Franco Morbidelli si appresta a prendere il testimone di Vale. “Mi ha chiamato Uccio dicendomi che Gresini aveva bisogno di un pilota”

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1 novembre 2013

Franco Morbidelli

Franco Morbidelli

TAVULLIA – Franco Morbidelli a grandi passi si appresta, quando verrà il momento, a raccogliere il testimone da Valentino Rossi. Certo, non solo perché abita a Tavullia, ma soprattutto perché nella sua naturale diversità ha una storia simile a quella di Vale Rossi.

Entrambi in gioventù hanno avuto un padre, ex pilota, che li ha presi per mano e li ha fatti crescere agonisticamente con metodo.

Vale e Franco in comune hanno anche che i primi passi in pista, quelli con le moto “vere”.

Appena abbandonate le mini moto i due sono passati sotto le mani del “formatore di Campioni” che risponde al nome di Guido Mancini.

E “ Guidino” ha insegnato loro i segreti del mestiere, ovvero come mettere a punto al meglio una moto per trarre dal mezzo meccanico il miglior rendimento.

Entrambi, in un momento importante della loro crescita agonistica, hanno trovato un “esperto” che del mondo delle moto sapeva tutto.

Rossi trovò sul suo cammino Carlo Pernat, il mitico “Carletto” che lo ha preso per mano con l’Aprilia e lo ha portato al successo insegnandogli tra le tante cose anche come ci si deve muovere nel mondo difficile dei media.

Franco Morbidelli ha incontrato Valentino Rossi, che lo ha preso per mano arruolandolo nella sua Accademy e lo sta accompagnando con grande accortezza per consentirgli il salto di qualità.

Semplice direte voi ma non è affatto semplice: Valentino e Franco – intesi come piloti all’inizio carriera avevano e hanno una caratteristica, cioè hanno e avevano una gran classe. Il resto per Valentino lo conoscete, per Franco lo vedremo.

Abbiamo incontrato Franco Morbidelli dopo il titolo Continentale conquistato a Jerez de la Frontera il 19 ottobre e a dopo l’avventura giapponese della settimana successiva nel Mondiale Moto2 con la moto del Team Gresini. “Sono stati dieci giorni impegnativi – ha raccontato Franco Morbidelli – perché nel fine settimana spagnolo mi giocavo il titolo e la tensione si è fatta sentire. Ho conquistato la pole position e in gara, dove mi bastava un quarto posto, quando mi hanno segnalato che il mio principale avversario era out non mi sono rilassato anzi ho fatto un pensierino per andare a vincerla la gara. Poi ho capito che oltre ad essere rischioso era anche inutile, mi sono accontentato del secondo posto, ho portato a casa il titolo e così ho potuto ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato”.

E poi è rimasto a Jerez, perché?
“Si – risponde veloce Morbidelli – perché dovevo provare la moto della Supersport. E’ stato un bel test e sono andato abbastanza bene: non ero lontano come tempi dai migliori piloti di questa per me nuova categoria”.

Ma, chiediamo, adesso viene il bello?
“Esatto. Martedì sera ero abbastanza stanco per lo stress da titolo e da prove della nuova moto quando è squillato il cellulare”.

E chi era?
“Era Uccio (tutti sanno chi è Uccio, al secolo Alessio Salucci, ndr) che mi comunicava che Gresini aveva bisogno di un pilota per la Moto2 a Motegi e mi chiedeva se me la sentivo di gareggiare in Giappone. Ho risposto che ero prono a partire subito”.

Mercoledì pomeriggio quindi Morbidelli era all’aeroporto Marconi di Bologna dove mamma Cristina gli ha portato tuta casco e tutto l’occorrente col quale Franco aveva gareggiato già a Misano come wild card per Gresini, ed è partito per il Giappone atterrando a Tokyo giovedì alle 7 di sera ora giapponese.

“Mi sono venuti a prendere – prosegue Franco – mi hanno portato a dormire a Mito e venerdì mattina siamo andati a Motegi dove, a causa del maltempo, non ho potuto provare. Un disastro perché la pista non la conoscevo e con quella moto avevo girato solo a Misano. Il sabato ho fatto le qualifiche e ho scoperto che il Twin Ring non è un circuito facile. Le curve 6, 7 e 8 sono davvero impegnative ma nonostante tutto non mi sono piazzato ultimo. Domenica mattina, per un problema tecnico non ho potuto girare nel warm up quindi sono partito per la gara con un solo turno alle spalle. Al via è stato un disastro, mi passavano tutti e al primo giro ero 26esimo, poi ho preso il ritmo ed ho concluso 18esimo”.

Non male come risultato?
“Non male – è la sua risposta- ma si sarebbe potuto fare meglio avendo la possibilità di provare di più”.

E per il prossimo anno?
“Correrò il Mondiale Supersport con la Kawasaki del team Puccetti sempre sotto l’ala della Federazione Motociclistica Italiana e della San Carlo. Ritengo sia la situazione migliore perché ho ancora bisogno di fare esperienza prima del salto in Moto2″.

Campione Europeo e nel 2014 in lizza nel mondiale Supersport: “Livietto” da lassù sarà contento, il suo babbo Livio che ci ha lasciato ad inizio di quest’anno non potrà che essere fiero del “mio bambino” (così chiamava Franco) che è diventato grande: anzi un grande pilota.

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