Doriano, l’ultima vittima di un amore senza confini per il motociclismo

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30 novembre 2013

Doriano Romboni lascia la moglie e 3 figli- aveva 45 anni

Doriano Romboni lascia la moglie e 3 figli- aveva 45 anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La morte di Doriano Romboni non è che l’ultima tragedia di una lunga serie che hanno colpito il  motorismo mondiale. Come purtroppo abbiamo detto migliaia di volte gli incidenti sono parte integrale di uno sport che definire pericoloso è un eufemismo. Eliminare quindi il pericolo non è stato, non è e non sarà mai possibile.  Si può continuare a lottare per migliorare le condizioni delle piste, (e a Latina sicuramente c’erano delle manchevolezze), a migliorare le tute, i guanti, i caschi indossati dai piloti, ma contro il destino non ci puoi fare assolutamente nulla.

L’incidente ad Andrea Antonelli al Gp di Mosca in Supersport

L’incidente ad Andrea Antonelli al Gp di Mosca in Supersport

Doriano Romboni se ne è andato in un incidente assai simile accaduto al Sic e per il quale si correva a Latina. E prima di lui, in un modo altrettanto simile, se ne era andato anche Andrea Antonelli sul circuito di Mosca, nel Gran Premio di Russia del Mondiale Supersport.

Questa lunga scia di morte parte, simbolicamente, il 20 maggio 1973. E’ il giorno del Gran Premio d’Italia a Monza: Jarno Saarinen, campione del mondo in carica e Renzo Pasolini muoiono a causa di una spaventosa caduta poco dopo la partenza lasciando attonito il mondo del motociclismo che non pensava fosse possibile assistere ad un evento del genere. Mi ricordo che ero in redazione, alla Gazzetta del Popolo, il mio primo giornale, e mentre scrivevo alla vecchia macchina da scrivere, le lacrime mi scendevano copiose inondando i fogli, al punto che un collega, per salvare il salvabile, me li strappava dalle mani prima che diventassero illeggibili.

Pasolini

Pasolini

 

Saarinen, che come Pasolini perse la vita il 2 maggio del '73 a Monza

Saarinen, che come Pasolini perse la vita il 2 maggio del ’73 a Monza

 

 

 

 

 

 

 

 

Passano venti anni e tocca a due giapponesi, a distanza di dieci anni uno dall’altro, a riaprire ferite terribili nel ricordo degli appassionati.

E’ il 1 maggio 1993, siamo a Jerez de la Frontera: il pilota della Suzuki, Noboyuki Wakai, muore in un incidente al limite dell’assurdo: il giapponese va a sbattere con la testa contro il muretto dei box per evitare un tifoso forlivese. Trasportato all’ospedale di Siviglia, fu sottoposto ad un intervento chirurgico per l’asportazione di due grossi ematomi al cervello ma ogni tentativo di salvarlo risultò vano. Dieci anni dopo, ecco la tragedia di Daijiro Kato. Il 6 aprile del 2003, nella gara d’apertura del Mondiale, nella sua Suzuka, Kato finisce a oltre 200 orari contro un muro di protezione della pista, spirando in ospedale dopo 19 giorni di agonia.

L’incidente a Daijiro Kato nel Gp di Suzuka

L’incidente a Daijiro Kato nel Gp di Suzuka

Un altro dramma il 5 settembre 2010 in occasione del Gran Premio di San Marino di Moto2. Sul circuito di Misano Adriatico è ancora un centauro giapponese a perdere la vita ad appena 19 anni, Shoya Tomizawa. Il pilota perde il controllo della sua moto, viene disarcionato e colpito ripetutamente dai piloti che lo seguono. Morirà poche ore dopo all’ospedale.

 

Il 23 ottobre 2011 l’Italia piange Marco Simoncelli: a Sepang, durante il secondo giro del Gran Premio di Malesia, il pilota romagnolo scivola e finisce sotto le ruote di Colin Edwards e Valentino Rossi. Simoncelli resta esanime a terra, privo del casco volato via nello scontro. Un incidente che ricorda tantissimo quello che capiterà ad Andrea Antonelli il 23 luglio di quest’anno nel mondiale Superbike, classe Supersport.

 

Marco Simoncelli è morto in Malesia nel 2011

Marco Simoncelli è morto in Malesia nel 2011

E anche in questa categoria si piangono altre vittime, come il belga Michael Paquay, travolto nel ’98 durante le prove del Gran Premio d’Italia a Monza, all’inglese Craig Jones, morto in un incidente durante la gara di casa, sul circuito di Brands Hatch. E la stessa pista, nel ’97 ma in Superbike, fu fatale allo scozzese Graeme Ritchie mentre due anni prima il giapponese Yasutomo Nagai perse la vita durante la gara 2 di Assen.

E stiamo parlando di tragedia accadute su piste dove si tiene in gran conto la sicurezza dei piloti. Figuratevi invece che cosa accade dal 1907, anno della prima edizione, nel terribile Tourist Trophy, più conosciuto con le sue iniziali TT e dove i morti ormai si calcolano a migliaia. Ma qui la sicurezza conta poco, giacché si corre nelle prime settimane di Giugno sull’isola di Man, su un tracciato di 60,7 km da percorrere tra case, muretti, ponti, in condizioni atmosferiche che possono essere estremamente mutevoli nell’arco del medesimo giro.

Un tratto del circuito del Tourist Trophy

Un tratto del circuito del Tourist Trophy

 

Dal 1907 a oggi i morti sono stati 230, l’ultimo dei quali proprio quest’anno, Yoshinari Matsushita, 43 anni giapponese, in sella a una Suzuki. Perla cronaca aggiungiamo che il pilota più titolato del TT è stato il mitico Joe Dunlop, con 24 successi. Anche lui non c’è più, è morto nel luglio del 2000 a Tallin, in Estonia in una gara della classe 125.

Joe Dunlop, leggenda del TT

Joe Dunlop, leggenda del TT

 

Un commento to “Doriano, l’ultima vittima di un amore senza confini per il motociclismo”

  1. Etta80 scrive:

    Una notizia terribile che aggrava una scia di lutti tragici. Rip

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