Anche a Urbino s’è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne. La testimonianza di Lucia: “A morte i vampiri”

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26 novembre 2013

Giornata contro la violenza sulle donne a UrbinoURBINO – Il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne, e anche la città di Urbino ha deciso di celebrarla con l’intento di sensibilizzare.

“Gli uomini non sono tutti delle belve – dice Adriana Celestini, presidente della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche – C’è chi è ben educato e chi è educato male. Sono indignata, sono indignato. Frasi, queste, che dovremmo sentire ogni giorno, non solo il 25 novembre. Dobbiamo essere tutti indignate finché non si ricostruirà un tessuto sociale sano, dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo”.

Margherita Mencoboni, componente della commissione pari opportunita della Regione Marche, prima di introdurre il cortometraggio “Mi Chiamo Giulia e ho Paura”, prodotto dal Comune di Fano, ha illustrato qualche dato, ad oggi, del centro antiviolenza della Provincia: 56 donne hanno chiesto aiuto di cui 40 italiane e 16 straniere. Spesso chiedono aiuto solo quando temono per l’incolumità dei propri figli. Tutto è violenza: dal bullismo al mobbing”.

Dopo la visione del profondo e toccante filmato, c’è spazio alle domande, una ha catturato particolarmente l’attenzione dei partecipanti. Un ragazzo ha chiesto se il termine “femminicidio” non fosse discriminatorio, poco sensibile. La risposta di Andriana Celestini: “Nemmeno a me piace, e come utilizzare il termine femmina e maschio. È da utilizzare per il genere animale in toto. D’altro canto se la vittima è la donna… è comunque un termine ghettizante”.

Margherita Mencoboni introduce la testimonianza di Lucia Annibali così: “Lucia non è potuta essere presente perché si trova a Parma, dove domani (oggi, ndr) sarà sottoposta ad un altro intervento chirurgico.

“Quello che leggerò e un intervento pubblicato sul post del mio terapista di allora..

È la testimonianza di una donna (io, Lucia) tormentata prima e annientata poi da una relazione su cui sto lavorando, su me stessa, per uscirne e per ritrovare la libertà.

Margherita, non potevo immaginare quello che poi sarebbe accaduto da lì a pochi giorni. Tuttavia la consapevolezza a cui ero arrivata allora, sarebbe stato il punto dal quale partire dopo la devastazione fisica provocata dall’acido”.

Oggi non mi dilungherò sui singoli episodi che hanno caratterizzato la mia personale storia. Non credo sia necessario perché chi come me ha vissuto un amore disturbante e distruttivo conosce già il dolore, quello profondo, lacerante e paralizzante. Oggi mi sento abbastanza pronta per provare a dare un contributo costruttivo e comunicare la speranza che da quel dolore si può uscire, si può, a poco a poco, guarire la ferita.

Sicuramente il primo passo per la guarigione è capire, cosa ci sta succedendo e con chi si ha a che fare. E questo è possibile solo con la terapia. Capire con chi si ha a che fare è infinitamente triste, lo so, ma è comunque il primo passo. A me ci è voluto un po’ di tempo, ma anche nei momenti più bui ho sempre confidato nella mia intelligenza e quindi nel fatto che non avrei mai potuto accontentarmi di una vita tanto misera. E alla fine l’istinto di sopravvivenza è scattato, quando ho capito che la mia esistenza poteva solo peggiorare. In quel momento finalmente ho iniziato a prendermi cura di me stessa. Mi sono riappropriata della mia mente, del mio corpo e del mio tempo.

I sentimenti che provo oggi, in questo momento, sono: la paura di permettere a qualcun altro di controllare la mia mente; un senso di tristezza per il tempo passato che non ritorna; una rabbia latente per il male e l’inganno subiti. Ma sto lavorando su me stessa, per sanare il mio cuore spezzato infinite volte e il mio corpo altrettanto violato. Sto lavorando su me stessa per imparare ad avere comprensione per me e a volermi bene. La comprensione e l’amore per se stessi sono la cura e imparare questo, giorno dopo giorno e passo dopo passo, grazie alla terapia, è un’esperienza commovente (infatti mentre lo scrivo sto piangendo) ed emozionante; è un meraviglioso viaggio dentro te stessa che ti insegna ad amarti e a farti amare nel modo giusto, nel modo in cui meriti.

La comprensione e l’amore per noi stessi ci rendono meno vulnerabili e colmano gran parte di quel senso di solitudine che ci portiamo dentro e che ci rende facili prede. Oggi sto lavorando su me stessa per imparare a dare ascolto e voce ai miei sentimenti, ai miei pensieri, ai miei desideri e al mio corpo. Perché voglio essere protagonista dei rapporti che vivo, non una passiva spettatrice. Spero che la mia testimonianza possa essere d’aiuto a chi ancora sta soffrendo tanto. A queste persone dico di non smettere mai di lottare, anche quando si è stremati. Un forte abbraccio a tutti, la mia solidarietà e a morte i vampiri!”

Lucia Annibali

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