Rof, un’altra serata speciale con il Guillaume Tell: spettatori emozionati

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18 agosto 2013

PESARO – Rivisto – a pagamento, a scanso d’equivoci, avendo pu24.it rinunciato anche al secondo omaggio – il Guillaume Tell nella terza rappresentazione andata in scena sabato sera, la sensazione è decisamente più forte della prima di domenica scorsa. E’ una delle opere più belle mai viste.

 

Facile, dirà qualcuno, trattandosi di un capolavoro, di musica che riscalda il cuore, rapisce l’anima e mette in azione il cervello. Musica sublime, irripetibile.

 

Guillaume Tell

La scena finale di un capolavoro

Vero, verissimo, ma talvolta i capolavori creano problemi a chi li deve confermare dal podio, dalla buca dell’orchestra, dal palcoscenico.

 

Non accade al cast allestito dal Rossini Opera Festival, che anche sabato sera ha riscosso l’apprezzamento del pubblico, composto per la maggior parte da spettatori stranieri. Eravamo circondati da francesi, tedeschi, inglesi, russi, spagnoli e giapponesi, ma in sala abbiamo notato volti di appassionati italiani che ogni estate prendono le ferie per essere a Pesaro, per seguire le opere in cartellone.

 

L’entusiasmo era unanime, a iniziare da quello per il direttore Michele Mariotti. Alla conclusione della ouverture – più la si ascolta più emoziona – la signora francese seduta dietro di me ha esclamato: “Mariottì, très bien…”. Alla fine dell’opera, quando il direttore pesarese è salito in palcoscenico, l’uomo che stava con la nostra vicina ha – letteralmente – urlato: “Fantastico!”. Lo ha detto in italiano. Uscendo, abbiamo registrato commenti di altri spettatori, tutti di poche parole. Anzi, ha detto una signora spagnola: “Sin palabras”, senza parole.

 

Sì, da restare senza fiato davvero, dopo quattro ore e mezzo di musica, di voci meravigliose. Peccato per il fastidio provato durante il primo atto, quando al termine delle danze il movimento dei tanti presenti sul palcoscenico ha provocato uno scalpiccio che sembrava figlio di uno strumento in più, sicuramente non voluto da Rossini.

 

I piedi li hanno battuti gli spettatori, salutando con vere proprie ovazioni il duo Mathilde (Marina Rebeka) e Arnold (Juan, Diego Florez) e il trio con lo stesso Arnold, Guillaume Tell (Nicola Alaimo) e Walter Furst (Simon Orfila). Il diapason del tifo è andato a Rebeka e Florez, ma è piaciuta molto anche Amanda Forsythe (Jemmy). Ingiusto, però, fare una classifica, una scala (quella che conclude l’opera, una vera invenzione teatrale che affascina gli spettatori che non ne sono a conoscenza) tra cantanti che hanno dato un grandissimo contributo anche con parti piccole. Fra tutti, Celso Albelo, l’unico che non ha atteso la fine dell’opera per riscuotere l’applauso dell’Adriatic Arena. Impegnato nell’attesissimo concerto del pomeriggio di domenica, ha salutato anzitempo la compagnia.

 

A tutti gli altri – in primissima fila Gioachino Rossini – il ringraziamento del pubblico dopo una serata indimenticabile. Come non dare ragione a quanto scritto nella maglietta di uno spettatore: “La vita senza musica sarebbe un errore”, firmato Friedrich Nietzsche.

 

Peccato che sia rimasta solo una rappresentazione del Guillaume Tell, martedì 20.

 

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