Hamilton si presenta, Ario Costa polemizza con una città assente: “Nessun aiuto alla Vuelle”

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25 settembre 2013

Ashley Hamilton e Ario Costa a Senigallia, a destra coach Dell'Agnello

Ashley Hamilton e Ario Costa a Senigallia, a destra coach Dell’Agnello

SENIGALLIA – Una presentazione e una polemica. La presentazione di Ashley Hamilton, inglese nato per caso (“dove stavano i miei genitori, che studiavano uno ad Amburgo, l’altra a Parigi”) in Germania, cresciuto poi in Inghliterra, Spagna e Stati Uniti d’America.

“Da ragazzo giocavo a calcio, ma non ero molto bravo, poi mi sono innamorato del basket, ma poiché il livello inglese era poco basso, ho scelto l’Academia di Gran Canaria, il settore giovanile della squadra, che milita nella Liga Acb. Mi proposero un contratto da professionista. Lo rifiutai perché volevo studiare e giocare in una squadra di college. Anche i miei erano contrari, volevano studiassi. L’ho fatto, mi sono laureato e adesso gioco…”.

In Italia, a Pesaro: perché?
“Perché quello italiano è uno dei campionati più competitivi… Tra l’altro ritrovo Marc Trasolini, che ho affrontato nel campionato universitario. Dovevo marcarlo sempre io, ora però è mio compagno di squadra”.

Il suo modo di giocare?
“Sono veloce, amo tirare, difendere. Insomma, mi piace fare tutto…”. Speriamo lo faccia bene. Da giovedì si unisce al gruppo. Intanto, ha seguitola Vuelle a Senigallia per rendersi subito conto di quel che l’aspetta.

La polemica è di Ario Costa, presidente e direttore generale della Vuelle nata dalle ceneri del dopo Scavolini. Costa è – giustamente – indignato per la rispsota della città.

“Praticamente nessun aiuto, o quasi, dal mondo economico, dalle categorie,  e ad abbonamenti siamo ancora sotto quota 2.000. Sono  desolato, ma c’è ancora quasi un mese di tempo per essere smentito. Lo spero davvero,  anche se ho la sensazione che (senza Scavolini; ndr) Pesaro non sia più una città del basket”.

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