Squinzi a Pesaro per l’ultima di Pagliano: “Siamo in zona Cesarini, urge ridurre subito il carico fiscale per imprese e lavoratori”

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30 settembre 2013

PESARO – All’Assemblea Generale dei Soci Confindustria Pesaro Urbino è intervenuto il presidente nazionale degli industriali Giorgio Squinzi, titolare della Mapei e presidente del Sassuolo Calcio. Ecco il discorso integrale:

 

Autorità, colleghi, signore e signori, ringrazio tutti voi per la cortese partecipazione.

In particolare, tutte le autorità presenti, che in questi tre anni hanno sempre testimoniato attenzione ed impegno.

Un ringraziamento particolare mi sia consentito farlo al nostro Presidente Giorgio Squinzi, che ci rappresenta con grande determinazione ed autorevolezza in uno dei momenti più difficili del nostro Paese.

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi

Stiamo facendo i conti non solo con l’andamento negativo della nostra economia, che dura ormai da sei anni, ma anche con l’instabilità politica che rappresenta uno dei mali peggiori dell’Italia. Avremmo bisogno di stabilità e coerenza e invece ci viene servita la peggiore crisi di governo che si potesse immaginare.

Noi cittadini ed imprenditori italiani non meritiamo questo.

Cari politici “Fate presto”.

Non possiamo andare avanti senza governo.

Rischiamo il commissariamento dalla Troika internazionale.

Caro Presidente, anche nella nostra provincia ci sentiamo arrabbiati e scoraggiati. Spesso ci chiediamo chi ce lo fa fare. Ma ti assicuriamo: qui non si molla.

La voglia di fare Impresa è ancora forte e tutti promettiamo un maggior impegno.

Quest’anno il titolo della nostra Assemblea può sembrare un po’ ambizioso se ci limitiamo a guardare il nostro presente: Impresa e Ripresa, Creatività, Fiducia e Orizzonti aperti. Ma da imprenditori forti e ostinati vogliamo batterci per riprendere il cammino dello sviluppo. Il Paese non può continuare ad essere fanalino di coda dell’Europa per colpa di una burocrazia asfissiante e inconcludente e una cattiva politica ancorata agli interessi di pochi, disinteressata verso il bene comune.

C’è un motivo di speranza ed ottimismo e riguarda il ruolo dei nostri giovani: dobbiamo dare loro fiducia, perché credano nel nostro Paese e si aprano al mondo che, per nostra fortuna, non è in recessione.

I giovani della nostra Associazione, ad esempio, stanno dimostrando in concreto con il loro progetto “E se funzionasse ?” di credere nell’importanza di fare impresa.

I giovani hanno accolto il suggerimento del Prof. Rullani: “il futuro non si prevede, si fa” e su questo slogan ci dovremmo sentire tutti coinvolti e impegnati .

Sempre su questo tema ringrazio molto la Provincia e la nostra associata Websolute, che hanno reso possibile il primo intervento formativo nel nostro territorio rivolto ai giovani, che saranno capaci di aiutare le imprese a sviluppare il commercio elettronico, settore in cui l’Italia ha grossi ritardi rispetto al nord Europa.

Questo dovrebbe essere lo scenario di un domani che vorrei arrivasse subito. Ma il presente, l’attualità dei dati congiunturali ci indica che la nostra provincia, nonostante il miglioramento degli ultimi anni, produce e, soprattutto, esporta ancora poco rispetto alla media regionale e alle aree più sviluppate del nostro Paese.

Infatti, sebbene la quota percentuale dell’export sul valore aggiunto sia passata dal 19,8% del 2010 al 21.5% del 2011, le altre province marchigiane hanno fatto meglio: sono passate dal 24.8% al 26.6% per Ancona, dal 19.5% al 20.3% per Macerata e dal 31.8% al 33.1% per Ascoli Piceno. Quest’ultimo dato va probabilmente mitigato in quanto contiene una partita di giro di una importante industria farmaceutica multinazionale.

Sempre sul fronte dell’export, le Marche sono passate dal 24.1% al 26.6%, il Nord Ovest dal 30.2% al 33.3%, il Nord Est dal 33.1% al 36.1%, l’Italia dal 24.2% al 26.6%. Le Marche come l’Italia, ma distanti dal Nord Est e dal Nord Ovest, cioè dalle aree più sviluppate del nostro Paese.

Nel 2012 le esportazioni pesaresi sono state pari a 2 miliardi e 72 mila euro su un totale regionale di 10 miliardi e 322 mila euro: praticamente un quinto.

Il nostro export, nel primo semestre del 2013, presenta un incremento del 3,7% con un fatturato estero totale che passa da un milione di euro a un milione e quarantamila euro, mentre l’incremento regionale, depurato da partite di giro è stato del 2,8%. Dunque, è un dato ancora insufficiente se vogliamo iniziare a cambiare il trend negativo.

