La Cgil: “Ma quale ripresa? Invece di un “autunno caldo” per l’occupazione ci aspetta una stagione di gelo”. Critiche all’amministrazione fanese

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23 settembre 2013

Da Simona Ricci, Segretaria CGIL Pesaro Urbino, e Fausto Artibani, coordinatore CGIL Camera del Lavoro Fano, riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

FANO – Puntualmente, si torna a parlare di ripresa economica. Se per ripresa si intende aumento della domanda e quindi della produzione e dell’occupazione, bastano pochi dati per capire come i prossimi mesi saranno ancora più difficili sul fronte del lavoro e del sociale nel  nostro territorio

  • I disoccupati iscritti al centro per l’impiego di Fano hanno raggiunto il massimo storico (oltre 6.500)
  • Da ormai 5 anni molte aziende o cessano l’attività, o riducono il personale, oppure utilizzano ammortizzatori sociali e dall’altra parte non nascono nuove realtà produttive e quindi non si creano nuovi posti di lavoro, con un  saldo finale  fortemente negativo.
  • Tranne alcune realtà che per fortuna anche nel nostro territorio resistono alla crisi, quasi sempre perché molto del loro fatturato è export, la costante è quella di un tessuto economico in continua e crescente sofferenza e dove alle difficoltà legate al vendere il prodotto si aggiunge quella del riscuotere, quella dell’accesso al credito e quindi una crisi di liquidità che spesso si scarica in forti ritardi nel pagamento dei salari ai dipendenti,  innescando condizioni spesso drammatiche.
  • Questa situazione, purtroppo è destinata nel breve a peggiorare, sia nelle aziende del settore industria per  l’esaurirsi degli ammortizzatori sociali possibili, sia soprattutto nel settore dell’artigianato per la mancanza di risorse destinate alla Cigs in deroga.

E’ facile quindi prevedere che  l’esercito dei disoccupati è destinato a crescere se da subito non si trovano soluzioni che  prevedano un rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e dall’altro però  un progetto complessivo di rilancio della nostra economia

Nell’immediato però le priorità vanno a chi ha perso il  lavoro e si trova spesso in condizioni drammatiche.  E qui sicuramente si può e si deve fare di più. Soprattutto da parte delle Amministrazioni locali. Conosciamo le difficoltà sul fronte dei tagli ai finanziamenti  ai Comuni, siamo consapevoli che le incertezze relative alle entrate rende particolarmente complicato definire un bilancio preventivo, ma le risorse per dare un minimo di risposte a chi ha difficoltà anche a mandare i propri figli a scuola, queste risorse vanno trovate. Magari accelerando le scelte di una gestione associata di funzioni e servizi oppure pensando più in grande, a  processi di aggregazione tra comuni vicini.

Al contrario nella realtà fanese, nella quale il Comune di Fano dovrebbe svolgere un ruolo guida in questi processi, sia istituzionali sia economici, essendo il terzo comune della Regione, assistiamo ad un lento e progressivo isolamento che va avanti da anni e ad una pressoché totale assenza dell’amministrazione comunale in qualità di soggetto che possa guidare un processo di governo dell’emergenza sociale e lavorativa e per il rilancio dell’economia del territorio. La palese insufficienza delle risorse stanziate per il Fondo anticrisi (peraltro ancora non ci risulta che sia uscito il bando pubblico) e l’assenza di un luogo nel quale le associazioni, di categoria e sindacali, possano confrontarsi su un progetto complessivo, anche utilizzando la prossima programmazione delle risorse di Europa 2020, non fanno che aggravare la condizione di un territorio e dei suoi abitanti tra i più colpiti dalla gravissima crisi che ha investito la nostra Regione.

Per questo riteniamo urgente e necessario che tutti i soggetti in campo, nelle rispettive responsabilità e nei rispettivi ruoli, si attivino in merito”

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