Ultras granata diffidati per Alma-Venezia dello scorso anno. Ma perché?

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23 settembre 2013

Sandro Candelora

FANO – Apprendiamo con vivo stupore delle decisioni draconiane prese dalle autorità competenti (vorremmo sperarlo, stentiamo a crederlo) nei confronti di un manipolo di ultras granata in relazione a quanto accaduto (cosa, di grazia?) nel post-partita di Alma-Venezia, ultimo match interno dello scorso campionato. Il numero elevato delle persone diffidate e l’entità del provvedimento disciplinare comminato sono tali da indurre gli ignari ad immaginare chissà quali sfracelli epocali compiuti dai giovani della curva. Che abbiano assalito un commissariato di polizia?  Messo a ferro e fuoco una stazione ferroviaria? Scatenato una guerriglia urbana in perfetto stile uligano? Nulla di tutto questo e possiamo certificarlo senza timore di smentita in quanto a piena conoscenza dei fatti reali. I malcapitati, vero capro espiatorio dell’ambigua vicenda, di altro non si sono macchiati che, udite udite, di aver creato un pò di ressa all’uscita dei sostenitori lagunari, rifilando loro qualche spinta accompagnata al massimo da un sonoro ceffone. Tutto qui, vi chiederete? Tutto qui, in effetti: c’è la prova provata. E allora appare grave, stridente ed ingiustificabile la colossale sproporzione tra il reato (ammesso e non concesso che esista) e la pena ad esso correlata. Una discrepanza che fa di certo rivoltare nella tomba il buon Cesare Beccaria, uno che sull’argomento la sapeva lunga, e che fa a pugni con il concetto altamente democratico di una giustizia consapevolmente equa e dunque pienamente credibile. Ma supponiamo, solo per un attimo e ragionando per assurdo, che quella manciata di tifosi sia colpevole. Se ciò fosse vero non sarebbe forse più esecrabile di loro chi, con un intero settore-ospiti a disposizione, ha irresponsabilmente consentito ai supporters neroverdi di prendere posto in tribuna? E non è censurabile il comportamento di colui il quale, oggi seduto su una gratificante panchina della cadetteria,  ha di fatto acceso gli animi con gesti indegni di un professionista che oltretutto a Fano e all’Alma deve parecchio in termini di riconoscenza? E che dire di chi, facendosi forte di una divisa ovvero camuffandosi gaglioffamente in mezzo alla massa, travisa ad arte la realtà, ingigantendo eventi anche minimi per puro spirito di rivalsa figlio di un evidente senso di frustrazione? Qual è in definitiva la vera violenza? Questa è la domanda – scottante, essenziale e non più procrastinabile – a cui occorre dare una risposta. Per evitare che i tanto vituperati ultras, gli unici a metterci sempre e comunque la faccia, finiscano puntualmente per pagare per tutti. Un prezzo maledettamente troppo alto.

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