Rof, 25 bambini per “Il Viaggetto a Reims”. E Zedda critica la mancanza di attenzione di Pesaro

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22 luglio 2013

PESARO – L’ouverture non è stata esaltante. Il Maestro Alberto Zedda, direttore artistico del Rossini Opera Festival, ma in particolare deus ex machina dell’Accademia Rossiniana, ha espresso al sovrintendente Gianfranco Mariotti la sua delusione (puro eufemismo) per la presenza – vergognosa – di spettatori pesaresi al concerto finale di venerdì scorso.

Moricoli, Mariotti e Tamburello

Moricoli, Mariotti e Tamburello

 

“Se la città non è interessata, possiamo realizzarla altrove… E’ un oltraggio all’impegno di chi lavora, soprattutto agli allievi. Dimmi: quanti erano i pesaresi presenti nel Teatro Sperimentale?”.

Ben venga, allora, la novità del Rof 2013, anche se la sensazione, anzi la convinzione, che per fare crescere nei giovani la passione per la grande musica, per l’opera lirica, bisognerebbe rivolgersi a 250.000 bambini, non ai 25 obiettivo dell’iniziativa “Il viaggetto a Reims”, gioco lirico integrato per bambini, presentata da Mariotti con Lucia Moricoli della Cooperativa Teatro Skenè ed Elisabetta Tamburello, dell’Associazione iNMusica.

“Una novità sfiziosa. che si collega a un discorso che viene da lontano, dall’impegno verso i giovani partito negli anni ’90 con l’apertura dell’Accademia Rossiniana; era il 1989. Partita con i giovani artisti, è diventata strumento strategico del Rof. Poi, ogni anno, abbiamo proposto qualcosa di diverso, promuovendo i mestieri del palcoscenico, il Progetto Efesto. Successivamente, Crescendo per Rossini, rivolto agli studenti, una sorta di avviamento all’opera. Ricordo poi il rapporto con l’Accademia di Belle Arti di Urbino, con il Conservatorio Rossini. Infine, la campagna “Rossini non è una pizza”, un gioco di parole per portare i ragazzi sotto i 14 anni agli appuntamenti del Rof pagando 1 euro. Mancava un’iniziativa per i bambini. Eccola…”.

Mariotti ha una convinzione…
“Mia da sempre: i bambini imparano al volo ad amare il teatro. Per farlo, devono vedere il teatro vero, non quello per bambini, che non serve e rovina l’orecchio. Sono gli adulti che fanno domande stupide, non i bambini che capiscono le metafore… I bambini hanno facoltà  paranormali che perdono con lo sviluppo”.

Il sovrintendente ha citato episodi della sua vita, ma anche di figli e nipoti…
“Io ho contratto da bambino la malattia del teatro, affascinato da quel che accadeva dietro le quinte. A 15 anni ho visto Turandot all’Arena di Verona, affascinato dalla luna falsa in palcoscenico, più bella, più vera di quella in cielo. E i miei figli li ho portati a teatro che erano ancora piccoli. E ho portato mio nipote di 5 anni a vedere Sigismondo, un’opera buia; non riuscivamo a portarlo via dal teatro…”.

Il progetto – spiega Mariotti – è affidato a…
“Un quartetto di operatori di livello, che hanno mutuato l’idea da un laboratorio realizzato tempo fa nel Teatro Rossini che aveva suscitato interesse nei bambini trovatisi nella scatola magica, nella lampada di Aladino che consente di vedere magie e luoghi, di accedere al luogo dell’anima che è il teatro. Abbiamo portato questo format all’interno del nostro progetto, dando un altro contenuto, un altro carattere, facendo diventare l’idea iniziale un’iniziativa del Festiva. La presentiamo con molta fiducia, convinti che sarà una grande novità.  Che i bambini si contagino!”.

Un particolare importante…
“Gli ideatori prestano il loro impegno gratuitamente. Il loro grande lavoro è figlio di una straordinaria passione. Noi confidiamo che i bambini che partecipino a questo gioco e tocchino con mano la realtà parallela che loro costruiranno. Coviamo la speranza di riproporlo ogni anno, con margini di crescita…”.

Gli operatori sono, appunto, Lucia Moricoli, Elisabetta Tamburello, Marco Manzo e Marco Roveti, che daranno vita – durante la prova generale de Il viaggio a Reims, a Il viaggetto a Reims”, che inizierà con una caccia al tesoro per scoprire, nella Sala della Repubblica, oggetti del Rof che saranno poi utilizzati per il loro impegno.

