Consiglio Provinciale: unanimità sulla Fano-Grosseto. Ecco cosa cambia

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27 settembre 2013

PESARO – Il consiglio provinciale approva all’unanimità l’ordine del giorno sulla Fano-Grosseto siglato dai componenti della commissione Lavori pubblici. In sintesi, «considerate le modifiche al tracciato originario nella proposta Strabag, Astaldi e Cmc» – che interessano Mercatello sul Metauro (variante 5) da un lato; Fermignano, Urbania e Acqualagna (variante 4) dall’altro – si chiede l’impegno a intervenire per «valutare con attenzione ogni possibile soluzione migliorativa, che tenga conto delle esigenze delle comunità locali. Riducendo al massimo l’impatto ambientale e il coinvolgimento dei centri abitati». All’unisono – a cominciare dal presidente Giuseppe Magnanelli (Pd) – si ribadisce poi che «l’infrastruttura è strategica e che le modifiche al disegno originale comportano una diminuzione dei costi». Sul documento converge anche Daniele Lunghi (Lega), che ritira il suo ordine del giorno («Bisogna essere pragmatici, la linea è simile»). Per l’assessore Massimo Galuzzi, «il progetto complessivo va avanti». E dunque: «Sono d’accordo con il documento: giusto ricercare soluzioni conformi».

 

Approvati gli equilibri di bilancio (voto contrario dell’opposizione). Il capogruppo Pdl Antonio Baldelli: «Si tratta di un libro che racconta forse cose accadute altrove. Non si capisce come questi obiettivi siano stati raggiunti dall’assenteista Matteo Ricci e dalla sua giunta». E ancora: «Siamo contrari alla gestione delle risorse economiche del bilancio. Che è fallimentare, se non si riesce neanche a fare uno sfalcio dell’erba nelle strade provinciali. L’eredità lasciata da Ucchielli è pesante. Ma la giunta si è impegnata poco per migliorare la situazione».

 

Interpellanza di Roberto Giannotti (Scelta Civica) sulle «responsabilità politiche e amministrative nella gestione dell’ufficio caccia». Il riferimento è alla decade 2001-2011. Il consigliere: «Tutte le accuse avevano un fondamento. La magistratura ha avviato le procedure per giudicare le responsabilità. Ma la partita non è chiusa. Non si possono accantonare facilmente dieci anni di gestione politica del settore venatorio. Com’è possibile che un funzionario della Provincia abbia potuto distrarre 471mila euro, nel corso di 10 anni, senza che nessuno se ne accorgesse? Dobbiamo pretendere di rientrare in possesso della somma realmente detratta. Si ammettano le responsabilità della giunta provinciale nella scorsa legislatura».

 

Massimo Galuzzi: «C’è un indagine in corso della magistratura. Nelle sedi opportune si stabiliranno le responsabilità. Noi abbiamo attivato tutte le procedure necessarie. Non è stato possibile avviare procedimenti disciplinari perché il funzionario ora non è più dipendente della Provincia. Ci siamo costituiti parte civile, era quello che dovevamo fare. Il presunto ammanco è stato verificato. Le cifre sono quelle. È logico che si deve perseguire il recupero delle somme. Ora attendiamo l’esito del processo, per tutelare la Provincia e per vedere quali sono tutte le responsabilità. Il funzionario ha agito da solo? Anche questo lo verificherà la magistratura. L’indagine amministrativa interna non ha riscontrato altro tipo di mancanze o responsabilità. Ma se la magistratura le accerterà, chi di dovere dovrà rispondere in tutte le sedi possibili. Le accuse sulla gestione politica? Ci possono essere stati punti negativi e positivi, come in tutti i settori. Ma non vedo queste ombre. Io sono assessore da due anni, in questo periodo c’è stata massima trasparenza».

 

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