E’ morto Sergej Belov, il campione russo che piaceva agli appassionati di basket di tutto il mondo

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3 ottobre 2013

Sergej Belov, il grande campione scomparso a Perm (dal sito del Cska)

Sergej Belov, il grande campione scomparso a Perm (dal sito del Cska)

PESARO – E’ morto un grande campione di pallacanestro, di uno sport che amiamo anche grazie a lui. Si è spento, a 69 anni, Sergej Belov, o – come amava chiamarlo il mitico Aldo Giordani – “Sergio Bianchi”. Il suo vero soprannome, però, era “Divino”. Sì, perché Sergej è stato davvero un giocatore divino. Avrebbe potuto essere protagonista anche nella Nba. Pochi, anche oltre Atlantico, avevano il suo tiro, la sua eleganza. Ma erano gli anni della Guerra Fredda, dei missili puntati contro reciprocamente. A conferma di quanto fosse stimato, Sergej Belov è stato il primo giocatore non statunitense voluto nella Hall of Fame, nell’Arca della Gloria

Nato a Nashekovo, il 23 gennaio 1944, si è spento oggi a Perm. Dopo avere giocato nell’Ural Sverdlovsk, si trasferì a Mosca, nel Cska. Era impossibile non giocare nell’Armata Rossa per un campione come lui. Immaginate voi se il colonnello Gomelsky si faceva sfuggire un talento così grande. Belov ha giocato nel Cska dal 1967 al 1980, conquistando due Coppe dei Campioni, una contro l’Ignis Varese, diventandone poi allenatore, della prima squadra e del settore giovanile. E’ stato 4 volte campione d’Europa, due volte campione del mondo, un volta oro olimpico con la nazionale dell’Urss.

Lo abbiamo conosciuto allora, seguendo la Scavolini. Che lui apprezzava molto e non mancava di vedere all’opera anche in allenamento quando i biancorossi erano di scena a Mosca. Sergej era innamorato dell’Italia, dove venne ad allenare, a Cassino, in serie B, portato dalla famiglia Piccolo, fondatrice della Juve Caserta. Era in procinto di firmare per l’Aurora Desio, in serie A2, ma alla fine la dirigenza lombarda scelse Sergio Scariolo. Sergej si intristì molto, tornò in Russia, allenando diverse squadre, fino a concludere la carriera sulla panchina dell’Ural Great Perm (2002).

Sergej era malato gravemente da tempo. La notizia della sua morte ha fatto subito il giro del mondo. Marca.es, il quotidiano sportivo spagnolo che ha un sito internet davvero strepitoso, gli ha dedicato il titolo più significativo: “Muere la leyenda soviética que tumbó al imperio Usa ne la final olímpica más polémica”, facendo riferimento a quella finale, con la ripetizione dell’ultima azione che porto al canestro decisivo dell’altro Belov, Alexandr, morto esattamente 35 anni fa. E la Gazzetta dello Sport annuncia: Addio a Belov, eroe di Monaco ’72.

Il sito del Cska apre con la notizia del suo decesso.

Che la terra gli sia lieve.

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