Con Francesco la Parola diventa richiesta di pace

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2 settembre 2013

Papa Francesco si è trovato a passare dalla Parola spezzata alla parole annunciate con forza a causa del conflitto che sta coinvolgendo la Siria e di conseguenza il mondo intero. Nell’Angelus di domenica 1° settembre ha lasciato da parte il tradizionale commento al Vangelo per parlare unicamente della necessità di mantenere la pace sia a livello mondiale (quindi un messaggio diplomatico inviato ai capi di Stato) sia per spiegare ai fedeli l’importanza di costruire ponti di pace in ogni angolo della propria vita, della propria ferialità, dei propri rapporti personali. Pace al mondo intero, perché senza questo substrato di bene non si può seminare la Parola di Dio.

Pace

Pace

Passa quindi in secondo piano anche la nomina del nuovo segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin, uomo che conosce gli anfratti della povertà e della sofferenza per aver svolto il delicato ruolo di nunzio apostolico (quindi: ambasciatore) in Nigeria, Messico e Venezuela, e che riporterà l’attenzione alle pagine del Vangelo anche negli uffici della diplomazia vaticana. Nel frattempo, cresce l’attesa per la riunione – in programma dal 1° al 3 ottobre – della Commissione degli otto cardinali, al lavoro da maggio per riorganizzare la struttura vaticana e delineare il lavoro pastorale, con un occhio particolare ai temi legati alla famiglia. Ma sarà argomento delle prossime puntate.

 

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