Ma cosa aspetta uno sponsor ad aiutare la Vuelle?

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18 novembre 2013

PESARO – Cosa aspetta uno sponsor a sorreggere questa Vuelle? Ieri 3 pagine (diconsi tre) de Il Resto del Carlino erano dedicate alla squadra fanalino di coda di questo campionato. Sponsor (dal latino spondere = garantire) è colui che garantisce per sostenere una causa. Sul campo, questo drappello di giocatori (6 o 7) di quello che dovrebbe essere un plotone (10 o 11), fa paura. Le squadre blasonate ne escono col cuore in gola. Ieri è toccato al Banco Sassari. Coach Dell’Agnello dice che la nostra squadra è stata encomiabile ma, alla fine, ha perso per scarsa lucidità. Lo sa benissimo che c’è bisogno di un rinforzo ma ribadisce di essere un blocco unico con la società: “dobbiamo riuscire a prendere qualcuno con le risorse che abbiamo in cassa”. Punto.

Dell'Agnello

Dell’Agnello

Il pubblico pesarese, che conosce la crisi che sta attraversando il nostro Paese e la nostra città, comprende. Il popolo biancorosso soffre insieme alla sua squadra. Capitan Pecile, ieri visibilmente affaticato, riceve anche una gomitata in faccia e viene costretto in panchina. Il nostro capitano sostiene che nessuno ci verrà a salvare se non lo faremo noi stessi. “Noi stessi” dunque, giocatori e pubblico uniti nella lotta. E’ convinto che se arriverà questo benedetto sponsor “dovrà avere il nostro spirito”. Il pubblico è consapevole della nostra storia illustre. Spiace che un giocatore, il “veterano” Young, debba fare il mea culpa, addossandosi tutte le responsabilità. 40 minuti di gioco sono fatti di tante di quelle circostanze, favorevoli e sfavorevoli, che non si può ricondurre una sconfitta ad un passaggio sbagliato. Questa linguaccia, interpretando lo spirito di tutto il pubblico, invita gli imprenditori “illuminati” a credere nella squadra che non riesce a fare miracoli solo per un soffio. Sono almeno tre le partite mancate per un soffio! Pesaro ha una storia indissolubilmente legata al basket. I pesaresi, soprattutto quelli delle nuove generazioni, ricorderanno con affetto chi contribuirà a far rimanere la nostra città la “basket city” d’Italia. In sala stampa, nel dopo partita, i giornalisti sembra abbiano registrato qualche battuta infelice del coach avversario, Sacchetti. La linguaccia coglie questa occasione per segnalare un altro atteggiamento, che in tanti ritengono non meritato, da parte di un altro nostro recente avversario. Si tratta di quel rampollo di Daniel Hackett che, in mezzo al campo e a fine partita con Siena, si è esibito in atletiche esternazioni di felicità per la vittoria riportata. Forse la storia del basket pesarese, rappresentate dall’attuale Vuelle e dal suo pubblico, non lo merita umiliazioni.

 

 

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