E ancora una volta mi rivolgo ai giovani: dobbiamo proseguire in questa direzione, puntando sulla loro formazione e collaborando con le Università, affinché si possa contare su risorse adeguate che abbiano fatto esperienza sul sistema produttivo.

Aggiungo altri dati in chiave locale:

Nel secondo trimestre di quest’anno la produzione industriale delle aziende presenta un -0,8% e una contrazione delle vendite sul mercato interno del -3,1%.

E’ evidente che ancora troppe imprese fanno fatica a cogliere i segni di una ripresa anche perché l’instabilità politica sembra essere una sorta di maledizione e non aiuta la ricostruzione di un clima di fiducia, condizione indispensabile per favorire gli investimenti e stimolare i consumi.

Purtroppo in questo momento il ricorso al credito, già difficile è peggiorato per le note vicende di Banca Marche, il più importante Istituto di credito del territorio.

A questo proposito, sollecito tutte le parti in causa coinvolte, e Banca d’Italia innanzi tutto, ad adottare nell’immediato, soluzioni che diano la possibilità di avere il credito necessario per le nostre imprese.

Oggi questo non avviene e stiamo perdendo aziende, che invece potrebbero essere salvate. I danni economici e sociali rischiano di essere molto pesanti. Fate presto !

Qualche dato sintetico per comprendere cosa sia successo dal 2007 ad oggi: il numero dei disoccupati è aumentato del 52.9%; di oltre 1/3 quello dei sottooccupati; 3 milioni di persone in questo periodo hanno perso il lavoro, hanno peggiorato la situazione perché in cassa integrazione o part time.

Il numero dei disoccupati over 50 è raddoppiato dall’inizio della crisi.

Da noi la disoccupazione da un fisiologico 3,3% è passata all’8% e quella giovanile (15-24 anni) dall’8,2% al 25,1%.

Il totale delle ore di Cassa Integrazione nella nostra provincia è passato da 330.000 dell’agosto 2007 a 7,6 milioni dell’ agosto 2013. In particolare le ore di Cassa Integrazione in deroga che hanno riguardato in prevalenza le piccolissime imprese sono passate da meno di 30.000 ore del 2007 a quasi 4 milioni dell’agosto 2013.

Le imprese attive sono diminuite da 40.000 a poco più di 37.000.

Vengo ai temi relativi all’attività della nostra Associazione.

Con il Consiglio Direttivo, all’inizio della mia Presidenza, ci siamo subito concentrati nell’individuazione delle priorità della nostra provincia: porto, nuovo casello, Ospedale unico e piano casa, alla ricerca della massima condivisione possibile su questi temi, nella consapevolezza che in passato abbiamo risolto i nostri problemi quando siamo stati uniti.

Ho sempre cercato la vicinanza degli associati e, con questo spirito, ho rinunciato nel 2011 all’Assemblea Pubblica tradizionale per ascoltare direttamente le indicazioni fornite dagli imprenditori, incontrandoli sul territorio.

L’attività dell’associazione si è svolta sempre con il costante e prezioso supporto a ciascuna azienda, con un’assistenza personalizzata in particolare sui temi del credito e dell’attività sindacale; tutto questo è stato possibile nella maniera più competente e riservata, grazie alla struttura, che ha saputo adeguarsi prontamente alle mutate necessità delle nostre imprese.

Ricercando la collaborazione per fare sistema, fin dal 2011 sono particolarmente soddisfatto di aver sottoscritto un accordo con le associazioni artigianali sul tema dell’internazionalizzazione e delle reti di impresa, dando luogo a “Insieme si può” il primo contratto di rete firmato nella nostra provincia.

Recentemente ha aderito alla Rete anche l’API e questo consente di fare programmi a sostegno dell’Internazionalizzazione per le nostre imprese, avendo la condivisione di tutto il sistema manifatturiero, che facilita molto la possibilità di avere il sostegno della Camera di Commercio.

Lavorare insieme per la crescita e lo sviluppo è ormai irrinunciabile: la nostra provincia, sebbene possa contare su diversi settori produttivi, come ho detto, ha ancora percentuali di esportazione relativamente bassi. Ma è dall’export che passa la ripresa.

Questo è uno dei temi principali per il nostro sviluppo, accanto ad altre due tematiche importanti: la crescita dimensionale, da perseguire anche con i contratti di rete e l’innovazione, che non è solo di processo e di prodotto, ma anche organizzativa e di servizi.

Le nostre imprese, appunto perché piccole, vanno aiutate da un sistema di servizi evoluto.

