Preleucemie, le ultime frontiere dell’Ematologia. L’ultima ricerca dell’equipe di Marche nord a New Orleans

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4 dicembre 2013

Giuseppe Visani

Giuseppe Visani, primario di Ematologia, ed alcune componenti dell’equipe

PESARO –  Se il termine scientifico poco può dire, quando le chiami preleucemie tutto diventa più chiaro. Al centro dell’ultima ricerca scientifica condotta dell’equipe di Ematologia dell’azienda Marche Nord, che verrà presentata questo fine settimana a New Orleans in occasione del Congresso Mondiale di Ematologia organizzato dall’American Society of Hematology, ci sono proprio le mielodisplasie (per intenderci alterazioni del midollo osseo) che in alcuni casi rappresentano  l’anteprima di una trasformazione tumorale. “Quando l’esame  rileva questo tipo di cambiamento, il medico deve decidere cosa fare”, spiega Giuseppe Visani, direttore della Struttura. 

“Le mielodisplasie sono sotto stimate ma frequenti, in realtà, soprattutto in persone anziane – spiega Visani -. Su di loro ci sono state poche indagini e quelle effettuate non hanno dato risultati rilevanti. Invece noi abbiamo trovato un elemento importante: negli ultimi due anni, su circa 60 pazienti abbiamo individuato  delle varianti genetiche. Questo ci ha permesso di identificare i pazienti a bassissimo rischio, ossia quelli che con ogni probabilità non svilupperanno la leucemia, e quelli che invece potrebbero ammalarsi. In pratica, queste alterazioni danno un “ vantaggio di crescita” alle cellule che le possiedono. Questa distinzione ci permetterà di sviluppare terapie personalizzate ed utilizzare i farmaci più adatti e nella quantità più idonea. E’ uno strumento per distinguere chi deve fare una cura e chi non la deve fare. I vantaggi sono, principalmente, due: utilizzo dei farmaci nei pazienti che davvero necessitano del trattamento, evitando di intervenire con farmaci tossici su chi, invece, con ogni probabilità non svilupperà la malattia, e ovviamente un risparmio sociale di investimenti”.

E continua: “In sintesi la ricerca ha fatto emergere una serie di varianti genetiche che ci indicano la strada migliore da perseguire per ogni singolo paziente, a seconda della sua predisposizione a sviluppare o meno la leucemia. Sui 60 pazienti trattati, sul  40% si è riscontrato una evoluzione della malattia ”. La ricerca è stata effettuata in collaborazione con il Dipartimento di Biochimica dell’Università di Urbino che ha fornito “un approccio tecnologico avanzato” precisa il direttore Mauro Magnani. Inoltre, anche questa volta Ail Pesaro ha partecipato finanziando una borsa di studio. “Un ruolo importante, quello di Ail Pesaro – ha incalzato Alessandro Isidori, medico e ricercatore dell’Ematologia di Marche Nord – perché il loro intervento è sempre indipendente e slegato dalle attività delle aziende farmaceutiche”.

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