Progetto di ricerca Up-Tech: sperimentazione di un sistema integrato di servizi nell’ambito della continuità assistenziale

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7 novembre 2013

PESARO – “Up-Tech”  è un progetto di ricerca sperimentale, finanziato dalla Regione Marche tramite le risorse del Fondo nazionale per la non autosufficienza e sviluppato, su indicazioni del Dipartimento regionale per la salute e i servizi sociali, dall’Istituto Nazionale di Ricovero e Cura degli Anziani (Inrca) in collaborazione con i Distretti sanitari Asur e l’area anziani degli Ambiti Territoriali Sociali di Pesaro, Ancona, Fermo, Macerata e San Benedetto del Tronto.

Il progetto ha due obiettivi principali: promuovere la permanenza a domicilio delle persone affette da malattia di Alzheimer e migliorare la qualità di vita dei caregiver (termine inglese: colui che si prende cura) familiari.

I destinatari primari degli interventi di Up-Tech non sono quindi i soli pazienti ma anche i loro familiari che a causa dello stress quotidiano, collegato alle attività di assistenza, sono esposti ad un elevato rischio di eventi avversi.

Up-Tech è strutturato secondo criteri di scientificità: ha attualmente arruolato nel territorio del Distretto di Pesaro 90 coppie, composte da pazienti con malattia di Alzheimer e relativi caregiver familiari, (un totale di 438 famiglie coinvolte in tutta la Regione Marche) in un intervento complesso della durata di 14 mesi.

Per l’attivazione del progetto sono stati assunti in ogni distretto Sanitario/Ambito Territoriale Sociale due assistenti sociali e coinvolti cinque infermieri. Sono in corso di sperimentazione nuove strumentazioni di tecnologia assistita per la sicurezza in ambito domestico in un sottocampione di famiglie.

La prestazione del Servizio Sociale Professionale comprende attività di segretariato sociale (ascolto e valutazione della domanda, consulenza, orientamento) e presa in carico (sostegno e trattamento con la persona e la famiglia) attraverso una specifica metodologia di lavoro che prevede visite domiciliari, sessioni periodiche di counseling individuale, controlli telefonici regolari, formazione del familiare sull’organizzazione assistenziale e sulla gestione dello stress. L’assistente sociale, inoltre, a sostegno della rete dei servizi territoriali, provvede al coinvolgimento dei medici di medicina generale e degli altri servizi sanitari e sociali.

Le visite a domicilio effettuate dall’infermiere prevedono, oltre alla somministrazione di un questionario, l’addestramento del caregiver sulle modalità di assistenza del paziente, l’alimentazione, la gestione del trattamento farmacologico, l’ergonomia dell’ambiente domestico e la gestione dello stress.

L’intervento di tecnologia assistita prevede l’istallazione di comuni dispositivi (device) tecnologi già diffusi e commercializzati, semplici da usare e che non richiedono un’elevata perizia tecnica per l’istallazione e la manutenzione. Tra questi device saranno utilizzati: sensori per rilevare eventuali uscite dal domicilio, cadute notturne, gas e perdite di acqua, luci notturne automatiche, sensori per aperture improprie delle finestre.

Al di là delle attività dirette sul campo, il progetto ha consentito la creazione di un software per la gestione del percorso assistenziale dei pazienti con Alzheimer, che in futuro potrebbe potenzialmente servire quale registro regionale di patologia. Tra le attività di prossima attuazione: una convenzione con il Centro Servizi del Volontariato Regionale che consentirà l’avvio di iniziative co-progettate dai servizi dell’area anziani degli Ambiti Territoriali Sociali, dell’Asur, Inrca e associazioni, quali gruppi di mutuo aiuto, trasporti sociali e corsi di formazione per familiari.

 

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