A Montelabbate sarà ancora sagra delle pesche

di 

19 luglio 2013

Montelabbate foto d'epocaMONTELABBATE – Fabio Tombari doveva certamente avere in mente le pesche di Montelabbate quando nel 1954, in quella straordinaria cronaca lirica dedicata ai mesi dell’anno, scriveva: “Il sole di luglio è il fuoco che arrossa le guance alle pesche, alle donne e ai bambini”. Quando escono “I mesi”, infatti, lo scrittore viveva già da circa un ventennio nella vicina Rio Salso e i nostri luoghi costituivano per il suo estro letterario e per le sue opere una continua e straordinaria fonte di ispirazione.

In quegli anni il nostro piccolo paese tentava di uscire dalla devastazione della guerra, e lo faceva anche attraverso la valorizzazione delle proprie campagne, specialmente delle sue pesche che da sempre costituivano il vanto di queste colline. Le origini della nostra Sagra sono là, in quel difficile e entusiasmante dopoguerra, quando un gruppo di agricoltori locali pensò di iniziare a celebrare con un evento annuale il più bel frutto delle proprie fatiche, la primizia che il fuoco di luglio ogni anno qui matura e consacra a regina di ogni tavola, cucina o banchetto.

A Montelabbate non c’è estate senza pesche: sembra essere così da sempre. E se anche i pescheti, un tempo così vasti e numerosi, hanno dovuto via via cedere il passo al cemento di fabbriche, case, strade e parcheggi, la pesca ostinatamente resiste e rimane la delizia più ricercata e apprezzata della bella stagione. Come una vecchia gloriosa regina che nessuna modernità potrà mai scalzare dal proprio trono.

Una regina che dominerà anche su questa estate così anomala e capricciosa. L’ultima grandinata ha assestato un colpo durissimo ai nostri pescheti che avviavano a maturazione una delle prime consistenti mandate produttive, ma Montelabbate non rinuncerà al tradizionale appuntamento della  terza domenica di luglio. E sarà ancora Sagra. Perché se le intemperie di questa bizzarra stagione hanno segnato le guance delle sue pesche, non hanno di certo rovinato il loro cuore, l’essenza della loro anima fragrante e polposa. Un’anima così forte che nessun tempaccio della storia potrà mai intaccare perché trae la propria linfa dalle profondità di una terra antica e generosa.

Pesca antica, quella di Montelabbate, frutto ricercato e delizioso col quale si rendeva omaggio ai duchi di Urbino e ad altri celebri palati. E’ del settembre 1557 una lettera in cui la duchessa Vittoria Farnese ringrazia la contessa di Montelabbate per le “belle et buone persiche” che aveva ricevuto come segno di affetto. Anche il ghiotto Pietro Aretino ben conosceva la squisitezza dei nostri bei pomi: il conte Giangiacomo Leonardi e sua moglie Elisabetta gliene recapitano in più riprese tra il 1548 e l’agosto del 1551, quando la nobildonna manda al letterato un cesto di quei frutti raccolti spogliando – dichiara lasciva, nella lettera di accompagno – un intero albero di sua mano. All’invio fa immediatamente riscontro un’intensa lettera di ringraziamento dell’Aretino, in cui il letterato loda la contessa per la tempestività con cui gli ha fatto pervenire quelle pesche prelibate – peraltro subito divorate – e non manca di cogliere l’occasione per corteggiarla in modo elegante ma nemmeno troppo celato. Pesche galeotte quelle di Montelabbate, pesche che ti fanno innamorare.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>