Poliziotto colpito da un pugno da un detenuto del carcere di Pesaro, il sindacato Sappe: “Troppi rischi, la situazione è critica”

di 

13 settembre 2013

PESARO – Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria, ha commentato l’aggressione a un poliziotto della Penitenziaria avvenuto nel carcere di Pesaro: “Un assistente della Polizia Penitenziaria è stato proditoriamente aggredito da un detenuto straniero mercoledì nel carcere di Pesaro. Il poliziotto è stato colpito dopo che aveva richiamato il detenuto, lavorante, a non fumare: è stato colpito con un violento pugno al volto e gli sono stati diagnosticati 7 giorni di prognosi. Nonostante tutto, il collega della Polizia Penitenziaria è riuscito ad evitare più gravi conseguenze. A lui va naturalmente tutta la nostra vicinanza e solidarietà, ma ci domandiamo quante aggressioni ancora dovrà subire il nostro Personale di Polizia Penitenziaria perché si decida di intervenire concretamente sulle criticità penitenziarie di Pesano, istituto nel quale vige la vigilanza dinamica voluta dall’Amministrazione Penitenziaria. Questa aggressione ci preoccupa, anche perché nessun provvedimento punitivo è stato assunto verso il detenuto che continua tranquillamente a lavorare! La carenza di personale di Polizia Penitenziaria e il costante sovraffollamento della struttura, con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare rappresentando lo Stato come i nostri Agenti, sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi. Spesso, come a Pesaro, il personale di Polizia Penitenziaria deve gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensione, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Il DAP pensa alle favole, alla vigilanza dinamica ed all’autogestione dei detenuti: ma le tensioni in carcere crescono in maniera rapida e preoccupante: Bisogna intervenire tempestivamente per garantire adeguata sicurezza agli Agenti e alle strutture! E bisogna che chi aggredisce gli Agenti sia punito con severità e fermezza! Il progetto dei circuiti penitenziari studiato dall’Amministrazione penitenziaria, che ha coinvolto anche il carcere di Pesaro con la vigilanza dimanica, non ci sembra la soluzione idonea perchè al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e ad una maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il Personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico. Oggi tutto questo non c’è ed il rischio è che un solo poliziotto farà domani ciò che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza. Le aggressioni a Pesaro lo confermano drammaticamente Il progetto elaborato dal Capo DAP Tamburino e dal Vice Capo Pagano in realtà non prevede affatto lavoro per i detenuti e mantiene il reato penale della ‘colpa del custode’. E’ quindi un progetto basato su basi di partenza sbagliate e non è certo abdicando al ruolo proprio di sicurezza dello Stato che si rendono le carceri più vivibili”.

2 Commenti to “Poliziotto colpito da un pugno da un detenuto del carcere di Pesaro, il sindacato Sappe: “Troppi rischi, la situazione è critica””

  1. Pierluca Bastianini scrive:

    Chi scrive era presente ai fatti segnalati dal SAPPE e non è proprio vero quello che riporta il sindacato; si è trattata di una collutazione tra due persone un poliziotto ed un detenuto e non di una aggressione e solo l’intervento di altri poliziotti penitenziari non ha portato a conseguenze ulteriori, come una rivolta generalizzata; c’è da dire che ha giocato un ruolo determinante anche la presenza del buon senso di altri detenuti, diciamo più anziani ed anche stranieri, che hanno placato gli animi di tutti; certo l’episodio poteva essere la scintilla per ben più gravi conseguenze; è vero che spesso gli operatori penitenziari sono lasciati soli in mezzo ai delinquenti come carne da macello proprio dalle stesse istituzioni alle quali hanno fatto giuramento, ma c’è da dire che alla fine c’è sempre quel buon senso innato che nelle situazioni di pericolo, non si sa perché e percome viene fuori, anche da parte dei delinquenti che essendo sempre persone spesso soccorrono i loro custodi e viceversa; domanda, quanti detenuti sono stati salvati dall’impiccagione nel carcere di Pesaro da parte della Polizia penitenziaria? Vi rispondo, numerosi e fortunatamente qualcuno di loro…..si ricorda e da persona a persona ricambia il rispetto ricevuto e come in questo caso…si è evitata una rivolta! Una postilla al Dott. Capece…caro Donato hai mai visto un detenuto? E se si…dove in foto? Hai mai parlato con uno di loro? Lo hai mai soccorso? Gli hai mai salvato la vita tagliandogli il cappio o slegandoglielo con le mani e bestemmiando dentro di te sul perché quei secondi sono interminabili? Hai mai provato poi la gioia di sapere di averlo salvato? Hai mai provato il ringraziamento dei suoi familiari? Caro Donato, è bello parlare sulle spalle degli altri, ma i fatti a volte sono ben diversi da quello che si dice, si commenta o si riporta solo per sentito dire, magari anche da chi non ha visto un bel niente o neanche c’era ma si prende la briga di dire la sua anche in maniera errata o furbescamente travisata!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>