Pesaro, la beffa sui capannoni: “Gli artigiani la pagano tre volte. Un laboratorio artigianale? Tassato più di una seconda casa”

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21 ottobre 2013

PESARO – La diminuzione del cuneo fiscale? Un apprezzabile diversivo. Diminuire il costo del lavoro quando il lavoro non c’è è come offrire un ombrello quando fuori c’è il sole. “Non bastasse tutto il resto, a preoccupare le imprese pesa oggi come un macigno – dice il presidente provinciale della CNA di Pesaro e Urbino, Alberto Barilari – anche la tassazione degli immobili strumentali”. Il presidente dell’associazione aggiunge. “Forse non tutti lo sanno ma sugli immobili gli artigiani pagano tre volte: prima con l’Irpef o l’Ires, poi con l’Imu e poi con l’indeducibilità della tassa Imu dal reddito d’impresa; una vera e propria tassa occulta che agli imprenditori italiani quest’anno costerà 1,77 miliardi”.

In un provincia come quella di Pesaro e Urbino, dove la proprietà di laboratori, capannoni ed opifici è molto diffusa, si tratta di una tripla beffa”. La legge di stabilità rappresenta per aziende e partite Iva l’ultima opportunità per poter ottenere un alleggerimento almeno sul fronte della deducibilità. Il decreto legge sull’Imu garantiva la completa deducibilità; in sede di conversione però – spiega la CNA – la norma è scomparsa. La CNA teme che però anche questa volta la norma possa saltare. “Una prima versione chiarisce l’associazione – prevedeva la deducibilità al 50% dell’Imu sui beni strumentali ma la norma è saltata nei giorni scorsi e poi reintrodotta in misura inferiore. La deducibilità sarebbe ora al 20% del 2013, coperta sempre dall’Irpef sulle case sfitte, considerando però solo il 50% della rendita catastale. “Una deducibilità al 20%- afferma Barilari – è sicuramente un risultato minimo rispetto a quanto chiedevano le imprese. D’altra parte anche se andasse in porto la deducibilità al 50% (ipotesi assai improbabile al momento), un capannone industriale verrebbe a costare più di una seconda casa. Si può continuare a penalizzare così chi cerca di lavorare e produrre reddito?”. Secondo uno studio della stessa CNA, se l’incremento dell’Imu sulle imprese registrato nel 2012 rispetto all’Ici 2011 è stato di circa 4,6 miliardi (+98%), nella sostanza si è assistito ad un raddoppio della pressione fiscale sugli immobili strumentali. Nel 2013 gli aumenti potrebbero arrivare al 127% in più rispetto al 2011 se i Comuni tra i quali Pesaro, Fano, Urbino e altri si attestassero sull’aliquota massima applicabile che è al 10,6 per mille. E poi perché il fatto che si paghi l’Irpef o l’Ires anche su l’Imu pagata costituisce una vera e propria beffa. Con aggravi pesanti per le imprese. Per esempio ad un laboratorio artigiano di Pesaro, con un reddito d’impresa pari a 50mila euro, la mancata deducibilità costa circa 3mila euro. Sarebbero 3mila preziosissimi euro che l’imprenditore potrebbe risparmiare e reinvestire sulla propria attività: oro di questi tempi. Ed è per questo che chiediamo la deduzione totale dell’Imu sugli immobili strumentali. Crediamo sia un fatto di giustizia e di civiltà, in un Paese che sembra aver smarrito la bussola del buon senso. Se la deducibilità si fermasse al 20%, così come pare debba fissare la legge di stabilità, i vantaggi sarebbero davvero ridicoli”.

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