La “porta stretta” rappresenta il rovesciamento della visione verticistica della Chiesa

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26 agosto 2013

PESARO – “Non dobbiamo avere paura di varcare la porta di Gesù, uscendo dai nostri egoismi, aprendoci agli altri. Gesù è il passaggio per la salvezza”. Con queste parole Papa Francesco nell’Angelus di domenica 25 agosto ha reso più accessibile la “porta stretta” narrata nel capitolo 13 del Vangelo di Luca. Infatti ha una volta di più ribaltato la visione verticistica che spesso domina l’immaginario comune, dove la porta stretta è qualcosa di rigido e selettivo, aperto solo a chi ha fatto grandi scelte di vita, come per esempio la consacrazione o la missione. Francesco ha fatto capire che la porta stretta è più facilmente accessibile alla moltitudine dei fedeli piuttosto che ai grandi che già trovano soddisfazione e compiacenza in questa vita terrena.

La porta stretta

La porta stretta

Ma attenzione: la nuova traduzione biblica del 2009 ci aiuta a comprendere meglio questo passo, perché trasforma il versetto “gli ultimi saranno i primi” in un più profondo “ce ne sono degli ultimi che saranno primi, e dei primi che saranno ultimi”, riducendo l’assolutizzazione che traspariva dalla precedente traduzione. E’ un versetto che sintetizza, come tanti altri, il magistero di Papa Francesco: vivendo in umiltà e con lo sguardo rivolto innanzitutto ai fratelli più deboli, lasciando per ultimo se stessi (ma non la preghiera del proprio cuore) si può guadagnare posto nell’immensa misericordia di Dio, a prescindere dal ruolo, dalla vocazione, dalle cose mirabili oppure ordinarie che abbiamo compiuto in vita. Questi significati che Francesco non si stanca di inviare ogni volta che parla ai fedeli hanno un valore ecclesiologico, in quanto ribaltano una volta per tutte la visione verticistica della Chiesa già demolita dal Concilio Vaticano II ma ancora ben ancorata nei sacri palazzi. Concludo con una riflessione: recentemente il Papa ha subito alcuni flebili attacchi da parte di illustri esponenti del collegio cardinalizio, in primis Timothy Dolan, cardinale di New York, il quale lo ha incalzato dicendo di aspettarsi prese di posizione più chiare sulle questioni etiche. Francesco ha risposto silenziosamente continuando a parlare in prima persona del Vangelo, spezzandolo come pane eucaristico per la mensa dei fedeli di tutto il globo, e proseguendo l’opera di costituzione di commissioni preposte alla riorganizzazione delle istituzioni vaticane e allo studio delle nuove linee pastorali, in particolare in materia di famiglia. Come spesso accade, con il silenzio delle parole e il rumore dei fatti (e non il contrario) si ottengono più risultati.

 

Pierpaolo Bellucci – dittapibe@gmail.com – www.facebook.com/parlasignorepesaro

 

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