Raffaele e Oana verso Santiago fra tanti pellegrini, eppure soli

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14 luglio 2013

Oana a Mansilla de Las Mulas

Oana a Mansilla de Las Mulas

PESARO – Il viaggio di Raffaele Pierotti e della cavalla Oana prosegue tra alti e bassi, incontri indimenticabili e momenti di sconforto. Raffaele, che racconta il suo viaggio a Lourdes, Santiago de Compostela e Fatima, ai lettori di pu24, ha inviato le notizie dell’ultima settimana.

Il 6 luglio mi sento più in forma del solito. Il bel tempo cura tutte le mie malattie, il caldo secco e’ un toccasana. Logroño giace in una vallata parzialmente brulla, poi il percorso mi porta ad attraversare un territorio di uno splendore mai visto. Sono partito tardi, incontro Elias per un attimo. Lascio tutti dietro e lentamente rimango senza compagnia. Intorno a me campi di ogni colore. Un’ampia pianura, ondulata, limpida, fresca, contenuta da un corollario di montagne azzurrine mi fa scoprire l’infinito che ho dentro. Il sole mi brucia la pelle del torace e della schiena, il leggero vento mi accarezza, la sella cigola appena quando Oana qualche volta inciampa. Sono solo. Siamo soli, ma non ci sentiamo perduti in questo mare verde sotto e in nell’oceano azzurro sopra. Sento tutto, dentro me. Vorrei sapere cosa prova Oana. Ma vederla in ottima forma è un’immensa soddisfazione. Però posso comunicare tutto ad Angela e la rendo particolarmente felice.

Santo Domingo de la Calzada spunta quando arrivo in alto e posso vedere sotto di me. Tutto lo spettacolo che vedo mi trasforma in un Re. Un po’ meno quando entro nella periferia del paese. Un senso di abbandono e di poca cura offusca la cartolina vista prima. Per Oana trovo un campetto di tanta erba tra una fabbrica e un incrocio e lì passo la notte dopo aver cenato in un ristorantino.

Alla partenza del 7 vedo meglio la cittadina che attraverso. E’ carina, piena di iniziative locali, tenuta in ordine e con edifici antichi. E’ piacevole vedere la fila di pellegrini. So   che non dimenticherò questa immagine. C’é qualcosa di sacro e composto nel loro sfilare tra i falsipiani e il Camino fatto per loro. Nel silenzio ognuno cerca di non disturbare l’altro, di rimanere nella propria personale intimità. Ci si ferma nei bar a fare colazione, a prendere una birra, a riposare un attimo. Ci si rincontra di continuo in un succedersi di sorpassi fino a quando si rimane di nuovo solo.

Gragñon, Redecilla del Camino, Castildelgado, Belorado, Tosantos… hanno i nomi da film western di Sergio Leone. Si entra nel silenzio di vie larghe, straniero che fa rimbombare gli zoccoli del cavallo tra le pareti, si entra nei bar che non nascondono uno stile gustosamente accennato, senza esagerazione, da saloon. Non c’è nulla di fuori luogo in me e in Oana. Sembriamo ritornare dove siamo nati e vissuti. Lo si percepisce dalla gente che ci osserva: nulla di turistico, cuoio e bisacce vecchie, i colori smorti, ma efficienti di materiale antico come l’uomo che li ha modellati. A Pesaro sarei una marionetta, qui no.

Lascio la vallata per salire la montagna. E lascio tutti gli altri. Salgo velocemente fino alla “mesa” coperta da abeti,   assaporo con qualche brivido il ricordo degli Appennini e mi sento a disagio. Dodici chilometri che non passano mai… eppure son veloce! Sono stanco e mi trascino quasi combattendo i nemici della mente. Poi San Juan de Ortega, la chiesa e pochi tetti, compare di botto tra i prati e il bosco che la cela in parte e la rende talmente preziosa da sembrare un oasi. C’è erba, ci sono cavalli. Chiedo il permesso a un uomo che è tra i suoi cavalli e finalmente Oana può mangiare abbondantemente. Manolo mi regala anche del mangime…

Da un’ora mi son lasciato dietro San Juan scendendo dalla mesa. Il paesaggio diventa ancor più splendido e i pellegrini rinnovano la marcia e i saluti. Poi il territorio si trasforma avvicinandosi a Burgos valicando una catena montuosa un poco brulla; l’affronto in sella dopo tanto tempo, mi sembra dalla Francia. Attraversare la cittadina è rischioso, il fondo dei marciapiedi scivoloso nonostante il vidiam, ma  ci ritroviamo davanti la cattedrale. E’ qualcosa che non m’aspettavo: è di una bellezza rara, sembra finta, una fusione tra fantasia e realtà, tra un disegno artistico e un’immagine solida e intoccabile, tra la sensazione di toccarla allungando un dito e quella di una visione ottica di un miraggio. E’ un’altra esperienza che mi rimarrà nella mente.

Un sole caldo, quello che voglio, mi riporta nella campagna, nello stesso splendore degli ultimi giorni.

Un commento to “Raffaele e Oana verso Santiago fra tanti pellegrini, eppure soli”

  1. oriana scrive:

    Ciao Raffaele sei forte sono fiera di appartenere al tuo comune e la tua zona di nascita.

    Buon viaggio e tantissimi auguri

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