Papa Francesco e il patrimonio ecumenico del mondo ebraico

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11 novembre 2013

Francesco torna a parlare del rapporto tra mondo cattolico e comunità ebraica, invitando a rinsaldare un legame che è sancito da millenni nella Bibbia e che per visioni storicistiche rivedibili si è interrotto e non è mai stato sufficientemente ripreso e valorizzato. Francesco sprona la Chiesa invitando i fedeli, durante l’Angelus del 10 novembre, a considerare gli ebrei come “fratelli maggiori”, dando implicitamente un input di carattere biblico, oltreché ecumenico: infatti è dalla revisione assieme alla comunità ebraica di tanti passaggi dell’Antico Testamento che trovano correlazione nel Nuovo Testamento che si può giungere a sancire alcuni appuntamenti annuali comuni, occasioni per diventare un solo popolo anche se con declinazioni diverse.

Papa Francesco e un rabbino

Papa Francesco e un rabbino

Un bel passo avanti rispetto a quel “preghiamo per i perfidi ebrei” che era contenuto nel Messale fino alla riforma del Concilio Vaticano II (1965) e che ancora qualche anziano sacerdote, che non ha ben letto le quattro costituzioni dogmatiche del Vaticano II, ripete sottovoce. Francesco ha detto più volte che il suo magistero sarà impostato sulla revisione di alcune letture teologiche date a passi biblici approfondendo la spiritualità sacramentale del matrimonio e trovando un nuovo approccio – anche se non passivo – nei confronti di letture diverse che le varie religioni monoteiste danno al testo biblico. Ancora questo passaggio del Magistero di Francesco è fermo ad annunci, inviti e raccomandazioni, ma sono in molti all’interno della Chiesa a pensare che presto assumerà contorni di vero ecumenismo. Infatti, da quello storico giorno del 1986 in cui Giovanni Paolo II incontrò i rappresentanti di tutte le religioni ad Assisi, sono state organizzate molte iniziative ma ben poco è stato fatto dal punto di vista dottrinale per avvicinare religioni che solo in apparenza sono diverse. Si guardi per esempio alla virtù teologale che san Paolo reputa “la più grande di tutte”: la carità. Si ha la stessa visione di carità sia nelle varie confessioni cristiane, sia nel mondo ebraico che in quello musulmano. E non c’è grande differenza nemmeno nelle religioni asiatiche (buddismo, induismo). Sarebbe bello che a livello di Chiese locali si approfondissero i legami con le altre religioni monoteistiche, perché ne scaturirebbe ricchezza sia a livello ecclesiale che sociale.

 

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