Carol Zuccarini, Miss Servizio Vincente, racconta la bellezza del volley femminile, il piacere di giocare a Pesaro e il dispiacere per Fano senza squadre

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8 novembre 2013

Zuccarini (Volley Pesaro) in attacco

Zuccarini (Volley Pesaro) in attacco

PESARO – Il volley è un gioco con la palla che inizia sempre con uno dei fondamentali: il servizio, la battuta. Se chi va al servizio è bravo e ha una battuta insidiosa, dà un grande vantaggio alla propria squadra.

Non sappiamo se è accaduto mai, ma un set si potrebbe vincere 25 a 0 con 25 servizi vincenti, o ace se preferite. Sappiamo, però, che sabato scorso nella vittoria pesarese sul San Michele Firenze hanno inciso molto le 8 battute vincenti di Carol Zuccarini, la schiacciatrice fanese che ha dato esperienza e sostanza alla squadra allenata da Matteo Bertini.

 

8 ace contro Firenze, ma il suo record è di 10

Abbiamo provato a verificare se c’è un record per il volley femminile, non abbiamo trovato risposta. Nel volley maschile il record dovrebbe essere di 11, ma in quello femminile? Confessiamo la nostra ignoranza. Non resta che rivolgerci direttamente a lei, a Carol Zuccarini: ricorda qualcuna che abbia fatto meglio di lei?

“Veramente, una volta ne ho fatti 10”.

Lo dice abbassando il tono della voce, con modestia, poi racconta cosa accadde…

“Fu una scommessa con il nostro scoutman quando ero a Ravenna (Zuccarini, che in passato ha indossato anche la maglia della Robur, allora sponsorizzata Ipercoop, ha giocato anche a Urbino, ancona, Verona, Forlì e Viserba), tra il 2006 e il 2008. Ne segnai 10, in palio un’automobile, ma non l’ho presa. Ricordo che era contro San Donà”.

Dunque, non è una novità vedere la numero 5 fanese impegnata in lunghi turni alla battuta. Complimenti!

“Grazie per i complimenti, ma non mi sono ripetuta. E’ molto difficile perché è vero che battendo al salto, come faccio io, il servizio è più forte ed è più facile mettere in difficoltà la ricezione avversaria, ma anche sbagliare. Sabato scorso sono entrata tranquilla, ho deciso di tirare forte, come sempre… Chiaro che quando la battuta funziona si innescano situazioni particolari e magari loro si sono intimorite, sbagliando ancora”.

A prescindere dal numero degli ace, le sue battute sono state importanti perché hanno dato fiducia alla sua squadra, che aveva iniziato male, e messo qualche granellino di sabbia nei meccanismi di Firenze, che prima erano quasi perfetti.

 

“Questo è vero… Davanti al nostro pubblico abbiamo difficoltà a sbloccarci. Non so se dipende dalla troppa voglia di fare bene. Una settimana prima, a Loreto, ci eravamo espresse subito al massimo, partendo tranquille. Poi, dal secondo set, ci siamo sciolte. Magari gli ace messi a segno nel terzo hanno contribuito psicologicamente, perché hanno creato il divario, ma la vittoria è sempre di squadra”.

D’accordo, ma lei ha dato una bella mano… Poi avete giocato bene.

“Perché quando le cose girano bene, tutto diventa più facile”.

 

“La squadra mi piace, è giovane ma sa giocare bene insieme”

E’ giusto riconoscere che magari avevamo un po’ di puzza al naso, pensando alla serie A1 persa, alle giocatrici che non vedremo, ma quando giocate bene offrite una pallavolo piacevole, divertente.

“Su questo non ho alcun dubbio: la squadra mi piace, è giovane ma quadrata. Ovvio che quando si è giovani bisogna fare esperienza, giocare, imparare a stare in campo. E talvolta – lo dico pensando al mio passato – ci si fa prendere dalla voglia di strafare, ed è controproducente”.

 

“La mia battuta? Ostica. Batto al salto e rischio di sbagliare”

Torniamo alla battuta: come definirebbe la sua con un aggettivo?

“Oh… con un aggettivo? Non spetta a me… lo faccia lei”.

Io la definirei velenosa… perché – vista anche dalla postazione stampa – la sua palla gira, si muove, mette paura, o almeno in apprensione, alla ricezione avversaria.

“Diciamo ostica, ma non mi piace autodefinirmi”.

Lo scorso anno, in A1, il servizio puntava molto su Valentina Tirozzi, che realizzò 28 ace, superata solo dall’olandese di Piacenza, Floortje Meijners (31), che però giocò più partite e più set. Quest’anno c’è lei. Insomma. Al volley femminile pesarese non manca mai una giocatrice così efficace in battuta. Giusto, come fa lei, ricordare che la vittoria è sempre di squadra, a maggiore ragione nel volley, ma avere un servizio così insidioso è molto importante, anche per mettere sotto pressione la ricezione avversaria.

