Caso Ossezia del Sud, il ministro separatista Sanakoev a Pesaro: storica visita, per molti ma non per tutti

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5 settembre 2013

PESARO – Che colore ha l’indipendenza? Quello dell’Ossezia del Sud è bianco, rosso e giallo, una bandiera che rappresenta purezza, coraggio e ricchezza. E che sventola dal 1991, data di autoproclamazione d’indipendenza, piantata in un cuscinetto di appena 3900 km quadrati di montagna, parte dell’antica Alania, compresa tra Russia e Georgia.

Che colore ha l’indipendenza? I caldi colori di Casetta Vaccaj, nel cuore di Pesaro, dove  il ministro degli esteri osseto, David Sanakoev, per la prima volta in Europa, per la prima volta in Italia, è stato accolto dagli esponenti comunali pesaresi Dante Roscini (Lega Nord) e Piergiorgio Cascino (Udc) che, in mattinata, erano stati invitati a non svolgere l’incontro previsto nella Sala Rossa del Comune di Pesaro (poi ci sarebbe stata una retromarcia, ma quando i calici erano già pronti al brindisi a Casetta Vaccaj). Perché? Facciamo un passo indietro.

 

La cartina dell'Ossezia del Sud

La cartina dell’Ossezia del Sud

L’Ossezia del Sud è collegata da una galleria, un cordone ombelicale che passa attraverso il Caucaso, all’Ossezia del Nord che però è Repubblica autonoma della Federazione Russa. Contesa (eufemismo) dalla stessa Georgia, riconosciuta dalla Russia, mai accettata dall’Onu, Unione Europea e Nato. Storia di anni, di millenni, che oggi si intrecciano con Pesaro. Perché il faticoso cammino verso questo riconoscimento segue percorsi non prevedibili, è fatto di persone, opportunità, strade chiuse e itinerari alternative. Una mozione approvata un mese fa, ad unanimità, in Consiglio comunale di Pesaro e riguardante lo stringere patti d’amicizia con tre città, una dell’Abkhazia, una della Georgia e una dell’Ossezia del Sud, indirizzerebbe il Comune a essere più ospitale in questo genere di visite. Invece? “Qualche funzionario del Comune – è la versione emersa durante l’incontro alla presenza del ministro osseto – avrebbe cassato nella mozione, per eccesso di zelo, dove si chiedeva un protocollo di amicizia fra queste città, il termine città parlando genericamente di regione. Avrebbe chiesto al Ministero degli esteri un parere su questa cosa: di fatto sarebbe uscito un documento diverso da quanto approvato in Consiglio”.

“A noi non interessa destra, sinistra o centro – ha spiegato il ministro Sanakoev -. A noi interessa chi si batte insieme a noi per riconoscere la nostra indipendenza”. La mozione pesarese, da questo punto di vista, ne è l’emblema visto che è stata firmata da rappresentanti di partiti estremamente diversi come Cascino, Rossini, Mosconi, Ballerini e Trebbi. E il fatto che, dopo un incontro con la Lega Nord pesarese, il ministro osseto venerdì mattina sarà ricevuto a Roma dal capogruppo parlamentare di uno schieramento opposto, conferma la trasversalità di questa azione.

Che colore ha l’indipendenza? Tanti e diversi, che si mischiano, come a Pesaro. L’Ossezia del Sud conta oggi appena 55 mila abitanti, poco più della metà di Pesaro: molti, troppi, sono scappati quando la Georgia, ancor prima dell’invasione del 2008, quella che portò all’uccisione di tanti militari russi (ancora oggi presenti in massa a presidio del confine) aveva iniziato a dettar legge sugli osseti. Cose del tipo: una donna osseta, per legge, non può avere più di due figli. E via a scendere in una spirale già vista in Europa, quando la geografia dissemina di buche e trappole ogni discorso sull’etnia. “I problemi risalgono al 1989  – ha spiegato il ministro -. Nel 1992 siamo stati riconosciuti dalla Federazione Russa, che aveva mandato delle forze di pace. Poi, nel 2008, ci fu la tentata invasione georgiana”.

Da destra David Sanakoev  (dopo l'interprete), Mauro Murgia e Piergiorgio Cascino

Da destra David Sanakoev (dopo l’interprete), Mauro Murgia rappresentante di Ossezia del Sud e Abkhazia in Italia e il consigliere comunale Udc Piergiorgio Cascino

E oggi? La vita è relativamente tranquilla. Ma si gioca, come equilibristi, su un filo ancora troppo teso. A inizio giugno truppe russe hanno disposto protezioni di filo spinato al confine tra la Georgia e la regione separatista. Dal 2008 l’esercito russo pattuglia il confine tra Ossezia del sud e Georgia dal lato ossetino della frontiera. Il governo georgiano ha protestato contro l’operazione e  ha accusato la Russia di aver collocato il filo spinato alcune centinaia di metri oltre la linea di demarcazione, in territorio georgiano.

