Allarme CNA, la cancellazione dell’Imu rischia di ripercuotersi sulle imprese

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3 settembre 2013

PESARO – Una vera e propria stangata sugli immobili destinati alle attività produttive. E’ il fondato timore che la CNA di Pesaro e Urbino esprime di fronte al provvedimento che ha cancellato l’Imu sulla prima casa, i cui mancati introiti, rischiano di riversarsi sulle imprese.

 

“Non vorremmo – commenta il segretario provinciale, della CNA, Moreno Bordoni – che, per compensare i buchi nei bilanci comunali provocati dalla cancellazione dell’Imu sulla prima casa, si profilasse una vera e propria stangata sugli immobili destinati ad attività produttive”.

 

Il timore dell’associazione è che “il vistoso deficit che si è generato (oltre 4 miliardi della quota destinata agli enti locali) finisca per essere ripianato da un maxi rincaro delle aliquote applicate agli immobili utilizzati dalle imprese per svolgere il proprio lavoro”.

 

“Al di là delle valutazioni sulla giustezza o meno della decisione del governo di cancellare l’imposta relativa alla prima casa, il fondato timore è che il vistoso deficit che si è generato (oltre 4 miliardi della quota destinata agli enti locali), finisca per essere “ripianato” da un maxi rincaro delle aliquote applicate agli immobili utilizzati dalle imprese per svolgere il proprio lavoro”

 

Il timore della Cna pesarese, in sostanza, è che “dopo la girandola di esclusioni ed esenzioni, estese anche agli immobili agricoli, il capro espiatorio del mancato gettito derivato dell’Imu divengano ora le attività produttive”.

 

Insomma, oltre al danno, si rischierebbe ora la beffa: “Sono tanti i Comuni che già ora stanno mettendo le mani avanti denunciando i problemi che si sono creati nei loro conti. Nel 2012 le imprese hanno pagato aliquote salatissime su laboratori, negozi e fabbricati industriali, quantificabili in aumenti di oltre il 100% rispetto al vecchio gettito Ici. I Comuni della provincia in qualche caso hanno applicato solo sconti minimi sulle aliquote più alte”.

 

“Non vorremmo per questo – conclude Bordoni – che venissero dunque applicate d’ufficio le aliquote più alte previste dalla legge, provocando così una ulteriore insanabile ferita nei conti di piccole aziende già ridotte allo stremo dalla crisi”.

 

 

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