Ricci e la politica che cerca di trovare “linea” giusta: partono le cene dai pesaresi, per ascoltarli. Ecco come invitarlo

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26 settembre 2013

PESARO – Sceglie il viaggio nelle famiglie. «Con la forma conviviale. La condivisone, anche dei pasti. Perché se la politica vuole cambiare, bisogna accorciare le distanze con i cittadini. Recuperare un rapporto da pari a pari. A partire dai gesti». Nella sentenza, Matteo Ricci racchiudere il senso dell’idea. Dell’«aggiungi un posto a tavola», riercorrendolo dalla genesi: «L’autunno sarà complicato. Al di là di quello che si dice, la situazione del Paese resta difficile. Dal punto di vista economico, sociale e lavorativo». Non solo: «Si aggiunge l’incertezza istituzionale e politica. L’impressione è che si sta allargando sempre più il divario tra le persone e chi le rappresenta». Quindi: «Chi ha responsabilità istituzionali deve invertire la tendenza. Innovando anche nel metodo». Per il presidente della Provincia, « si può fare anche andando al di là delle assemblee. Dove più o meno il confronto è sempre con le stesse persone. Del resto, lo stiamo già facendo nelle aziende del territorio. Entrando dentro i luoghi della crisi, per ribadire il segno della vicinanza». Insomma: «Dopo la pausa estiva pensavo servisse qualcosa in più. Magari la cosa più antica che c’è: tornare a confrontarsi con le persone, a casa loro. Condividendo un pasto. Non c’è situazione più confidenziale che invitare qualcuno a casa tua. Si abbattono le barriere, si crea il contesto migliore per lo scambio». Così il presidente ha lanciato la proposta su facebook. «Il riscontro è andato anche al di là delle aspettative. E allora adesso partiamo davvero».

 

Santini, Ricci, Pagnini senior e Pagnini Junior

Santini, Ricci, Pagnini senior e Pagnini Junior

Il ciclo. «Devo mantenere la linea – chiarisce Ricci -. Meno si mangia e meglio è. Ma ascolterò tanto. Critiche, problemi, rabbia. E anche proposte, suggerimenti, buone prassi da cui prendere spunto. La volontà è far vivere le cene. Raccontarle a tutti coloro che non sono al tavolo, ma che magari sono interessati a capire cosa si discute. Non tenerci tutto per noi». In accordo con le famiglie, dunque, le serate saranno “2.0”. «Un format non invasivo ma spontaneo. Le cose più interessanti, le battute, gli spunti saranno rilanciate sui social network in tempo reale. Così anche da fuori si potrà fare domande, esprimere commenti». Brevi clip con le immagini più significative gireranno poi nel web nei giorni seguenti. «La famiglia sarà protagonista. Io porterò le paste e una bottiglia di vino. Valorizzeremo ogni volta alcune tipicità del territorio. Ma non laverò i piatti. La prova generale sarà domenica 29 settembre, a casa Pagnini. Busserò alla porta con le paste di Alberini». Un esordio non a caso: «Non potevamo non raccogliere il loro invito. Paolo è una delle persone più creative della città. Carlo è il pesarese doc, sindaco per un giorno, monumento alla nostra cultura. Parleremo anche e soprattutto della nostra storia, delle nostre tradizioni. La politica deve essere sobria ma anche popolare». Poi partirà il ciclo vero e proprio, “Un Matteo in famiglia”. «Saremo nella famiglie più differenti per tipologia. Il viaggio sarà modulato sulla rappresentatività rispetto alla nostra comunità. Abbiamo già una quarantina di richieste. Cercheremo di andare ovunque. Dove non potremo, recupereremo comunque con un caffè. La disponibilità è massima, chi vuole può ancora fare il suo invito (nella posta facebook del presidente o scrivendo a matteo.ricci@provincia.ps.it, ndr)». Con Ricci ci sono Massimilano Santini («E’ un amico e mi aiuterà a sviluppare l’iniziativa in modo fresco e dinamico»). E Carlo Pagnini. Che parte a raffica, in dialetto stretto: «Sono un pezzo in là. Ho 85 anni. Quelli delle mia età si fanno domande, si chiedono cosa possono fare ancora per il prossimo. Per avere qualche risposta dobbiamo incontrarci. La mia casa è sempre aperta, ho buttato giù un muro per avere ancora più spazio. Sono arrivato ad ospitare 29 persone: il trentesimo si è perso, non ha trovato la strada. Ma ci sono anche posti in piedi…». Tra il serio e il faceto: «Spesso grazie ai consigli degli altri ho cambiato il modo di vivere. Ho imparato anche dai miei figli. Qualche volta in mondo brusco. Senza carezze, baci e abbracci. Perché il pesarese quando non è sicuro di avere ragione urla. Poi magari ci ripensa e capisce che sarebbe stato meglio mordersi la lingua. Però se uno ha già fatto i danni ormai è tardi…». E ancora: «Dopo la cena con Ricci, voglio fare altri incontri. Li organizzeremo nella nuova sede della ‘Butega dle parol’». Il figlio Paolo: «Quando Ricci ha fatto la sua proposta mi sono buttato subito nell’invito. Poi ho spiegato la cosa a mio padre. Mi ha risposto: ‘Non è che poi si riempie la strada di bandiere?’. A cena gli chiederemo un po’ di tutto, non ci risparmieremo». E il padre: «Speriamo che non gli vada di traverso allora…».

 

Il futuro. Nella conferenza stampa, dai cronisti la domanda in prospettiva: «Io sindaco? Ci sono molti pesaresi che me lo chiedono. La cosa mi onora – osserva Ricci -. Perché non c’è cosa più bella, per chi ha la passione della politica, di avere l’opportunità di fare il sindaco della propria città. Ma ancora sono discorsi prematuri. Non c’è la data delle primarie. Non sappiamo come saranno le regole. Quando sarà il momento si vedrà. Di certo non mi auto-candiderò mai. Sono all’antica: l’idea dello scendere in campo è una degenerazione personalistica della politica». Chiarisce dunque la valenza: «L’iniziativa delle cene rientra nell’attività portate avanti da presidente della Provincia. Una buona parte degli inviti sono arrivati da Pesaro, ma parecchi anche da fuori. Andremo a Cagli, Fano e in altre città. Un anno fa ho rinunciato a correre per il parlamento per restare in Provincia, in un momento difficile. Credo sia stata una delle cose più giuste che ho fatto. Ora è il momento di fare il proprio dovere. E io fino a marzo devo fare il presidente della Provincia. Il ciclo di cene non toglie spazio al resto, è una cosa in più. Nel frattempo continuerò ad occuparmi, senza risorse, di scuole e buche nelle strade; ricerca di fondi europei, lavoro. E di tutto il resto».

 

 

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