Bilanci: 51 Comuni sotto la lente d’ingrandimento della Cgil

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12 novembre 2013

Da sinistra Roberto Ghiselli, Novella Lodolini, Simona Ricci, Renato Claudio Minardi, Antonello Delle Noci

Da sinistra Roberto Ghiselli, Novella Lodolini, Simona Ricci, Renato Claudio Minardi, Antonello Delle Noci

PESARO – E’ stata presentata questa mattina, nella sala del Consiglio comunale,  di Pesaro l’indagine sui bilanci dei Comuni, condotta dall’Ires Cgil Marche, in collaborazione con l’Anci. Per la prima volta la ricerca è stata estesa a quasi tutti i Comuni della regione. Un lavoro approfondito e soprattutto attuale dato che la ricerca si riferisce all’esercizio 2012. Quindi ai consuntivi dello scorso anno. Novella Lodolini, responsabile dell’Istituto di ricerche della Cgil ha illustrato i dati che hanno preso in esame i Comuni della provincia di Pesaro Urbino. Oltre ai segretari generali provinciali Cgil Simona Ricci e regionale Roberto Ghiselli sono intervenuti anche l’assessore al Bilancio del Comune di Pesaro Antonello delle Noci e della Provincia Renato Claudio Minardi.

L’Ires Cgil Marche ha analizzato i bilanci consuntivi 2012 di 51 Comuni, il 76% del totale dei Comuni in provincia di Pesaro e Urbino.

Il dato più evidente è la diversa situazione in cui versano i Comuni piccoli e quelli grandi.

Sul versante delle uscite, nei Comuni più piccoli la spesa per la gestione dell’apparato amministrativo ha un’incidenza molto elevata, pari al 35% a fronte del 27% dei Comuni più grandi.

La lettura dei dati rafforza l’opportunità e l’urgenza di una associazione tra piccoli Comuni, come prevede la norma, per la gestione di molte delle funzioni ad essi assegnate al fine di risparmiare risorse e fornire servizi migliori per qualità e quantità ai cittadini.

La legge di stabilità e le nuove norme in tema di redazione dei bilanci comunali prefigurano scenari ancora più critici per i Comuni che dovranno tendere a massimizzare l’efficienza nella gestione delle risorse al fine di rispondere ai bisogni sempre più pressanti e diversificati provenienti dai cittadini.

Dalla ricerca emerge che nel 2012 i Comuni hanno avuto a disposizione 870 euro di entrate correnti per cittadino con cui finanziare la spesa per i servizi e per il funzionamento della struttura amministrativa.

Tali risorse provenivano per la maggior parte dai tributi pagati dai cittadini su cui gravava una pressione tributaria media di 581 euro secondo un andamento decrescente con l’aumentare della dimensione dei Comuni almeno fino ai 10mila abitanti: oltre quella soglia demografica la pressione tributaria è maggiore della media provinciale.

I trasferimenti correnti dallo Stato e dalla Regione sono stati molto contenuti: appena 93 euro a cittadino.

La spesa sostenuta dai Comuni per abitante ammonta a 833 euro in media.

Tra i capitoli di spesa, quella per l’amministrazione dell’ente è pari a 234 euro, il 28% della spesa corrente totale, e risulta più elevata nei Comuni con meno di tremila abitanti.

La spesa per il welfare (istruzione pubblica, scuola, sport e sociale) ammonta a 305 euro per abitante e rappresenta il 37% della spesa corrente totale con un’incidenza maggiore nei Comuni più grandi.

La maggior parte della spesa per il welfare è costituita dalla spesa sociale in senso stretto (asili nido, residenze per anziani, assistenza alla persona, ecc.) pari a 157 euro per abitante e che rappresenta in media il 18,8% della spesa corrente complessiva. Anche in questo caso, la spesa sociale pro-capite aumenta con la dimensione del Comune.

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