Seguendo le indicazioni della ricerca fatta sul nostro sistema produttivo l’anno scorso dal Prof. Enzo Rullani, stiamo lavorando con delle imprese del settore informatico e con le istituzioni per far nascere a Pesaro un Centro dedicato allo sviluppo della digitalizzazione. Su questa materia siamo arretrati come Paese, anche se la Regione Marche si è posta il tema e sta cercando di dare delle risposte concrete.

Le nuove tecnologie impattano molto sulla produttività e favoriscono la nuova modalità di e-commerce, che da noi è ancora poco diffusa.

Confido molto che a livello nazionale l’impegno sulla digitalizzazione affidato ad un illustre imprenditore, Francesco Caio, posso a breve produrre i risultati auspicati.

In questi anni della mia presidenza, molte nostre imprese, grandi e piccole, hanno dovuto ridimensionarsi, ristrutturarsi, gestire difficili situazioni occupazionali. Ebbene, nella nostra provincia il dialogo con le Organizzazioni Sindacali (CGIL, CISL e UIL) è stato sempre improntato alla collaborazione ed al rispetto dei ruoli e le istituzioni, dal Prefetto al Presidente della Provincia, della Regione, ai Sindaci delle varie Comunità, hanno sempre cercato di favorire le soluzioni più appropriate, salvaguardando l’esigenza di non disperdere il patrimonio di professionalità e di tutelare al meglio i lavoratori.

Questa coesione sociale è probabilmente la principale risorsa collettiva di cui dispone la nostra comunità ed è frutto della nostra storia di parti vocate al dialogo e al confronto costruttivo.

Consentitemi di dare merito a Confindustria e al Sindacato, per aver sottoscritto il 6 marzo 2012 un’intesa sullo sviluppo e la coesione sociale: si tratta di un vero e proprio evento, che fa capire quanto sia interesse di tutti superare questa nuova fase di criticità, non cercando di salvarsi ciascuno per proprio conto, ma insieme. Perché insieme sapremo trovare la strada, puntando tutti su una nostra maggiore assunzione di responsabilità e, lo dico ancora una volta, sui giovani.

I buoni rapporti con il Sindacato ci aiutano a far sentire la nostra voce critica a difesa del mondo del lavoro.

 

Ribadisco in questa sede, che le imprese e i lavoratori hanno già fatto tanti sacrifici a fronte di un settore pubblico spesso resistente al cambiamento, anche grazie ad una classe politica che si sta dimostrando non all’altezza della situazione e che continua a rinviare le tante riforme di cui necessita il Paese.

Anche la nostra Associazione in questi tre anni è molto cambiata. Abbiamo dovuto far fronte ad un calo contributivo e a difficoltà nei pagamenti da parte delle aziende.

Lascio tuttavia una associazione patrimonialmente forte, senza un centesimo di debito e che grazie ad una spending review attenta e rigorosa può chiudere in pareggio il proprio bilancio, redatto con gli stessi criteri adottati dai miei predecessori.

Ciò è stato possibile anche grazie ai successi ottenuti dalla nostra società di servizi, pronta ad offrire ai propri soci prestazioni sempre più utili, innovative e a condizioni vantaggiose.

Anche il rapporto tra socio e Associazione sta cambiando e per questo abbiamo stabilito di innovare il sistema di comunicazione, partendo dal nuovo sito che dai prossimi giorni sarà on-line: si tratta di uno strumento particolarmente innovativo, che utilizza tutte le moderne tecnologie.

Un altro impegno è stato quello di avviare un processo di riforma del nostro sistema contributivo per renderlo più equo e meno oneroso.

Abbiamo lavorato anche con le nostre consorelle marchigiane per semplificare e modernizzare il nostro sistema associativo.

Il cammino è ancora lungo, ma la riforma Pesenti, avviata dalla nostra Confederazione, ci darà ulteriori indicazioni.

Intanto possiamo registrare un primo importante successo: l’accordo tra tutte le associazione marchigiane sul Consorzio Energia, che comporterà la possibilità per tutti gli imprenditori delle Marche di avere i tanti vantaggi fino ad ora esclusivi per i soci di Pesaro-Urbino.

Particolarmente importante, inoltre, è la collaborazione con la consorella di Ancona nell’area della Education e rapporti con la Scuola.

Tra poco darò spazio al Presidente dei Giovani Imprenditori, Federico Ferrini, che ha dato vita all’iniziativa “E se funzionasse?”, partita con tutte le incognite che accompagnano i nuovi progetti e che invece ha ottenuto uno straordinario successo.

Anche questo rappresenta un autentico approccio innovativo per avere più fiducia, credere in sé stessi, puntando sull’impresa con creatività e spirito innovativo. Credo che questo progetto possa diventare un impegno duraturo nel tempo, perché è sempre importante favorire la nascita di nuove imprese.

