27 agosto 2013: 69° anniversario della liberazione di Fano dal Nazifascismo

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26 agosto 2013

Francesco Torriani*

 

FANO – Domani la nostra città festeggia il 69° Anniversario della liberazione dal Nazifascismo. Ricordare questo appuntamento è molto importante per la nostra città e per attualizzare il suo messaggio, per la particolarità della situazione storica che stiamo vivendo nel nostro Paese, crediamo che vadano sottolineati almeno due aspetti che tale anniversario ci suggerisce: il “Valore del Pluralismo” e il “Valore della Speranza” che la Resistenza ci ha insegnato e continua ancora ad insegnarci.

Per far questo vogliamo ricorrere alle significative parole scritte da Valerio Volpini, scrittore e giornalista fanese, che partecipò personalmente alla Resistenza, che abbiamo avuto modo di rileggere sul sito www.fanocitta.it. in occasione del recente Festival digitale “Valerio Volpini e la Resistenza”.

Il Valore del Pluralismo

“Che nei confronti della Resistenza – nelle diverse forme in cui si è manifestata – ci sia una coscienza diversa non è atteggiamento che contraddica il suo valore o meglio i suoi valori; la diversità degli atteggiamenti e della condizione per cui è stata vissuta sono anzi la riprova di una globalità al di sopra dei particolarismi, di un pluralismo che ha convergenze essenziali. E’ per questo che i valori, di cui la Resistenza è stata il catalizzatore, sono significanti per la storia della nostra giovane repubblica e per l’essenza stessa della nostra democrazia. Il non accettare o distorcere questi dati apre, infatti, a ogni possibile manipolazione (…). Così il nostro modo di vivere e di riconoscere tali significati anche oggi deve sottrarsi alle forme di un’apologia formale per esprimersi in un’apologia reale”

 

Il Valore della Speranza

“La speranza del rinascere della primavera contro il fischio del gelido vento di morte nella bufera del massacro degli inermi, cos’altro ha voluto essere se non restituire all’uomo europeo la sua dimensione oltre gli schemi imposti dai piani mostruosi della massificazione? Cos’è stato se non l’intuizione, vissuta al prezzo che non conoscevamo, di sperare che l’amore (come scrisse un giovane marxista alla soglia della forca) potesse governare il mondo? Se diciamo amore non è per usare integralisticamente un’accezione cristiana ma per segnare quanto nell’esistenza privata e comune può combaciare con questa. Su questi motivi, nella scadenza che ci offre il nostro tempo così saturo di ragioni negative analoghe a quelle di trenta-quarant’anni fa, bisogna fermare la nostra meditazione”

 

 

* Circolo Culturale “Jacques Maritain” di Fano

 

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