Tutto, come altro, in realtà risale al crollo dell’Urss, con l’indipendenza della Georgia e con confini internazionali che includevano il territorio dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia (altra regione separatista della Georgia): Ossezia del sud e Abkhazia non hanno mai accettato la sovranità georgiana e, dopo conflitti armati con la Georgia tra il 1991 e il 1994, divennero di fatto indipendenti pur senza essere riconosciute.

“La Lega Nord – ha spiegato Dante Roscini –  per antomasia è federalista e indipendentista, e si batte ovunque ci siano popoli che rivendicano la propria indipendenza. Dove sono gli sbandieratori della pace? E’ qui che si dovrebbero far sentire. Io ho firmato questa mozione e sono presente”.

Cascino (Udc), rincara la dose: “Quella mozione è stata approvata ad unanimità in Consiglio comunale e riguarda lo strigere patti di amicizia con queste città. E obbliga il Comune a farlo ma il Comune stesso non ha dato ancora seguito ai buoni proposti…”.

 

L’Ossezia del Sud è piccola ma strategica. “Ci sono paesi nel mondo ancora più piccoli – ha sottolineato il ministro – Noi siamo  costretti a diventare indipendenti: eravamo sull’orlo dell’eliminazione totale, come popolo, da quando è arrivato il nuovo Governo di Georgia che voleva tutto solo per i georgiani. Questione di etnia. Ma la nostra capitale ha 1750 anni. Dovevamo sparire come popolo? C’è stato referendum, tutto è stato fatto regolarmente. Russia, Venezuela, Nicaragua, Nauru e Tuvalù hanno riconosciuto l’indipendenza. Noi chiediamo l’indipendenza, poi eventualmente di entrare a far parte della federazione russa”.

Il cammino è lungo ma l’opera di sensibilizzazione passa anche per città come Pesaro. Un’occasione persa? Forse. Un argomento troppo scomodo, distante e sconosciuto ai più? Altrettanto.

 

 

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8 Commenti to “Caso Ossezia del Sud, il ministro separatista Sanakoev a Pesaro: storica visita, per molti ma non per tutti”

  1. giorgio scrive:

    assolutamente deve essere concessa l’indipendenza ed il riconoscimento ONU , la citta di pesaro ha fatto è può fare tanto per Ossezia e per i popoli che lottano per l’indipendenza e per l’autodeterminazione
    forza paris

  2. massimo scrive:

    Chi ha scritto questo articolo è in palese malafede oppure non si è documentato per nulla sui fatti reali che hanno interessato l’Ossezia del sud. L’Ossezia del sud è sempre stata parte integrante della Georgia e abitata per la maggior parte sempre da georgiani. Solo nel corso del XIX secolo la zona fu interessata da migrazioni di osseti che dal nord qui si stabilirono, accolti dei georgiani. Fu solo Stalin che, per ringraziare gli osseti che combatterono con i rivoluzionari rossi, riconobbe a quest’area una sorta di autonomia definendola appunto Ossezia del sud. Con il crollo dell’Unione Sovietica la Russia, per non perdere influenza e il controllo dell’area caucasica, cercò di destabilizzare tutte le Repubbliche ex sovietiche che si erano proclamate indipendenti. Così avvenne anche per la Georgia, dove la Russia prima fomentò il separatismo e poi appoggiò nella guerra del 1991 contro la Georgia le due sue regioni autonome, Ossezia del sud e Abkhazia. Dopo la guerra gran parte dei georgiani di queste 2 regioni fu costretta ad abbandonare la propria terre e le proprie case e i pochi georgiani rimasti furono continuamente discriminati, rapiti, stuprati, assassinati dagli osseti, protetti dalle “forze di pace” russe. Le stesse “forze di pace” che avevano combattuto contro i georgiani a fianco degli osseti. Dopo la guerra del 2008 anche gli ultimi georgiani sono stati espulsi dall’Ossezia del sud…proprio i georgiani che da millenni abitavano quella terra.

    Non risulta da nessuna parte che l’esercito georgiano abbia “ucciso tanti militari russi”, semmai l’opposto. Non risulta da nessuna parte che le donne ossete potevano avere al massimo 2 figli. Inoltre il referendum che è stato fatto non ha tenuto conto di tutte le migliaia di georgiani espulsi dall’Ossezia. Che valore può avere un refendum fatto dopo aver espulso il 50% della popolazione?! Sarebbe bene che il giornalista verificasse le fonti e si informasse prima di scrivere articoli disinformativi e menzogneri.

    Per quanto riguarda il riconoscimento…già la lista dei paesi che hanno riconosciuto l’Ossezia del sud la dice lunga sulla questione. Russia..Venezuela..Nicaragua…tutti regimi non democratici, per non dire dittatoriali. Forse i politici pesaresi dovrebbero riflettere di più e informarsi meglio prima di allineare il loro pensiero a quello di regimi fortemente antiliberali e antidemocratici.

