Festa Forze armate, il discorso delle Associazioni combattentistiche e d’arma

di 

4 novembre 2013

Ecco il discorso del Coordinamento delle associazioni combattentistiche e d’arma letto in occasione delle celebrazioni della festa delle Forze armate e dell’Unità d’Italia. 

 

di Davide Venturi

(Vice presidente del Coordinamento delle associazioni combattentistiche e d’arma)

PESARO – Un saluto sincero e deferente al Comandante e padrone di casa, colonnello Giovanni Galliano, al sig, Sindaco, a sua eccellenza sig. Prefetto di Pesaro e Urbino, a tutte le autorità civili, militari e religiose e alle signore e ai signori qui presenti ( scuole se presenti).

E’ un piacere e un onore parlare a nome del Coordinamento provinciale delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

La ricorrenza odierna è per noi importante perchè ha un duplice significato: la conclusione della grande guerra, cioè la 1^ guerra mondiale, e la festa di tutte le forze armate, che sono state autrici, protagoniste, assieme anche agli altri attori, dell’unità di Italia. Oggi inoltre è anche il centenario dell’inizio di tale conflitto.

 

Ancora oggi suscita una grande commozione negli animi di quelle persone che, come me, hanno solo ascoltato le gesta della guerra combattuta dai nostri nonni.

 

Io ho avuto e ho il grande piacere di vivere a contatto con un mondo che è fatto di ricordi, di racconti di persone che mi hanno aiutato a capire qual’è stata la tragedia delle guerre. Ma sopratutto il grande sacrificio in termini di vite umane.

Con la Grande Guerra venne portata a compimento l’unificazione d’Italia.

Logicamente è giusto ricordare che dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918 quando il generale Armando Diaz lesse il Bollettino della Vittoria, vi furono nel mondo 8.500.000 di morti e gli italiani che persero la vita furono 650.000, oltre a 947.00 feriti

Ma io oggi non vorrei fare un bollettino di guerra, un semplice elenco di morti. Certo, è sempre giusto tenere in memoria le cifre delle tragedie. Ma questo non basta.

 

Qual’è il contributo fattivo che in questa momento storico possiamo dare per non far cadere nell’oblio i nostri morti?

Stiamo vivendo in una società che viaggia ad una velocità supersonica, dove il pensiero oggi espresso un minuto dopo è già sommerso da mille altre informazioni che rischiano di resettare tutto lo storico presente nella nostre menti.

Viviamo nel tempo dei sociale network, delle mille informazioni, a volte anche sbagliate, che troviamo nella rete

Certo, tutto funzionale a farci vivere al passo con i tempi, a reperire input e notizie in tempo reale. Ma viviamo – e questo ho già avuto modo di dirlo – in una società che è stata definita dal sociologo Bauman- “Società liquida”. Una società dove non ci sono più i confini ben definiti, dove il bene e il male non ha più una sua netta demarcazione; dove c’è il rischio che in un attimo i ruoli si scambino e ciò che credevamo un bene, un vantaggio un minuto dopo ci sembra il difetto peggiore.

Bene, Bauman diceva che in questa nebbia, in questa confusione il male prolifica.

Allora bisogna imparare, come spesso avviene in certe pratiche psicoanalitiche, a dare il giusto nome ai propri pensieri, alle proprie azioni, ma soprattutto a demarcare bene ciò che ci può aiutare a formare un pensiero positivo, costruttivo rispetto a quelle modalità di azioni e di ratio che invece potrebbero condurci ad un pensiero superficiale, di breve respiro, con il rischio ultimo di un’amnesia cronica .

Dico ciò perchè Io ho avuto e ho il grande piacere di vivere a contatto con un mondo che è fatto di ricordi, di racconti di persone- queste che vedete al mio fianco- che mi hanno aiutato a capire qual’è stata la tragedia della guerra: i nostri rappresentanti delle associazioni. Senza di loro la mia presenza sarebbe superflua. Certo, alcuni di loro hanno vissuto in prima persona il dramma della seconda guerra mondiale, ma oggi queste persone sono qui con noi, portano con fierezza il proprio labaro e cercano sempre e comunque, tramite la loro presenza , di testimoniare i drammi di tutti i conflitti mondiali, compresi i morti della 1^ guerra mondiale che oggi ricordiamo.

Sono loro i miei file d’archivio storico, che mi hanno aiutato a formare una pensiero nuovo, una coscienza refrattaria a quel revisionismo strisciante che qualche volta trovo in pensieri di certe persone. Sono loro che mi pungolano per far sì che queste manifestazioni abbiamo un senso.

 

E da loro che parto per riflettere e per sollecitare tutti a ricercare uno spirito di memoria condivisa teso a sviluppare in noi quella capacità di ricomporre gli antichi valori della nostra indipendenza nazionale con i valori di oggi, che vogliamo e dobbiamo orientare alla costruzione di una grande Europa unita.

 

Un’altra riflessione

 

Davanti a me oggi ci sono anche uomini in divisa schierati con le loro armi.

Posso definirli simboli della guerra?

Penso proprio di no.

Sabato scorso un quotidiano locale ha scritto un bel articolo sulle funzione istituzionale e sulle attività in essere di questo reggimento impegnato nella missione Isaf, forza internazionale di assistenza per la sicurezza in Afghanistan, nella base di Herat.

Titolo dell’articolo: Usare la persuasione per vincere

 

Ha parlato dei nostri militari impegnati in operazioni definite di contro-guerriglia. Cioè, tramite la diffusione di volantini e messaggi propagandistici, cercano di convincere gli insorti antigovernativi a fermarsi nella lotta armata. Ma l’aspetto che più mi ha colpito è la funzione di stabilire contatti con la popolazione per conquistare – dice l’articolo – attenzione e fiducia.

 

Ecco che si scopre che oggi il nostro esercito, ma in generale tutte le forze armate, non vanno a combattere un nemico ma bensì ad aiutare popolazioni che vivono all’interno di un panorama di guerra. Ed è per questo che quando si parla di spese militari e argomenti simili non bisogna cadere nelle facile polemica ma valutare bene, caso per caso.

 

Riprendo le parole Attenzione, fiducia, e aggiungerei anche ricordo: queste sono le parole chiave per riappropriarci e rimettere nel giusto alveo concetti quali la pace come fine ultimo e condiviso da tutti, la fiducia nelle nostre istituzioni e la fortificazioni del ricordo quale fondamenta del nostro pensiero.

In questo lavoro noi del coordinamento delle associazioni combattentistiche e d’arma, con enorme difficoltà ma in uno spirito di sacrificio e sospinti da una forte convincimento, ci siamo!

 

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>