter continui a essere un grande appassionato e faccia sentire la sua preziosa voce per il bene del basket pesarese. Infine, vorrei mandare tanti in bocca al lupo alla Vuelle perché raggiunga gli obiettivi sportivi che si è proposta. Un abbraccio ad Ario Costa, a Sandro Dell’Agnello e a tutti gli amici di Pesaro”.

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