Francesco e l’idea di una Chiesa madre di tutta l’umanità

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23 settembre 2013

L'abbraccio di Papa Francesco

L’abbraccio di Papa Francesco

PESARO – In questi giorni, leggendo le cronache nazionali, si fa un gran parlare sull’apertura di Papa Francesco riguardo alcuni temi etici prima rigidamente etichettati come “non negoziabili”. Non entro nello specifico delle singole tematiche, vorrei solo dare un contributo ad una lettura, più analitica, del magistero sociale che Francesco sta di volta in volta rivelando, spezzando la Parola del Vangelo fino a farla diventare pane per la vita quotidiana e sociale dei cattolici e non solo. Per capire Papa Francesco bisogna avere chiara, in premessa, l’ottica con la quale lui si relaziona con la Chiesa, che ha spiegato egregiamente nel corso delle ultime due udienze generali del mercoledì. Ne riporto un breve estratto, rimandando per maggiori approfondimenti al sito ufficiale www.vatican.va (sezione “Novità”). “Vi spiego perché la Chiesa va concepita come Madre: orienta la nostra vita, ci dà degli insegnamenti per camminare bene. Pensiamo ai dieci Comandamenti: ci indicano una strada da percorrere per maturare, per avere dei punti fermi nel nostro modo di comportarci. E sono frutto della tenerezza, dell’amore stesso di Dio che ce li ha donati. Voi potrete dirmi: ma sono dei comandi! Sono un insieme di “no”! Io vorrei invitarvi a leggerli – forse li avete un po’ dimenticati – e poi di pensarli in positivo. Vedrete che riguardano il nostro modo di comportarci verso Dio, verso noi stessi e verso gli altri, proprio quello che ci insegna una mamma per vivere bene. Ci invitano a non farci idoli materiali che poi ci rendono schiavi, a ricordarci di Dio, ad avere rispetto per i genitori, ad essere onesti, a rispettare l’altro… Provate a vederli così e a considerarli come se fossero le parole, gli insegnamenti che dà la mamma per andare bene nella vita. Una mamma non insegna mai ciò che è male, vuole solo il bene dei figli, e così fa la Chiesa”. Con questa lente d’ingrandimento, diventa naturale avere un atteggiamento di accoglienza materna – da parte di ogni cristiano – nei riguardi di chi si trova in stato di sofferenza materiale (i poveri) e spirituale (omosessuali, divorziati risposati, donne che hanno abortito, familiari di persone in stato vegetativo, sacerdoti in crisi vocazionale, eccetera). Il modo di comportarsi non può essere di carattere sanzionatorio, e men che meno si può tollerare – volendo vivere evangelicamente – che qualcuno si permetta di etichettare questo o quello per il suo passato o per le sue scelte. Perché le scelte della vita sono custodite nel cuore di ciascun uomo, e il cuore dell’uomo è accessibile solo a Dio, che è presente sulla Terra attraverso la Madre Chiesa.

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