Nuovo percorso della Fano-Grosseto, interrogazione parlamentare della Ricciatti (Sel): “Per favorire il privato si cancella il nostro patrimonio”

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15 novembre 2013

PESARO – “Non possiamo accettare che amministratori miopi e imprenditori interessati al loro solo profitto cancellino con un colpo di penna l’impegno preso con i cittadini ed un inestimabile patrimonio storico-ambientale“.

E’ questa la dura posizione dell’onorevole Lara Ricciatti (SEL) che interviene con un’interrogazione parlamentare sul “cambio di percorso” della strada Fano-Grosseto.

“Il tracciato della “strada dei due mari”, la E78 Fano-Grosseto, era stato individuato attraverso un corretto e partecipato percorso tra istituzioni e cittadini – continua Lara Ricciatti – Si era individuata una posizione marginale rispetto alla valle del Montefeltro, dopo aver effettuato studi di settore, dopo aver acquisito tutti i pareri – compresi quelli del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – dopo la valutazione dei costi, e dopo aver iniziato la progettazione esecutiva e l’adeguamento dei PRG dei Comuni interessati, vincolando i terreni di pertinenza del tracciato.

“Poi qualcosa cambia: i nostri amministratori si siedono al tavolo delle trattative con la ditta austriaca STRABAG interessata a progettare, realizzare e gestire l’opera. Si sceglie il solito meccanismo del project financing, e d’un tratto il patto tra cittadini e amministrazione viene cancellato.

“La STRABAG per risparmiare i costi di realizzazione dell’opera (a proprio esclusivo vantaggio) propone un nuovo tracciato – cancellando con un tratto di penna tutto il lavoro di condivisione sino a quel momento svolto – che passa dritto per il centro della valle, proprio nel bel mezzo del “paesaggio di Piero”, il paesaggio che ha fatto da sfondo ai Trionfi del pittore Piero della Francesca cioè nella piana detta “pian d’Asdrubale” posta fra Fermignano e Urbania.

“In sostanza per far guadagnare una multinazionale gli amministratori del territorio valutano di distruggere, per sempre, un pezzo della nostra identità culturale, della nostra bellezza e storia, con una colata di cemento.

“In questo caso non può di certo parlarsi di sindrome NIMBY (not in my back yard, non nel mio cortile), i cittadini avevano riconosciuto l’utilità  della infrastruttura ed avevano partecipato all’individuazione di un percorso che non danneggiasse il territorio. Non si può stravolgere un percorso di partecipazione soltanto per favorire una azienda.

“I danni in questo caso sarebbero irreparabili, l’ennesima scelta di una amministrazione miope che avvalla una ipotesi di distruzione, senza alcun vantaggio per la comunità”.

“Per questo – conclude l’onorevole Ricciatti – ho proposto una interrogazione ai ministri competenti per chiedere quali iniziative intendano assumere per proteggere una valle così importante, per la nostra storia e cultura, dal nuovo tracciato della strada”.

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