Volley Pesaro in buone mani: quelle di Giulia Carraro, un grande talento

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5 novembre 2013

PESARO – Volley Pesaro è in buone mani: quelle di Giulia Carraro, alzatrice, o palleggiatrice, o palleggiatore, come dicono in molti a prescindere dal sesso femminile. A noi piace definirla regista in campo, perché è lei, 19 anni lo scorso 25 luglio, a mettere in pratica le idee, le strategie, come pure le tattiche dell’allenatore Matteo Bertini. Arrivata da Forlì, via Bologna, dopo essersi fermata qualche mese in serie A1, viaggia ogni settimana, facendo avanti indietro tra Pesaro e Marcon, piccolo comune in provincia di Venezia. Un sacrificio per una grande passione.

 

“Sì, è proprio così”.

 

Volley Pesaro. Foto Danilo Billi

Volley Pesaro. Foto Danilo Billi

La scorsa stagione, l’ha iniziata in B1. Purtroppo, per lei e per le compagne d’avventura, Forlì – che a livello societario si era legata a Bologna, dando vita alla (pessima) Idea Volley – ha chiuso presto e Giulia si è trovata in A1. Il 30 marzo 2013, ottava giornata di ritorno della stagione regolare, ha giocato al PalaCampanara di Pesaro, contro la Kgs. Finì 3-2 per le ragazze allenate da Andrea Pistola e Giulia scese in campo al posto di Alessandra Petrucci, ma si limitò a tre turni in battuta.

 

A Bologna ha giocato con Natalia Brussa, ex colibrì molto amata dai Balusch: per caso, vi è capitato di parlare di Pesaro?

 

“Mi sono allenata con lei tutti i giorni, ma in tutta sincerità non abbiamo parlato mai di Pesaro. Io non sapevo che sarei venuta qui e neppure immaginavo di farlo”.

 

Nella breve permanenza a Bologna, 7 le presenze con 9 set giocati, con 1 punto su 3 attacchi. Poi la scelta di accettare le offerte della presidente Barbara Rossi. Perché, pur essendo uno dei talenti più interessanti nel suo ruolo, ha deciso di tornare in serie B1?

 

“Intanto mi avevano parlato molto bene di Pesaro, dell’ambiente bello, di società e allenatore molto buoni. Era quello che cercavo: le mie priorità erano ambiente e allenatore. E volevo vivere un anno tranquillo, dopo l’esperienza problematica vissuta in quello precedente. E volevo giocare, perché lo scorso anno, anche se nella massima serie, non ho giocato tantissimo. Il mio ruolo è particolare, serve esperienza, che si fa solo in campo”.

 

Soddisfatta della scelta?

 

“Molto soddisfatta!”.

 

Cosa le piace del Volley Pesaro?

 

“Prima di tutto l’ambiente, molto bello, soprattutto familiare. Mi trovo benissimo con le altre giocatrici, siamo una bella squadra. E così con Matteo Bertini, il nostro allenatore. Inoltre stiamo vincendo… meglio di così…”.

 

Gli addetti ai lavori dicono che lei è molto brava. Come procede la sua crescita sotto le cure di Bertini?

 

“Non posso che ringraziare chi lo dice… Ecco, di Pesaro mi piace in particolare che ci alleniamo la mattina. Così posso lavorare per migliorare la tecnica, il palleggio. Io sono una precisina e avere la possibilità di migliorare i fondamentali mi piace molto. Poi è vero che la pallavolo è sempre quella e gli allenamenti sono uguali dappertutto, però è fondamentale lavorare con un allenatore che cura molto sia la tecnica sia la tattica. Io gioco con attaccanti di livello e ho la possibilità di decidere come variare il gioco, di sbizzarrirmi”.

 

Abbiamo notato, anche nell’ultima partita, che l’intesa per l’attacco in fast è molto positiva, mentre avete avuto qualche difficoltà con i primi tempi. Bertini ci ha detto che sono molto anticipati e quindi la ricezione deve essere perfetta.

 

“Vero, ma alla resa dei conti con la ricezione perfetta puoi fare quello che vuoi, soprattutto i primi tempi. Vorrei sottolineare, però, che con Valentina Salvia si fa bene anche con palla staccata”.

 

Lei riveste un ruolo fondamentale nella pallavolo, come in tutti gli sport che hanno bisogno di una testa pensante: ci riferiamo al mediano di apertura del rugby, al quarterback del football americano, al playmaker del basket. Ci limitiamo alla pallavolo: ha una giocatrice di riferimento?

 

“Sinceramente no, anche se mi è sempre piaciuta molto Eleonora Lo Bianco”.

 

Quali i suoi obiettivi?

 

“Giocare in serie A e indossare la maglia della Nazionale. Credo sia il sogno di tutte le giocatrici”.

 

Solo volley o anche altro?

 

“Avevo deciso che, finite le scuole superiori, avrei puntato molto sulla pallavolo, dedicandole la maggior parte del tempo e delle attenzioni. Il mio sport mi piace moltissimo, i risultati si vedono, quindi… Però cerco di tenermi impegnata anche in altre cose. Avendo studiato all’istituto turistico, faccio corsi di lingue straniere per migliorare la mia conoscenza. In più sto prendendo la patente. Insomma, gli impegni non mancano. E non dimentico, memore di esperienze personali e di altre giocatrici, che è importante avere altri interessi al di fuori dello sport”.

 

La presidente Rossi e coach Bertini non annunciano obiettivi, limitandosi a parlare di una bella pallavolo. Lei?

 

“Se lo dicono loro, lo confermo anch’io… Puntiamo a fare bene, poi si vedrà”.

 

L’allenatore invita a stare con i piedi a terra: avete vinto le tre partite giocate, ma secondo Bertini il difficile deve arrivare…

 

“Finora abbiamo affrontato squadre di media classifica. Ora in vetta c’è Casette d’Ete, con cui abbiamo disputato due amichevoli, una vinta, l’altra persa. Ma dalle amichevoli non si possono trarre giudizi perché si gioca senza la pressione della gara ufficiale, del punto da fare a tutti i costi. Le risposte vere arrivano solo dal campionato”.

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