Premio all’operosità pesarese per 115 lavoratori, imprenditori e dirigenti. Drudi: “Per il rilancio del Paese servono coesione e grandi riforme”

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1 dicembre 2013

PESARO – Coesione, unità d’intenti e grandi riforme sono i tre elementi indispensabili al rilancio dell’economia e del Paese. Li ha individuati il presidente camerale Alberto Drudi nell’intervento con cui ha inaugurato la trentaduesima edizione del premio all’operosità pesarese, attribuito a 115 tra lavoratori, imprenditori e dirigenti stamane nell’ingresso d’onore del quartiere fieristico. Una riflessione preoccupata, per la difficoltà oggettiva della situazione e per il ritardo delle attese contromisure, che però non spengono la fiducia nella ripresa. «Abbiamo attraversato una crisi gravissima già negli anni Settanta, ma ne siamo usciti più forti. Sono certo che ce la faremo anche questa volta», ha detto il presidente Drudi.

Alberto Drudi

Alberto Drudi

L’esempio virtuoso proposto a un pubblico di oltre 400 persone, tra le quali numerose autorità civili e militari, sono le imprese «che, innovando, investendo e qualificando, aggrediscono con successo i mercati internazionali, spesso grazie a una logica di rete e di collaborazione reciproca. Nei primi otto mesi dell’anno le esportazioni dalla nostra provincia sono aumentate del 3.7 per cento. Ci confermiamo tra le prime realtà in Italia. È proprio grazie alle imprese capaci di interpretare il cambiamento, se possiamo sederci tra l’élite dei primi cinque Paesi al mondo per saldo commerciale insieme a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. E nonostante la crisi, dal 2008 il fatturato delle nostre produzioni manifatturiere è cresciuto all’estero più di quanto abbiano fatto Francia e Germania». Quanto all’export, il presidente Drudi ha voluto ricordare le «tante opportunità offerte in questi anni alle nostre imprese dal lavoro dell’intero sistema camerale, con le sue aziende speciali e le sue articolazioni associative».

Questi sono i segnali incoraggianti in una fase storica che resta comunque molto complessa. Dare lo slancio per la svolta spetta al governo italiano e alla sua capacità di varare riforme incisive. «Si sono persi sei mesi – ha scandito il presidente Drudi – a discutere sull’Imu. Oggi regna sovrana la confusione su questo e altri balzelli legati alla casa e ai rifiuti: sono in difficoltà perfino i Caf. Si è portata l’Iva al 22 per cento, con il rischio di comprimere ancora di più i consumi, incentivare l’evasione e diminuire le entrate dello Stato. O il governo riesce a governare oppure è meglio che si faccia da parte». Serve una nuova legge elettorale, «la madre di tutte le riforme». Servono politiche che modifichino la pressione fiscale («ora al 64 per cento complessivo nel caso delle imprese e tutta sbilanciata verso il basso: lavoratori dipendenti, pensionati, artigiani, piccoli imprenditori»), che allentino la stretta del credito, rilancino l’occupazione, in particolare giovanile, riducano la burocrazia e i costi del non fare: «Si stima in circa 500 miliardi, un terzo del Pil, il valore dei progetti bloccati». È necessario rifinanziare la cassa integrazione in deroga, valorizzare il nostro patrimonio manifatturiero, culturale, ambientale, eno-gastronomico e turistico. Sono in crescita in particolare gli ultimi due settori. Non si devono indebolire, infine, proprio quegli enti che per le loro competenze specifiche hanno un ruolo nevralgico nelle strategie del rilancio: «Il governo sta valutando un prelievo dalle somme che le Camere di commercio utilizzano per i Confidi, auspico che si ricreda».

Dopo il discorso del presidente Drudi, gli interventi del vice prefetto Paolo De Biagi e del presidente del consiglio regionale, Vittoriano Solazzi. Tra le numerose autorità, la parlamentare Camilla Fabbri, il presidente della Provincia, Matteo Ricci, il questore Felice La Gala, il comandante dei carabinieri, il colonnello Giuseppe Donnarumma, il comandante del porto Massimo Di Martino, e il vice sindaco di Pesaro, Enzo Belloni.

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