69.a Liberazione di Pesaro, discorso del sindaco Ceriscioli. Premio alla memoria di Arnaldo Ninchi

di 

1 settembre 2013

Luca Ceriscioli*

 

 

Buon giorno a tutti e grazie per essere intervenuti.

Un saluto al Signor Prefetto e a tutte le Autorità , ai rappresentanti delle Assemblee elettive ed a tutti i cittadini.

 

Dobbiamo riandare con la mente a quei primi giorni di settembre del 1944 non per una rituale rievocazione, ma per capire che cosa hanno dato alla nostra città quegli eventi in termini di cesura fra un passato triste e terribile e l’avvio di una nuova storia per la nostra città.

 

Innanzitutto dobbiamo mettere a fuoco non solo quei tre/quattro giorni di combattimento in cui i partigiani della Brigata Maiella, i soldati polacchi e quelli inglesi(ai quali va la nostra perenne gratitudine) cacciarono da Pesaro gli occupanti nazisti e i residui delle milizie della Repubblica Sociale;

ma dobbiamo rievocare quanto è costato alla nostra comunità porre fine alla guerra e alla occupazione, in termini di bombardamenti, distruzioni e morti, negli ultimi dieci mesi antecedenti la liberazione.

Anteo Ruggeri ucciso dai tedeschi nei primi giorni di novembre ’43 per il suo attivo antifascismo; i 14 martiri di Piazzale Innocenti(di cui 12 ragazzi) uccisi il 17 novembre ’43 in seguito al bombardamento navale tedesco nel corso di una esercitazione; e poi i bombardamenti alleati: 28 dicembre ’43 diciassette vittime a Soria; 3-4 gennaio ’44 cinque vittime al Porto e Pantano; 24 marzo 7 vittime nella zona sud/est della città; 24-25 aprile 25 morti nella zona Carducci-Pantano.

Poi, in seguito all’ordine di sfollamento della città, le vittime si arrestarono, ma non i bombardamenti e quindi le distruzioni.

Le distruzioni maggiori sono quelle dovute alla selvaggia azione degli occupanti tedeschi che fecero terra bruciata per impedire l’avanzata degli alleati. Così minarono e fecero saltare l’apparato produttivo industriale e artigianale, i ponti, impianti tecnologici, centinaia di palazzi lungo le vie del centro e agli angoli delle vie per ostruire il passaggio dei mezzi alleati, e minano anche i campi e strade di campagna dove potrebbero attraversare i mezzi alleati.

Il primo rapporto dell’esercito liberatore parla di 85% di edifici distrutti o danneggiati!

E per tutto questo questo fardello di distruzioni e di morti che il Presidente della Repubblica ha conferito alla nostra città la Medaglia d’Argento al Valor Civile che risplende sul nostro Gonfalone.

Purtroppo la fine di tutto questo non pose fine ai lutti ed alle ferite gravi perchè per liberare il territorio dalle numerosissime mine disseminate dai tedeschi, ci furono altre giovani vite perdute e mumerosi feriti che restarono permanentemente invalidi, come il qui presente Cav. Cesare Venturi.

Quel sabato 2 settembre del ’44 per Pesaro fu quindi:

= fine della guerra e delle distruzioni, fine della dittatura fascista e

dell’occupazione nazista

= ritorno alle libertà civili e politiche

= ritorno alla libertà di costruire il proprio futuro, con sacrifici, ma

con slancio e fiducia nella rinascita

= inizio della nuova storia della città

 

C’è un nesso inscindibile fra liberazione e costruzione della nuova Pesaro

 

Le macerie della guerra hanno rappresentato per certi versi le fondamenta della nuova città intesa come struttura materiale , ma anche come anima della città, come spirito libero che alimentò l’iniziativa economica e sociale;

 

la fine della dittatura e la lotta di Liberazione sono state presupposto della costruzione di nuove istituzioni funzionali ai bisogni della comunità e non all’esercizio di un potere oppressivo che vuole di fronte a se non cittadini, ma uomini e donne chiamati solo ad ubbidire.

 

In questo anno 69° dalla Liberazione abbiamo avuto modo di riflettere sul nesso fra liberazione e costruzione della città nuova in occasione della scomparsa, nel giro di poche settimane, di due figure emblematiche di questa connessione: Claudio Cecchi e Giorgio De Sabbata.

Due protagonisti assoluti della Resistenza e della lotta di liberazione; due persone che misero in gioco le loro giovani vite per liberare i nostri territori dall’occupazione nazifascista;

due persone che, deposte le armi, si immersero nella società civile e nelle loro professioni ( avvocati, insegnanti ) cercando di far vivere quegli ideali e quelle passioni che avevano animato la loro lotta di liberazione.

