Telefono, mail, in auto. Papa Francesco, il vescovo che dialoga con chi non crede

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16 settembre 2013

La rubrica Parla Francesco celebra la decima edizione parlando dell’argomento che ha caratterizzato – semmai ce ne fosse ulteriore bisogno – Papa Francesco come pastore del dialogo con tutti, specie con chi non crede oppure si è trovato ad annacquare la propria fede con le vicende della vita. La risposta, puntuale, precisa e allo stesso tempo umile, che ha scritto al direttore di Repubblica Eugenio Scalfari, giustamente intitolata “Lettera a chi non crede”, è destinata a segnare uno dei punti focali di quello che tutti sperano sia un lungo pontificato.

Papa Francesco

Papa Francesco

Francesco non si è presentato come il difensore della tradizione teologica cattolica, ma come il sacerdote pronto a spezzare la Parola per renderla digeribile e comprensibile a chi ha dubbi e a chi nella propria vita ha sinora fatto la scelta di non spalancare le porte del cuore e della mente a Dio. Come Francesco d’Assisi, si è fatto araldo della Buona novella annunciando il Vangelo nelle piazze, in questo caso attraverso un giornale laico e – conseguentemente – per mezzo dei social network. La sua lettera è stata immediatamente seguita dalla visita al Centro Astalli di Roma, ex convento gesuita trasformato in centro di accoglienza per profughi, e anche in quella occasione non ha mancato di scuotere le Chiese locali e gli ordini religiosi spronandoli ad aprire le porte dei conventi chiusi a chi ha bisogno. A seguire, poco prima dell’Angelus domenicale ha tweettato un’altra frase che mette in discussione ognuno di noi: “Chi non conosce i propri vicini di casa non può dirsi cristiano”, una frase che può suonare forse banale ma che ci fa riflettere sull’importanza dell’annuncio fatto anche solo con una parola di cortesia e un atteggiamento “rinnovato”, grazie alla comunione eucaristica della quale ogni cristiano si ciba settimanalmente. Infine, durante l’Angelus ha sfruttato l’assist che la liturgia domenicale gli ha offerto con la parabola del padre misericordioso (capitolo 15 del Vangelo di Luca) tornando su un tema a lui caro – la misericordia – che lo ha ispirato anche nei giorni conclave grazie alla lettura del testo “Misericordia” del cardinale Kasper. La misericordia è qualcosa di difficile ma quantomai sintetico, e per non storpiare le parole di Francesco mi permetto di estrapolare un testo dal discorso pronunciato dal balcone di piazza San Pietro: “Gesù è tutto misericordia, Gesù è tutto amore: è Dio fatto uomo. Ognuno di noi è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto. Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai. E’ un padre paziente, ci aspetta sempre! Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele. E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore. E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono”.

 

Pierpaolo Bellucci – dittapibe@gmail.com – www.facebook.com/parlasignorepesaro

 

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