Rof: non solo miliardari russi, anche la straordinaria passione di Francesco, operaio lecchese

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25 agosto 2013

PESARO – Non solo miliardari russi! Il Rossini Opera Festival propone altre storie che – se non infastidisce la responsabile dell’Ufficio Stampa, Simona Barabesi – emergono grazie a pu24.it, che non è un sito internet nato per ricevere biglietti gratis, ma un quotidiano on line regolarmente registrato in tribunale, che ogni giorno ha in media 7000 lettori veri (certificati da AdRotate) e, immodestamente, l’unico organo d’informazione che ha seguito tutti gli eventi del Festival, salvo quello del chitarrista pesarese Eugenio Della Chiara (per impegni personali) e L’occasione fa il ladro (per il mancato accredito motivato da ingiustificabili problemi di spazi).

 

Francesco e Maria Esposito al Teatro Rossini

Francesco e Maria Esposito al Teatro Rossini

Di Tanti Affetti è l’insieme di Amici e Sostenitori del Rossini Opera Festival che contribuiscono economicamente. Uno degli ultimi, generosi iscritti è l’oligarca Mikhail Fridman. Fra gli Amici, però, c’è anche il lecchese Francesco Esposito.

 

“Il contributo è quanto mi sembrava bello dare in base alle mie possibilità. Io sono un operaio, non ho grandissimi mezzi, ma una sincera passione: il Rof. Per chi, come me, ama Rossini, il Festival è un mito. Un’istituzione che può piacere o meno, ma se si ama Rossini il Rof è una conseguenza di questo amore. Da più di trent’anni riscopre produzioni dimenticate. Per tanto tempo, Rossini era il musicista comico, quello del barbiere e della Cenerentola, ma era ignorata la sua produzione seria, quella che l’ha fatto conoscere a livello europeo, che l’ha portato a Parigi, che ha suscitato l’ammirazione di Schubert, di tanti altri musicisti, che ha aperto le strade a Donizetti, al giovane Verdi… Produzioni messe da parte con le scuse più disparate, a iniziare dall’assurdità che erano ineseguibili. In realtà, era la moda che ignorava gran parte di Rossini…”.

 

Il Rossini serio scoperto grazie all’Otello con Carreras

 

Lei come ha scoperto il Rossini serio?

 

“Vivendo a Lecco, mi sono avvicinato alla musica ascoltando le incisioni. Anche per me Rossini era quello del “barbiere”. Poi ho comprato la vecchia incisione della Phillips dell’Otello con Carreras, trovando, tra le meraviglie di quest’opera, uno straordinario finale, moderno, drammatico, anti-musicale, se vogliamo, che mi ha fatto dire: esiste un altro Rossini, che non è quello che solitamente si divulga. Da lì, purtroppo sempre con le incisioni, raramente a teatro, ho scoperto il Rossini serio e mi sono appassionato; al musicista, poi all’uomo. L’anno scorso sono venuto al Rof per la prima volta e ho acquistato l’epistolario, che mi ha mostrato le tante facce di Rossini dietro il sorriso enigmatico”.

 

Torniamo indietro: in un mondo – quello dei melomani – sempre più anziano, non è facile trovare giovani così appassionati. Come nasce questa sua passione?

 

“Sono un dilettante, ho studiato pianoforte, ma nella vita di tutti i giorni faccio, appunto, l’operaio. La passione per Rossini è nata soprattutto nello scoprire la produzione seria. Dicevo a mia moglie che trent’anni fa una persona che amava Rossini difficilmente poteva pensare di assistere, nella propria vita, a un Guillaume Tell in edizione integrale, in francese, eseguito magnificamente con cantanti prestigiosi, stilisticamente adeguati. Se questo è accaduto è per merito del Rof, del sovrintendente Mariotti e del maestro Zedda, che hanno dedicato la propria vita a recuperare l’altro Rossini”.

 

Il Rof vissuto per anni ascoltando la radio

 

Prima di venire a Pesaro, Francesco Esposito seguiva il Festival grazie alle dirette di Radio Tre.

 

“D’estate mi mettevo davanti alla radio e ascoltavo le esecuzioni, per me molto importanti e rivelatrici, soprattutto del Rossini serio. Poi compravo le incisioni. Ricordo quando uscì il cd del Maometto II, quello bellissimo con Pertusi… Stasera (venerdì 23; ndr) ci accingiamo da ascoltare La donna del lago, un’opera che non concede fiato neppure al pubblico, che non può applaudire per almeno venti minuti, perché Rossini ha costruito un’architettura molto lunga nel primo atto, dopo l’introduzione. Ciò conferma che fu musicista che sperimentò, all’interno delle formule del melodramma, novità che hanno cambiato la storia della musica”.

 

“Pesaro fortunata ad avere Rossini, lui che ci sia il Rof”

 

Come ha trovato il Rof, che nei racconti dei protagonisti è davvero unico?

 

“Ho sperimentato dal vivo quello che ammiravo alla radio o nelle incisioni: c’è un grandissimo livello artistico, un grande amore e rispetto per il musicista, che in altri contesti non accade. Pesaro è stata fortunata ad avere Rossini, ma Rossini è fortunato che a Pesaro ci sia il Rof, che ne valorizza le produzioni. Ripeto: io sono un semplice appassionato, anche se la mia passione è molto profonda, e al Rof ha trovato attenzione, simpatia e disponibilità. Non solo verso gli addetti ai lavori, ma anche per persone come me. Vorrei ringraziare la signora Donovan (responsabile delle Pubbliche Relazioni; ndr) che mi ha riservato un’ottima accoglienza, facendomi sentire parte del Festival”

 

E la città come l’avete vissuta? La risposta è di Maria, moglie di Francesco.

 

“Benissimo! Siamo venuti anche per il mare, perché è una città abbordabile economicamente con tante cose carine da vedere e da fare. Pesaro accoglie bene e i negozianti sono gentili e sempre disponibili a dare informazioni utili”.

 

“Nel mio armadietto un poster del Rof”

 

Francesco Esposito è operaio a Mandello del Lario.

 

“Lavoro nell’azienda Antonio Carcano che produce alluminio per l’industria farmaceutica e alimentare…”.

 

Durante il lavoro, le capita di cantare?

 

“Devo dire di sì. I colleghi sono abituati ai miei exploit e nell’armadietto c’è un poster del Rof, con Rossini”.

 

“Anche a casa!” interviene Maria.

 

C’è un’opera preferita, un brano che ama cantare più di altri?

 

“Non c’è un pezzo particolare, ma le arie per il basso sono quelle che mi entusiasmano di più o magari quella di Alidoro dalla Cenerentola, ma non mi chieda di cantarla adesso”.

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2 Commenti to “Rof: non solo miliardari russi, anche la straordinaria passione di Francesco, operaio lecchese”

  1. Jessica scrive:

    Che bello vedere la passione e l’amore di questo ragazzo per Rossini e per la musica..
    Menomale che in Italia abbiamo ancora ragazzi con questa passione!

  2. enrico scrive:

    la tua passione é contagiosa, caro Franz, tant´é che sei riuscito a trascinare un amico wagneriano ai lidi belcantisti!
    Viva Rossini, viva il Rof, viva Franz… il meccanico che canta anche col sorriso!

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