“Lo spero anch’io! A me piace molto andare al servizio, ma non sempre è così efficace. E ci sono periodo in cui fatico a farla entrare, perché al salto si rischia molto e gli errori sono più probabili. Io ci provo, però”.

 

“Io al Trofeo delle Regioni, una mia compagna doveva ancora nascere”

Lei ha detto già che la squadra le piace e così le compagne, tutte più giovani e meno esperte, anche se veramente brave, da Fiesoli a Carraro, da Gioia a Boriassi, da Salvia a Micheletti. Addirittura, osservando il viso di quelle che stanno fuori, così ragazzine, sembra incredibile che giochino in B1.

“Guardi, le racconto un episodio: giovedì si parlava fra noi del Trofeo delle Regioni e ho detto che l’ho disputato nel 1995… Una ha esclamato: io sono nata nel 1995!. Mi è venuto da ridere: io giocavo già e lei doveva ancora nascere. Detto questo, sono mature per l’età che hanno, soprattutto rispetto alle coetanee. Stare fuori di casa aiuta. Vivere da sole o insieme con altre compagne di squadra è un’esperienza molto importante, ti fa crescere più in fretta. E’ successo anche a me quando avevo 17 anni. Se parli con una loro coetanea, ti accorgi della differenza. Hanno gli stessi anni, ma solo all’anagrafe”.

E già interessanti tecnicamente.

“Sono molto brave e hanno tutte un bel braccino, da Alessia a Fiesoli a Caterina Gioia. E che dire di  Eva Trinci, che ha qualità fisiche imbarazzanti. Sono tutte ragazze che possono venire fuori. Con il lavoro e con il tempo, si vedranno i risultati”.

 

“Sabato a Pagliare ci attende un gruppo a caccia di riscatto”

Sabato sera tornerete in campo.  Per la quarta giornata di andata sarete ospiti della Lmd Group Pagliare, che in classifica è penultima, ha un solo punto ed è reduce da una sconfitta pesante, peraltro con la capolista Casette d’Ete.

“L’esperienza dice mai sottovalutare alcuna avversaria, mai prendere sotto gamba un impegno, perché anche la penultima in classifica può farti lo sgambetto. Magari in questo momento Pagliare non è al top, ma ha perso il derby con Casette e avrà tanta voglia di rivalsa, di riscatto. Dobbiamo scendere in campo concentrate al massimo e, più che guardare alle nostre avversarie, pensare a fare il nostro gioco. Quando ci riusciamo, siamo forti”.

 

“Rifarei l’sms: difficile trovare appassionati come Barbara e Sorbo”

Carol Zuccarini ha vinto il precedente campionato di B1, con il Viserba allenato da Bibo Solforati. Purtroppo, causa problemi economici, la società romagnola ha dovuto rinunciare non solo alla serie A2, ma anche alle categorie inferiori. Rimasta senza squadra, Carol ha mandato un sms a Barbara Rossi, trovando subito l’accordo per giocare a Pesaro. A distanza di qualche mese, contenta di avere inviato quel messaggio?

“Sì, contenta davvero, tanto che lo rifarei. Conoscevo la società, avevo sentito solo parlare bene di Barbara e Sorbo e di Matteo Bertini. Sapevo che l’ambiente mi sarebbe piaciuto, non è stata una sorpresa. E – come ho detto – la squadra mi piace”.

Lei è fanese. Una volta volta la pallavolo della sua città era al vertice, sia al maschile sia al femminile. Ora non più e sembra incredibile per una città che è sempre stata della pallavolo. Si è fatta un’idea delle ragioni?

“E’ una domanda che mi faccio spesso. Fano ci stava bene in A1, comunque che potesse fare almeno una B2 . Oltre alla situazione generale comune a tante città, mi sembra di cogliere una diminuzione di attenzione dei giovani verso lo sport. Una volta la pallavolo era un elemento di grande attrazione. Oggi sembra sia il computer, la playstation. E’ diminuita l’attenzione, è calata il contributo economico. Mi dispiace molto. Lo dico pensando a tante ragazze che hanno smesso di giocare. Mi rendo conto, però, che mancano i soldi ed è soprattutto difficile trovare due appassionati come Barbara Rossi e Giancarlo Sorbini. Spero in un’inversione di tendenza, ho il patentino e mi piacerebbe allenare le giovani, portarle al gioco di squadra più bello che ci sia”. Giovani che avrebbero una grande insegnante del primo fondamentale: il servizio, la battuta.

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