Nakamoto: “Il motomondiale ha 3 top rider”… come a dire “Sorry Vale, tu sei fuori”

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13 novembre 2013

Shuhey Nakamoto

Shuhey Nakamoto

Se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni passati nel motomondiale accanto ai tecnici e dirigenti giapponesi, è che quando prendono una decisione, giusta o sbagliata che sia, non cambiano più opinione neppure se si mettesse a eruttare il monte Fuji.

I tempi passano, ma loro, i giapponesi, non sono cambiati di una virgola. E probabilmente non cambieranno mai. Sia chiaro: la nostra non è assolutamente un’accusa, ma solo dare una chiave di lettura per interpretare certi metodi di lavoro incomprensibili per noi europei.

Questo preambolo è necessario per capire più a fondo la bella intervista che il quotidiano sportivo “Marca” ha fatto a Shuhey Nakamoto, il Vice Presidente di Honda Racing Corporation (HRC), espressione sportiva della grande Casa nipponica. Nakamoto abbiamo imparato a conoscerlo in questi anni attraverso le immagini tv: un signore di mezza età, serio serio, capace di esternare tutta la sua felicità (e per un brevissimo istante), solo nelle foto ufficiali o nel parco chiuso domenica a Valencia per abbracciare Marquez, campione del mondo 2013.

E Nakamoto, come molti suoi illustri predecessori, nell’intervista ha ancora una volta chiuso la porta in faccia a Valentino Rossi (senza mai citarlo) per un suo eventuale ritorno in Honda. Per sempre? Mah, se non gli hanno perdonato il “grave oltraggio” di 10 anni fa, difficile lo facciano negli anni a seguire.

Rossi con parruccaRicordiamolo. Era il 2003, Gp di Valencia: Valentino aveva appena conquistato il suo 5° titolo iridato, terzo nella MotoGp, con 9 successi in stagione su una Honda stratosferica, praticamente perfetta. Ma le frizioni con la Casa erano continue già da qualche mese. Questione di punti di vista. Come ebbe a dire Carlo Fiorani, il suo team manager nella serata dell’addio e a microfoni spenti “Per le filiali europee della Honda Rossi è un grandissimo, uno pieno di carisma, il campione, mentre i giapponesi non colgono questo aspetto, forse lo fanno istintivamente, ma per loro è solo un pilota. Bravo, ma solo un pilota. Loro non vivono le cose come noi”.

Questa cosa non è mai andata giù a Valentino: che diamine, la moto è una gran moto, diceva sempre, ma io non conto nulla? In fin dei conti sono io che la porto al traguardo, sono io che mi faccio un mazzo così in pista che dò le dritte ai tecnici per farla andare sempre più forte. E invece…

E invece di dirgli grazie, i giapponesi convennero che non c’erano più le condizioni per continuare insieme. Quella sera a Valencia, oltre a Fiorani, erano presenti anche due pezzi grossi della Casa madre, Shoij Tachikawa, lo sport manager che nell’occasione fece scena muta (ma che il giorno prima disse a Rossi, a quattr’occhi: sei un grande, bisogna aver coraggio per lasciarci) e il nemico n°1 di VR46, il team manager Kouji Nakajima che si aggirava per i box ma che in sala stampa proprio non si fece vedere, sprezzante sino all’ultimo.

La storia ha scritto come sono andate le cose: Valentino in Yamaha vinse di tutto e di più già dalla stagione successiva, cominciando da quel capolavoro di successo nel Gp del Sudafrica a Welkom, quando si sedette accanto alla sua Yamaha e la baciò, sussurrandole parole d’amore. E ora che la Honda è tornata ad essere la moto da battere, la spocchia dei vincitori è risaltata fuori nell’intervista a Nakamoto: non un cenno a Valentino, eliminato dai top rider e soprattutto da non prendere in considerazione come pilota Honda per il 2015, quando i contratti di Marquez, Pedrosa, Lorenzo e Rossi saranno in scadenza e quindi libero di accasarsi come meglio credono.

Se Marquez è il punto di riferimento, Nakamoto non lo dà a vedere. Alla domanda: Lei ha visto tanti talenti nel motociclismo, pensa che Marquez sia il migliore? Risponde: “No, era Freddie Spencer”. Perché? “Non lo so, mi è sempre piaciuto”. Cominciamo bene ma andiamo avanti: Marquez ha un contratto per due anni con la Honda. Il suo valore crescerà ulteriormente e nel 2014 dovrà negoziare il rinnovo del contratto. Cosa si può fare per trattenerlo? “Non c’è bisogno di parlare, abbiamo un sacco di tempo”. Ma non è preoccupato per questo? “Per niente”. Alleluya.

Ancora: per il 2015 farà una proposta anche a Lorenzo? “Sì, parlerò con tutti e 3”. Soddisfatto della stagione di Pedrosa? “Non siamo felici perché Dani non ha vinto la Coppa del Mondo”. Questo vuol dire che viene meno la fiducia che avevate in lui? “Onestamente, Dani è andato molto bene nella prima parte di questo anno. Poi è arrivato l’incidente. Chiaramente Dani , Jorge e Marc sono i top 3. Non ci sono dubbi”. Che si può anche leggere come: sorry Valentino, ormai sei uno dei tanti. Ma ce n’è anche per Burgess: Lo richiamerete in Honda? “No”. E per finire, ancora Marquez e Stoner: nel 2014 Marquez avrà nuovi meccanici voluti da lui, questo vuol dire che il suo potere in HRC è cresciuto: “Lui ha già il potere e questo non è cresciuto. Tutti i piloti fanno così. Stoner ha voluto portare la sua squadra, Pedrosa anche. Non capisco queste domande”.

Nakamoto con Stoner

Nakamoto con Stoner

Il ruolo di Stoner alla Honda sarà lo stesso nel 2014? “Non è ancora deciso. Parleremo”. Se Stoner è un pilota collaudatore Honda, perché non è qui per i test? “Perché si è rifiutato”. Scusi, ma il capo è Lei: “Sì ma se Stoner non voleva venire , come potevamo convincerlo?”.

E qui finisce l’intervista. Traete voi le conclusioni: di sicuro Valentino quando e se l’avrà letta, si metterà a ridere. Per lui sono cose che conosce già. Se Honda ha chiuso la porta lui non l’ha mai riaperta, né ha chiesto di tornare. Sapere di non essere gradito (sia lui che Biaggi un punto in comune almeno ce l’hanno) non farà che rafforzare la sua volontà di tornare competitivo e di dire ancora la sua. Anche se da oggi in poi dovrà lottare non solo con compagni di squadra ingombranti o avversari-bambini dispettosi, ma anche contro la carta d’identità.

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