Sull’ospedale unico il dibattito è infinito. Di Domenico ribadisce: “No a Fosso Sejore”

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19 novembre 2013

PESARO – “L’ospedale unico di Fosso Sejore, anche se frutto di un becero compromesso politico, anche se non verrà mai realizzato per gli alti costi d’investimento, non meno di 300 milioni di euro, anche per la dubbia economicità della gestione futura e dei servizi collaterali, non deve essere realizzato in quell’area, perché tecnicamente non è compatibile a quell’uso”.

Lo ribadisce Alessandro Di Domenico, consigliere comunale del Pdl, che poi motiva il suo pensiero in questo modo: “Le frane periodiche dell’Ardizio, gli eventi meteorici improvvisi e intensi di questi ultimi tempi, il problema della Nazionale e della ferrovia litoranea si aggiungono a quelli atavici di una viabilità inadeguata e di una situazione geomorfologica, già delicata, che non può essere oltremodo compromessa. Le ultime prese di posizione di alcuni esponenti “responsabili” delle amministrazioni pubbliche, circa l’ospedale unico di Fosso Sejore, che per loro “non si tocca”, fa sorgere il dubbio che costoro parlino solo per “sentito dire” anziché rendersi conto, o facendo finta di niente, dell’impossibilità di posizionare il detto ospedale nel sito prescelto. Oltre alle ragioni già sopra citate è bene puntualizzare che il tema del trasferimento della SS16 è della ferrovia non sono scollegati a questo intervento. Nella pianificazione territoriale futura, e quindi anche la dislocazione del nuovo ospedale unico di Pesaro e Fano, conoscere il destino di queste due fondamentali infrastrutture è indispensabile ed urgente anche perché si darebbe una risposta concreta alla congestione del traffico che, sovente, attanaglia la Statale 16 dalla Circonvallazione di Cattolica a sud di Fano”.

“Occorre inoltre puntualizzare – conclude Di Domenico – che il transito dei mezzi pesanti sulla sede stradale della Bettola, che da Fosso Sejore si collega alla vecchia Flaminia, debba essere vietato per l’estrema fragilità che ha già dimostrato di avere tutto il Monte Ardizio. In conclusione occorre avere una visione globale di questa situazione che proietti il nostro territorio e i servizi che potrà offrire nel prossimo futuro”.

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