Serie D… come derby! Inizia un campionato ricco di campanile

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27 agosto 2013

Sandro Candelora

FANO – Mettiamola così. Ci sarebbero mille e una ragioni per smoccolare da mane a sera nei confronti di ciò che è stato. Dapprima una stagione condotta all’insegna di un insuperabile autolesionismo e culminata con una desolante retrocessione che ancora brucia (e lo farà a lungo per gli sconquassi che ha prodotto). E ciò proprio alla vigilia dell’attesa riforma che trasformerà la Terza Serie in una prestigiosa anticamera della cadetteria, riportandola nella sostanza (e finalmente) ai fasti dei tempi andati. Quindi un’estate attraversata da sussurri e grida di varia origine e fondatezza, sfociata da ultimo in una sofferta ripartenza verso nuova gloria, lungo rotte peraltro ancora nebulose e tutte da decifrare. In questo mare di amarissimo fiele, l’unica (parziale, beninteso) consolazione è rappresentata dal fatto che si tornerà a respirare l’elettrizzante aria del derby. A pieni polmoni. Forse come non mai, se non in epoche lontane. E quando dici derby devi dire in primo luogo Alma-Vis, la partita per definizione, il match cui nessuno, al di qua e al di là del Fosso, vuole o può rinunciare, come si è notato in occasione del saporitissimo e trionfale antipasto servito in Coppa Italia.

Perché è molto più di un incontro di calcio, tutt’altro che una semplice partita di pallone. E’ la guerra dei mondi, battaglia ciclopica fra due modi antitetici di essere, di pensare, di vivere. Le grandi nemiche non si affrontano in campionato dal torneo di C2 del 1998-’99, quasi una generazione fa. Al ‘Mancini’ finì 2 a 1 per i granata (in rete andarono Max Vieri e Di Chio) mentre al ‘Benelli’ i cugini si presero la rivincita prevalendo per 1 a 0. Troppa acqua è passata sotto i ponti per non attendere con vivissima ansia quelli che, fra andata e ritorno, saranno momenti epocali su entrambe le sponde, date già marchiate a fuoco sul calendario della passione. Ma l’offerta non finisce certo qui in un succulento menù che prevede mezzo girone popolato da squadre marchigiane. Si va dal nuovo incrocio, al solito acre, con la strafavorita, ipertrofica Ancona (imperniata su vecchie conoscenze, da Cornacchini in panca ai califfi Cacioli, Cazzola e D’Alessandro) alla riproposizione delle sfide con Jesina, Civitanovese, Fermana e Maceratese, tutte rivali di rango e protagoniste di agguerriti precedenti. La ripescata Recanatese e il rampante Matelica completano uno scenario che promette scintille, corredato da abruzzesi e molisane che hanno meno appeal ma di sicuro non saranno comprimarie. Il cassiere, bontà sua, si frega già le mani pregustando congrui incassi, dal momento che è facile preventivare sugli spalti una presenza di pubblico ben più numerosa rispetto alle ultime, esangui annate. Mettetevi comodi (allo stadio, non in poltrona, please), si parte. E chi non salta…

 

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