Sant’Angelo in Lizzola e Colbordolo votano sì al Comune unico: avviato l’iter. I cittadini decideranno il nuovo nome

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12 settembre 2013

SANT’ANGELO IN LIZZOLA – A gennaio potrebbe già chiamarsi Comune Valle Foglia. O in un altro modo, perchè il nome lo decideranno i cittadini. Ieri sera, con due consigli comunali svolti in contemporanea, è stato deliberato il primo passaggio dell’istanza indirizzata alla Regione Marche per chiedere la fusione dei comuni di Sant’Angelo in Lizzola e Colbordolo. L’iter dovrebbe essere velocissimo: la Regione dovrà deliberare in Giunta una proposta di legge che poi, in tempi brevi, verrà rispedita ai rispettivi consigli comunali e al consiglio provinciale, per chiedere un parere di conferma su questa proposta di legge. Poi, lo step successivo, sarà il passaggio nella competente commissione del Consiglio regionale, con la convocazione del referendum consultivo per i cittadini residenti dei due comuni che potrebbe tenersi già tra novembre e dicembre. Dopo referendum di indirizzo, non vincolante, la Regione deciderà (tenendo conto del risultato ma anche dell’affluenza della cittadinanza).

Guido Formica Sindaco Sant'Angelo in Lizzola 1

Guido Formica, sindaco di S.A. in Lizzola

“Per gennaio 2014 potrebbe esserci il nuovo Comune – spiega il sindaco di Sant’Angelo in Lizzola Guido Formica -. E da gennaio a giugno, data delle elezioni, ci sarà un commissario per la fase transitoria. Che nome potrebbe avere il nuovo comune? Si accettano suggerimenti”. Alla soluzione di un Comune unico si arrivati negli ultimi mesi con un ragionamento congiunto dei rappresentanti istituzionali e politici. “La maggioranza e minoranza di Sant’Angelo in Lizzola ha votato sì in maniera compatta – spiega Formica -. I pro che porterebbe un Comune unico? Maggiori risorse e razionalizzazione, ci sarebbe un progetto di territorio più vasto, un comune da 15 mila abitanti complessivi su 30 chilometri quadrati. Gli svantaggi? Nella percezione iniziale. I cittadini potrebbero pensare di sentirsi più soli. Non si perderebbero posti di lavoro, verrebbero riorganizzati in una struttura più complessa. Solo i sindaci e segretari comunali diminuirebbero… Io credo che un comune unico sia l’auspicio verso cui devono andare tutti gli enti più piccoli, visto poi la trasformazione che subire come ente la Provincia. Gli altri comuni di Pian del Bruscolo? Stanno osservando… Chi non ha risposto a questo invito per ora preferisce un’altra organizzazione. L’eventuale nuovo Comune unico, poi, dovrà comunque essere riorganizzato nella sua rappresentanza all’interno di Pian del Bruscolo”.

 

“Un passaggio storico per il nostro territorio – il commento di Massimo Pensalfini, sindaco di Colbordolo – Il Comune unico è la sola possibilità che hanno le nostre amministrazioni per provare a mantenere il livello dei servizi almeno sugli standard attuali, per cercare di garantire le manutenzioni e fare investimenti su un territorio che, globalmente, si espande per 39 chilometri quadrati, interessando circa di 15.000 cittadini”.

Il nuovo Comune unificato di Sant’Angelo in Lizzola e Colbordolo, il cui nome come detto potrebbe essere scelto proprio dalla cittadinanza attraverso un sondaggio, diverrebbe la quarta città della provincia di Pesaro e Urbino. “Far funzionare una macchina amministrativa unica – incalza Pensalfini – è strategico anche per avere una maggiore specializzazione del personale che potrebbe così essere sfruttato al meglio. In nessuno dei due Comuni, per esempio, attualmente esiste un ufficio Contratti, appalti e gare, cosa al giorno d’oggi fondamentale. Al contrario abbiamo molti dipendenti dedicati alla parte amministrativa, anche se va osservato che tre quarti degli atti che vengono sottoposti ai due Consigli sono gli stessi. Unire le due realtà permetterebbe di razionalizzare il personale utilizzandolo per le varie attività”.

Il sindaco Massimo Pensalifini con la fascia di tricolore

Il sindaco Massimo Pensalifini con la fascia di tricolore

Secondo Pensalfini, i cittadini hanno capito: “Se da un lato qualcuno può avanzare qualche obiezione, dall’altro la maggior parte si rende conto che allo stato attuale delle cose non si riesce più a dar risposte alle richieste delle persone. Di anno in anno il livello dei servizi cala ed è chiaro che quella intrapresa è l’unica strada percorribile. Da un conto sommario, una volta creato il nuovo ente si libereranno 4-5 milioni di euro da spendere, senza contare che per tre anni sarà bloccato il Patto di stabilità, e che per 10 anni lo Stato riconoscerà un contributo all’ente di 470mila euro annui”.

“C’è poi una questione politica – chiosa Pensalfine – inerente i rapporti con gli altri Comuni, con la Provincia e la Regione stessa. Un conto è rappresentare due territori separati, un conto è uno unico da 15.000 abitanti”.

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