La Lega Nord chiede: “Quale è lo sviluppo urbanistico per Pesaro?”

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9 novembre 2013

PESARO – “Quale sviluppo urbanistico per Pesaro?”. Questo il titolo di un comunicato inviato da Danilo Fuligno, segretario comunale della Lega Nord della sezione di Pesaro.

“La città di Pesaro – continua – deve essere grata all’architetto Tiziana Giacoma Gallo per avere risollevato con competenza, entusiasmo e passione il tema dell’urbanistica a Pesaro, e avere organizzato una conferenza sul tema, invitando peraltro l’illustre urbanista Prof. Bernardo Secchi. Di quest’ultimo, ho appena finito di leggere la sua ultima opera, “La città dei ricchi e la città dei poveri”, opera nella quale ho trovato alcuni concetti a me già noti (porosità sociale, gated communities, etc), della quale ho apprezzato soprattutto esempi e casi concreti, noti soprattutto agli addetti ai lavori, ed una serie di buoni propositi in tema di inclusione urbanistica dei nuovi poveri. L’opera dell’illustre urbanista ci offre un veloce e fruibile excursus delle cause e modalità di esclusione/inclusione, ed alla fine in qualche modo ci richiama alle nostre responsabilità, senza scendere in soluzioni concrete, lasciate probabilmente alla techne degli addetti ai lavori”.

“Per l’uomo della strada di Pesaro – continua il leghista Fuligno – la situazione purtroppo non cambia, anzi, rischia di volgere al peggio, e ricordiamoci tutti i commenti negativi dell’urbanista in questione sugli ultimi sviluppi della città di Pesaro. A Pesaro si passa dall’era di “modernità” del sindaco Ugo Tombesi detto “il demolitore”, nel quale la vita intra moenia veniva vissuta in modo soffocante, e per questo motivo, in nome della modernità e di un clima pre-futurista, le bellissima mura roveresche di Pesaro vennero abbattute, destinando all’oblìo una parte del nucleo identitario della nostra città, che invece altrove sono rimaste (es. Lucca). Passano due guerre, in mezzo alle quali si costruiscono bellissimi esempi di stile Liberty e Impero al mare; dopo le macerie della guerra, come in tante altre città italiane, anche Pesaro deve assistere ad una talora convulsa urbanizzazione, volta ad accogliere il massiccio esodo di contadini dall’entroterra, che esigeva “quantità” più che “qualità”, ovvero “bisognava badare al sodo”. La sensibilità urbanistica e artistica della classe dirigente di allora era un fatto di elite, basti pensare che la chiesa di Vanvitelli venne usata dall’amministrazione comunale come quadrato per le gare di box e deposito comunale; più recentemente gli scavi romani sono stati reinterrati come per una specie di punizione divina, una damnatio memoriae. Le case “INA”, le case “Fanfani” denotano già un primo nucleo di prototipazione del vivere architetturale ed urbanistico; poi abbiamo con gli anni ’70, seconda metà, il primo piano regolatore di Pesaro, dove, con grande tensione intellettuale per l’epoca, l’allora elite politica del PCI comprende in pieno il nesso fra demos e tropos, redigendo un’opera pianificatoria encomiabile, che possiamo tuttora vedere in alcuni quartieri della nostra città, dove l’abitazione è parte integrante di un ambiente circostante pensato per vivere e non solo per dormire.
Passati gli anni ’70 si cominciano gli ’80, in pieno edonismo reaganiano, l’era della “Milano da bere” con le ragazze sui pattini, e le prime speculazioni e brutture edilizie, le une distinte dalle altre solo perchè le prime non avevano coperture politiche, le seconde sì”.

Conclusione: “Abbiamo assistito in anni recentissimi persino all’assalto delle mura roveresche per la costruzione di un bar, presso Porta Rimini, e persino aver dovuto leggere che l’opera aveva avuto le approvazioni necessarie (!!) ed il processo che ne seguì, se non erro, finì senza condanne, nella sostanziale indifferenza della cittadinanza.

Ed ora che emerge che l’amministrazione della provincia felix si trova a dover pagare parecchi debiti contratti in passato, con discutibili operazioni finanziarie, ci troviamo con sospetta sincronia operazioni di alienazioni di immobili e terreni pubblici: come diceva un grande vecchio della politica italiana, a pensare male si fa peccato, ma si indovina sempre.

Il Prof. Bernardo Secchi ha citato più di una volta il caso della città di Antwerp come esempio di conflitto socio/territoriale e di mancata integrazione nel suo libro, ed ha posto l’accento più volte l’accento sul tema della sicurezza come occasione per il rilancio di una certa forma di segregazionismo sociale.

Io credo che tutti siamo in grado di osservare e trovarci d’accordo nel giudicare queste situazioni, ma la politica ha il dovere di dare delle risposte ai cittadini, a semplici quesiti, ad esempio:

  1. A quanti metri quadrati di verde ha diritto ogni cittadino?
  2. Qual’è il limite della densità abitativa, oltre il quale decade l’aspettativa di una minima qualità della vita?
  3. Fino a quanto è giusto e possibile continuare ad antropizzare le nostre coste e riviere?
  4. Quanti abitanti può contenere la nostra città, in una situazione di deindustrializzazione galoppante?
  5. Con quali criteri bioclimatici minimi si dovrà costruire in funzione dei cambiamenti climatici e della scarsità di risorse energetiche in Italia?

E soprattutto, pensando ai sacrifici di una vita intera delle famiglie pesaresi per comprarsi una casa e comprarsi un mutuo, con quali strumenti urbanistici difendere il valore delle abitazioni da eventi esterni?

Chi risponderà alle famiglie pesaresi, per la perdita di valore dei loro immobili al sopraggiungere sempre più numeroso di individui e gruppi sociali alloctoni che -come dimostra l’esperienza di tante città in Italia e all’Estero- deprimono il valore dei loro immobili, determinando nel lungo periodo delle vere e proprie isole urbane su base etnica e religiosa?

Non vorrei che si passasse dal periodo definito “dell’urbanistica contrattata” a quello di un’urbanistica asservita a interessi politici di parte, in sfregio ai canoni dell’ambiente e del buon vivere, per favorire l’insediamento di determinati gruppi sociali da cui poi trarre voti e consensi, esattamente come sta avvendo ora in questo processo di ingegnerizzazione demografica.

L’ultimo caso inquietante è quello dell’AMGA, per il quale, ancora una volta, si intende scaricare sulla cittadinanza una situazione sulla quale ci risulta ci siano ancora indagini aperte: la bonifica di un terreno da parte del comune, in cambio di un’ulteriore cementificazione al mare: è davvero inaccettabile, così come il cinismo e l’impudenza di certi commenti che vedono questa come l’unica soluzione possibile al problema.

Una nota di speranza viene invece da episodi come quello delle piste ciclabili che, pur se appunto episodi isolati, denotano comunque una raffinatezza del sentire e sensibilità verso la koinè, che sono venute meno soprattutto da parte di noi cittadini, che continuamo ad accettare tutto questo, nel nome di equilibri (e clientele?) consolidatesi nel tempo”.

Un commento to “La Lega Nord chiede: “Quale è lo sviluppo urbanistico per Pesaro?””

  1. OMAR scrive:

    Lo trovo un giudizio lungimirante……e approfondito….

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