Due persone che con lo stesso spirito si impegnarono da subito nelle nuove istituzioni del governo democratico della città dando un contributo importante alla costruzione della Pesaro moderna; e per quanto riguarda De Sabbata anche nelle istituzioni regionali, nazionali ed europee.

 

Queste personalità, e tante altre, donne e uomini con analoghi percorsi che si sono conclusi nei passati decenni, mentre lavoravano alla costruzione di questa città fatta di cittadini liberi, di progresso economico, di condizioni di vita sempre più qualificate, di servizi e infrastrutture sempre più efficienti, non pensavano di “lavorare per completare un’opera”, ma avevano chiaro che si trattava di un lavoro in divenire, sempre aperto a nuovi sviluppi e passi avanti. Sapevano che altri dopo di loro sarebbero arrivati a sviluppare il disegno.

Perciò si preoccupavano di lasciare evidenziati i parametri di riferimento di quella società nuova per la quale avevano combattuto.

 

Anche per noi allora quelle non possono essere considerate pagine di un libro già letto e chiuso in archivio;

anche noi dobbiamo sentirci costruttori di un disegno sempre aperto e in divenire per mettere a frutto quei principi e quelle impostazioni germinate nella liberazione, incarnandole alla luce delle nuove conquiste e delle nuove esigenze.

 

Allora bisogna fare attenzione a non disperdere o perdere per strada i talenti di quella generazione di liberatori della vecchia città e costruttori della città nuova: lo spirito di iniziativa e il senso della solidarietà che in quei giorni voleva dire condividere un pezzo di pane con chi non ne aveva; condividere un tetto e un nudo pavimento con un pagliericcio su cui dormire, con chi aveva perso la casa; ma anche affrontare la soluzione dei problemi unendosi agli altri, organizzandosi in sindacati, associazioni, partiti, movimenti d’azione, per crescere insieme e costruire insieme qualcosa di inedito.

 

Oggi quei valori non hanno quei contenuti elementari; oggi si definiscono con parole nuove: condivisione di un futuro comune, servizi per chi è in difficoltà personali e sociali, accoglienza e integrazione dei “moderni sfollati” del mondo; rispetto per le differenze e promozione di opportunità uguali per tutti; diffusione della cultura e del sapere; creazione di condizioni ambientali positive per la libera iniziativa di lavoro e d’impresa.

 

Serve unità d’intenti pur nella diversità delle valutazioni sui mezzi.

 

Ecco i motivi che devono farci dire anche oggi:

 

VIVA LA LIBERAZIONE DI PESARO!

 

ONORE AI LIBERATORI E AI COSTRUTTORI DELLA PESARO MODERNA!

*Sindaco di Pesaro

 

 

Fare città: Pesaro Premia Pesaro alla memoria di Arnaldo Ninchi con la seguente motivazione:

 

Nato a Pesaro nel 1935, Arnaldo Ninchi è deceduto a Roma il 6 maggio 2013 e le sue spoglie sono tumulate nel cimitero di Pesaro, la “sua” città. Per quei primi giorni di maggio era qui programmato un evento nel corso del quale si sarebbe consegnato a lui il Premio “Fare città: Pesaro premia Pesaro”. Purtroppo il fato ci ha preceduti ed ora il premio è attribuito alla sua memoria.

Egli si è distinto nel campo del Teatro, del Cinema, della Televisione e nel campo della Pallacanestro: arti che hanno radici profonde ed espressioni tradizionali di pregio nella nostra città. A Pesaro ha iniziato a fare teatro, qui è stato giocatore di pallacanestro nella Victoria Libertas raggiungendo anche la nazionale. Qui tornava spesso per recitare al Teatro Rossini, per la mostra del Cinema, per assistere alle partite di pallacanestro, o semplicemente per stare con gli amici o per godersi la sua città in solitudine.

Nato in una famiglia pesarese di grandi attori di Teatro è diventato una stella pesarese che brilla nel firmamento delle arti più nobili e antiche dell’umanità: il Teatro, il mestiere di attore che da voce e corpo alle passioni, ai sogni, ai drammi e alle gioie degli uomini; il Cinema fatto con numerosi registi di fama, spesso cinema impegnato; la Televisione con numerose serie televisive e fiction, sempre con un timbro di impegno e alta qualità. Proprio un anno fa, il 30 agosto del 2012, offriva alla sua città un Recital in cui la sua voce ripercorreva la storia della letteratura in uno speciale omaggio alla cultura italiana, nella cornice del Giardino delle Arti.

Arnaldo Ninchi ha frequentato l’empireo dell’arte teatrale, cinematografica e televisiva portando sempre Pesaro nel cuore dando lustro alla nostra città. La sua memoria sarà onorata per sempre.

 

1 settembre 2013

 

Il Presidente del Consiglio Comunale Il Sindaco

Ilaro Barbanti Luca Ceriscioli

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