Lucia Moricoli ed Elisabetta Tamburello hanno spiegato con grande passione il progetto, che è a numero chiuso e coinvolge anche i genitori che potranno assistere all’opera e soprattutto vedere il frutto del lavoro dei bambini. Che saranno al massimo 25 e pagando 15 euro avranno anche la merenda e la possibilità di assistere al Viaggio. L’età dei bambini è dai 6 ai 10 anni.

Informazioni e prenotazioni, da martedì 23 luglio, ai seguenti numeri: 3292094683 e 3289054800.

Alla presentazione hanno partecipato l’assessore Gambini e, appunto, il maestro Zedda, che ha sottolineato l’importanza del lavoro con i bambini, citando la rivoluzione partita dal Venezuela, grazie “El Sistema” di José Antonio Abreu, che insegnava ai bambini indigenti a fare musica anche senza strumenti. Una fantastica utopia che si è rivelata vincente. Dalla scuola di Abreu sono spuntati grandi musicisti, a partire da quel Diego Mattheuz caro a Claudio Abbado, che ha portato in Europa e in Italia l’idea del grande venezuelano. Riuscirà l’utopia del Rof, del progetto “Il viaggetto a Reims” a riempire il Teatro Sperimentale per i concerti futuri dell’Accademia Rossiniana?

2 Commenti to “Rof, 25 bambini per “Il Viaggetto a Reims”. E Zedda critica la mancanza di attenzione di Pesaro”

  1. STEFANO GIAMPAOLI scrive:

    Cara Redazione di PU24, altroché “Il Viaggetto a Reims” per un massimo di 25 piccoli pesaresi! Per far crescere nei giovani (nei pesaresi) la passione per la grande musica occorre una rivoluzione copernicana. Occorre che Gioacchino Rossini ritorni ad essere un concittadino popolare, non uno snob schivo, sdegnoso e altero che si nasconde dentro i palazzi della cultura. Emblematica, a questo proposito, è l’ubicazione del suo monumento all’interno del Conservatorio di Musica che porta il suo nome. Si apra, esca fuori, per cercare di realizzare un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare. Che i pesaresi possano sentirsi anche rossiniani e non soltanto scavoliniani! Non me ne voglia il sovrintendente Gianfranco Mariotti che stimo da sempre come persona illuminata e che tanto ha fatto per la nostra città. Questa critica non è rivolta a lui ma a tutta la classe politica cittadina. Già il nostro poeta dialettale Odoardo Giansanti (Pasqualon) nel 1889 ebbe a dire: “S’artornass chel por Gioachen / Ch’ l’à lasced tanti quadren /A trovè tutt cle och malè / El giria subte a scassè / El nom sua sopr’el porton / E l’avria già un po’ d’ ragion!”. (Se tornasse quel povero Gioacchino / Che ha lasciato tanti quattrini / A trovare tutte quelle oche li / Andrebbe subito a rimuovere / Il nome suo sopra il portone (di casa sua) / E avrebbe anche un po’ di ragione!). La cultura musicale nel primo ‘900 era molto più elevata; lo stesso Pasqualon, pur cieco dall’età di 28 anni, sapeva suonare un organetto. Oggi la maggioranza dei pesaresi sa palleggiare un pallone da basket; anche il sovrintendente Gianfranco Mariotti è tifoso Vuelle. Facciamo in modo che i bambini pesaresi imparino ad amare anche il teatro. Oltre ad allenare le loro mani nella pallacanestro facciamo in modo di esercitare le loro orecchie. Non tutti sono di estrazione borghese, rendiamo accessibili i luoghi della musica. Portiamo, in modo capillare, diffuso, la musica nelle scuole. Se la politica, finalmente, aprirà gli occhi e le orecchie, la musica per Pesaro potrà assumere un significato primario. Con beneficio culturale, turistico ed economico per l’intera cittadinanza. Così, forse, i successori del Maestro Alberto Zedda non saranno costretti a dover esprimere la loro delusione per l’esiguità di spettatori pesaresi ai concerti.

  2. ES Mibemolle scrive:

    Che bello vedere quanto ha scritto il sig. Giampaoli… Finalmente (!) qualche pesarese fa una qualche “riflessione” sul “fare” per quanto riguarda il patrimonio musicale pesarese, finora ignorato dagli enti pesaresi. Facciamo finta di non capire (Conservatorio di Pesaro?) che l’importante periodico musicale pesarese “Cronaca musicale di Pesaro” pubblicata (fine ‘800-1918) a cura di Laura Surian sul sito ww.ripm.org; e ora consultabile, grazie al RIPM, in molte bilbioteche del mondo (dal Japone alla California, ecc.), MI Bemolle

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