Raffaele: “Portoghesi poco espansivi e Oana è arrivata al limite delle forze”

di 

28 luglio 2013

PESARO – Dall’Italia alla Francia, dalla Francia alla Spagna e dalla Spagna al Portogallo. L’impatto non è positivo. Raffaele Pierotti ci racconta perché.

Raffaele Pierotti a cavallo

Raffaele Pierotti a cavallo

La prima mattinata in Portogallo è carica di nuvole pesanti. Con la stessa aria di pace scoperta la sera prima parto con Oana per il primo bar della bella Valença e il barista mi indica alla TV le immagini terribili del disastro ferroviario di Santiago. Mi vengono le lacrime senza che possa trattenerle in alcun modo e l’uomo distoglie lo sguardo per non mettermi in imbarazzo.

Ora la mattinata è veramente grigia, nel cielo e dentro me. Fuori il segno scompare e un bombero – un vigile del fuoco – mi indica la via. Poi si mette a piovere e mentre copro l’equipaggiamento ho negli occhi le scene del disastro. Velocità? Terrorismo? Non so nulla e nei piccoli paesi la notizia sta arrivando ora. Dopo aver attraversato una montagna che mi ricorda l’Appennino con una marea di ricordi, in un bar vedo la scena del deragliamento e dell’urto.

Filo via pensando con disgusto alla superficialità dei guidatori. Mi concentro sul percorso e riesco finalmente a percorrere 40 chilometri, perché rispetto alla Spagna, finalmente appaiano tante frecce blu e la mia ricerca si annulla quasi del tutto.

L’itinerario e veramente bello, boschi di eucalipti, strade e ponti romani, torrenti limpidi e bacini di acqua fresca, sentieri impegnativi e lunghe strade sommerse in una bella tranquillità, viavai di pellegrini e gente cordiale.

Ponte Lima è una cittadina che sorge sul fiume Lima, é  un vero gioiello: il parco, il lungo ponte e un viale di eccezionale bellezza.  Mi sorprende la gente. Poco espansiva, riluttante nel rispondere ai saluti, arrogante in gruppo e timida da sola. Mah!

26 luglio, secondo giorno in Portogallo, se ha un senso contare. Ho dormito poco e male, ancora febbre ieri sera e la solita gamba destra intorpidita, sicuramente una vertebra che comincia a guastarsi. La tachipirina obbliga la febbre a farsi da parte. E’ stata serena la notte e umida di guazza. Ricordo che mi son svegliato di soprassalto e mi son messo a correre lungo la riva del fiume a piedi scalzi con quel ribollire di energia per cercare Oana. Ritrovata la ragione, sono ritornato indietro per mettere gli scarponi e ho sentito Oana sbruffare nel buio assoluto: ero convinto che si fosse sciolta e andata chissà dove.

Stamattina non ha un bell’aspetto. Sello con gesti maldestri e lenti, mi sento preoccupato, ma la colazione ristabilisce un certo equilibrio. Noto nella gente lo stesso comportamento del giorno prima e mi vien voglia di andarmene. La tappa  è lontana 33 chilometri e anche se Oana va bene siamo lenti. Comincia a dare qualche segno di nervosismo: si ferma e fa scattare indietro il muso, alzandolo. Lo aveva fatto pure in Francia, per qualche giorno, non ricordo dove.

A Barcelos chiedo ospitalità al Dipartimento Agricoltura e Pesca, vista l’abbondanza di campi attorno alla struttura. La risposta è negativa. Un chilometro dopo trovo lo svincolo stradale dove c’è erba  a volontà, tra un bel boschetto di tigli. Però sotto la sella si incominciano a contare le costole. So benissimo che Oana è arrivata al limite. Del resto basta guardare la crescita dell’unghia dello zoccolo per capire che esiste una forma di malessere. Sarebbe bene fermarsi una settimana, ma ho bisogno di sapere quanto tempo ho a disposizione prima che vengano a prenderci.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>