    Gianluca Murgia si chiede “che colore ha l’indipendenza?”. Credo dovrebbe porsi la stessa domanda per tutte le altre repubbliche nord caucasiche, Cecenia in primis con i suoi 500.000 tra morti e scomparsi, i cui colori di indipendenza sono stati brutalmente cancellati dal pugno di ferro russo.

  3. massimo scrive:

    Chi ha scritto questo articolo è in palese malafede oppure non si è documentato per nulla sui fatti reali che hanno interessato l’Ossezia del sud. L’Ossezia del sud è sempre stata parte integrante della Georgia e abitata per la maggior parte sempre da georgiani. Solo nel corso del XIX secolo la zona fu interessata da migrazioni di osseti che dal nord qui si stabilirono, accolti dei georgiani. Fu solo Stalin che, per ringraziare gli osseti che combatterono con i rivoluzionari rossi, riconobbe a quest’area una sorta di autonomia definendola appunto Ossezia del sud. Con il crollo dell’Unione Sovietica la Russia, per non perdere influenza e il controllo dell’area caucasica, cercò di destabilizzare tutte le Repubbliche ex sovietiche che si erano proclamate indipendenti. Così avvenne anche per la Georgia, dove la Russia prima fomentò il separatismo e poi appoggiò nella guerra del 1991 contro la Georgia le due sue regioni autonome, Ossezia del sud e Abkhazia. Dopo la guerra gran parte dei georgiani di queste 2 regioni fu costretta ad abbandonare la propria terre e le proprie case e i pochi georgiani rimasti furono continuamente discriminati, rapiti, stuprati, assassinati dagli osseti, protetti dalle “forze di pace” russe. Le stesse “forze di pace” che avevano combattuto contro i georgiani a fianco degli osseti. Dopo la guerra del 2008 anche gli ultimi georgiani sono stati espulsi dall’Ossezia del sud…proprio i georgiani che da millenni abitavano quella terra.

    Non risulta da nessuna parte che l’esercito georgiano abbia “ucciso tanti militari russi”, semmai l’opposto. Non risulta da nessuna parte che le donne ossete potevano avere al massimo 2 figli. Inoltre il referendum che è stato fatto non ha tenuto conto di tutte le migliaia di georgiani espulsi dall’Ossezia. Che valore può avere un refendum fatto dopo aver espulso il 50% della popolazione?! Sarebbe bene che il giornalista verificasse le fonti e si informasse prima di scrivere articoli disinformativi e menzogneri.

    Per quanto riguarda il riconoscimento…già la lista dei paesi che hanno riconosciuto l’Ossezia del sud la dice lunga sulla questione. Russia..Venezuela..Nicaragua…tutti regimi non democratici, per non dire dittatoriali. Forse i politici pesaresi dovrebbero riflettere di più e informarsi meglio prima di allineare il loro pensiero a quello di regimi fortemente antiliberali e antidemocratici.

    Gianluca Murgia si chiede “che colore ha l’indipendenza?”. Credo dovrebbe porsi la stessa domanda per tutte le altre repubbliche nord caucasiche, Cecenia in primis con i suoi 500.000 tra morti e scomparsi, i cui colori di indipendenza sono stati brutalmente cancellati dal pugno di ferro russo.

    • admin scrive:

      gentile lettore, rispettiamo la sua opinione ma chi ha scritto si è documentato e ha incontrato di persona il ministro degli esteri osseto.

      • massimo scrive:

        Ovvero un ministro di un governo non riconosciuto né dall’ONU nè da nessun paese del mondo, tranne le dittature di Russia Venezuela e Nicaragua, e parte in causa di un conflitto che ha portato all’espulsione di tutti i georgiani dall’area. Ma vi siete posti dei dubbi oppure vi siete fidati della parola di questo “ministro”? Come minimo credo dovevate anche sentire la versione georgiana, oppure quella delle organizzazioni internazionali intervenute più volte (ONU, OSCE…etc)

        • admin scrive:

          Rispettiamo la sua opinione, il ministro ha raccontato una situazione diversa. Diverse inchieste, pubblicate anche in Italia (e che ci sono servite per studiare una situazione a noi distante) avvallano quella tesi. Saremo ben lieti, nel caso, di ricevere il ministro georgiano e ascoltare la sua versione.

  4. massimo scrive:

    si ma chiedere a Sanakoev dell’Ossezia è come chiedere a Putin della Cecenia o a Milosevic del Kosovo. Sanakoev è parte di un governo filorusso che ha espulso la totalità della popolazione georgiana dalle proprie case. La versione delle commissioni d’inchiesta internazionali è ben diversa dalla versione Sanakoev e infatti l’Ossezia non è riconosciuta da nessuno tranne dalla russia (e alleati) che vuole annetterla. Sarei interessato a conoscere su quali inchieste vi siete documentati se possibile. Fonti russe…ossete..o altro? per quanto riguarda il ministro georgiano…non sta a me invitarlo, piuttosto è compito del giornalista investigare sulle questioni e sentire entrambe le parti. sono sicuro che se lo contattate sarà ben lieto di rispondervi

  5. Meli scrive:

    un altra volta grazie mille.

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