Certo, sebbene la spinta a fare impresa nella nuova generazione non sia compromessa, e quindi la possibilità di crescere non è al di fuori della nostra portata, è molto ingiusto, in particolare verso i giovani che non trovano lavoro e sono tanti, che il serpentone della burocrazia ingoi qualsiasi sforzo e i tempi di risposta diventino incompatibili con la realizzazione di qualsiasi progetto.

Credo si debba prendere atto che la Riforma del titolo V della Costituzione, con l’introduzione della legislazione “concorrente”, è stata deleteria. Si è prodotto un conflitto istituzionale, che blocca qualsiasi voglia di fare Impresa. Anche quando si riesce ad aprire un cantiere, basta un ricorso al TAR per bloccare tutto.

Pensate che dal 2003 ad oggi Regioni e Stato si sono scontrati in Corte Costituzionale (non davanti ai Giudici di Pace) ben 1.647 volte. Il Governo l’ha spuntata nel 55,6%.

Così quel Federalismo, che aveva alimentato speranze di riduzione della spesa pubblica e di miglioramento dei servizi verso i cittadini e le imprese, si è trasformato in un “policentrismo anarchico” che moltiplica i centri di decisione senza aumentare la “responsabilità” dei decisori, ma solo la spesa.

Un solo numero: la spesa pubblica copriva il 47,2% del PIL nel 2002, a fine 2013 si dovrebbe attestare al 51,5% del PIL.

Nella Sanità, per i capitoli di spesa assegnati alle Regioni tra il 2001 e 2011 si è avuto un incremento del 47,3%, con una inflazione attorno al 23%.

Per il Turismo, che per il nostro Paese è meglio del “petrolio”, in promozione si spende solo 1 miliardo e il Paese arretra, perde costantemente posizione.

Siamo ormai in “zona Cesarini”: se vogliamo dare la scossa all’economia, le indicazioni date recentemente a Genova da Confindustria, CGIL, CISL, UIL, rappresentano le priorità:

1) Riduzione del carico fiscale per le imprese ed i lavoratori

2) Cabine di regia sulle crisi aziendali

3) Riduzione del costo dell’energia

4) Una nuova finanza per lo sviluppo

 

Non è più tollerabile che il Paese trovi sempre i soldi per la gestione degli apparati politici improduttivi (circa 1,4 milioni di nostri concittadini vive con la politica) e rinvii a data da destinare la riduzione dei costi, il taglio dei finanziamenti ai partiti e, quando mette in piedi una qualche misura per la crescita, aumenta le tasse.

La Banca mondiale ci ricorda che da noi il Totale Tax Rate è al 68,3% del PIL e cioè 2 punti sopra la Francia e 20 sopra la Germania.

La pressione fiscale secondo Bankitalia è del 44%; secondo il nostro Centro Studi, al netto del sommerso, quest’anno raggiunge il 53,6%.

Così oltre i 2/3 dei progetti delle PMI italiane se ne vanno in tasse e contributi.

Come imprenditori lanciamo un appello ai Sindaci della nostra provincia: quando sarete chiamati ad occuparvi della cosiddetta Tax Service al posto dell’IMU sui capannoni industriali, ricordatevi che quelli sono luoghi di lavoro, beni strumentali, sedi dove si realizza lo sviluppo e la coesione, non sono come ricordava Einaudi “mucche da mungere”.

Il momento è drammatico e se si dovesse verificare anche l’insensibilità dei nostri Amministratori locali sarebbe un disastro. Molti imprenditori, che fino ad ora sono sul fronte a resistere, e con quanta fatica! potrebbero scegliere strade diverse.

 

Accanto a questo monito, mi piace sottolineare in positivo che il Comune di Pesaro, grazie all’Assessore Antonello Delle Noci, ha promosso la firma di un Protocollo, utilizzando la discrezionalità delle Amministrazioni, per favorire la nascita di nuove imprese e rendere così conveniente investire nella città. L’accordo ha coinvolto anche le parti sociali e il terzo settore.

 

Questo modello meriterebbe di essere recepito nell’intera provincia. Certo un comune in termini di risorse può far poco e, innanzi, tutto deve privilegiare le persone che escono fuori dal circuito degli armonizzatori sociali e non trovano lavoro. Tuttavia è un segno che denota attenzioni verso le imprese.

A conclusione di questa Assemblea di fine mandato, intendo ringraziare tutti gli organi direttivi, Comitato di Presidenza, Consiglio direttivo e Giunta per il prezioso supporto che non mi hanno fatto mai mancare e tutti i dipendenti dell’associazione, a partire dal Direttore Generale Avv. Salvatore Giordano, per l’insostituibile apporto fornito nell’espletare al meglio il mio incarico.

 

Ringrazio infine tutti i Soci, molti di voi conosciuti personalmente, per l’apporto professionale ed umano che mi avete riservato. Grazie.

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