E’ morto Bibi Burani, fondatore della Davani Viaggi. Grande tifoso della Vis, aveva fatto nascere il Real. L’ultima intervista

PESARO – E’ morto all’età di 80 anni Pierdomenico “Bibi” Burani, fondatore e titolare di una storica agenzia viaggi pesarese, la Davani Viaggi, da sempre vicino allo sport pesarese e montecchiese. L’avevamo visto poche settimane fa al Tonino Benelli, ci aveva salutato e aveva parcheggiato la sua auto alla sua maniera: incastrandola in curva. Una battuta sulla Vis: “Ce la faremo oggi a vincere”. Negli anni 90 più di una volta con la sua agenzia viaggi aveva accompagnato la Vis in trasferta: una sua foto, in compagnia di Giampiero Gasparini, fa bella mostra di sé nel libro Cent’anni di Vis. Poi, non era mancata una battuta sul suo primo vero amore, il Real Montecchio: “Che tristezza”. Bibi, stroncato da un infarto, era originario di Montecchio e fu tra i fondatori del Real. Con la sua morte se ne va un pezzo di storia pesarese. Riportiamo, di seguito, un estratto dell’intervista a Domenico “Bibi” Burani, tratta dal periodico “Forza Real”. Bibi nell’occasione aveva raccontato lo scoppio di Montecchio, il 21 gennaio del ’44, vissuto in prima persona.

Riportiamo, di seguito, un estratto dell’intervista a Domenico “Bibi” Burani, tratta dal periodico “Forza Real”. Il racconto si focalizza sullo scoppio di Montecchio avvenuto il 21 gennaio del ’44 e vissuto in prima persona con la sua famiglia. Bibi, per l’occasione, ci aveva aperto le porte del suo rifugio segreto: un capannone in zona Torraccia dove, all’interno, tra auto d’epoca, orologi e prosciutti, aveva improvvisato un aperitivo.  In quell’anno Montecchio e Vis Pesaro, i suoi due amori, giocavano insieme in Eccellenza.

Ora siamo sopra la Vis Pesaro? Anche se fossimo a pari punti, per noi che siamo un paese, sarebbe un onore. Ma per Pesaro, che è capoluogo, è quasi una vergogna..”. è la prima stoccata di Bibi.

Pierdomenico Bibi Burani insieme a Gasperini, allora giocatore, ai tempi della Vis in C. Foto tratta da Cent'anni di Vis

Pierdomenico Bibi Burani insieme a Gasperini, allora giocatore, ai tempi della Vis in C. Foto tratta da Cent’anni di Vis

“Bibi” Burani ci accoglie nel suo quartier generale, tra moto e auto d’epoca, collezioni d’orologi e fucili (Anche se non li ho mai usati), i suoi amati cani, ovviamente i pullman e tutti i suoi ricordi. Alcuni di questi escono direttamente dal suo portafogli: le foto a cui è più legato e l’elenco dei sopra¬nomi dei montecchiesi storici. Lui li snocciola uno a uno. Per ogni aneddoto servirebbe una pagina.
Si potrebbe scrivere un libro su “Bibi” Burani. Da quando giocava come terzino nell’lnvicta a come diventò autista (Sul vecchio autobus che da Colbordolo portava a Pesaro, c’era un uomo che guidava e la figlia faceva i biglietti. Io mi ci fidanzai, poi diventò mia moglie. Il padre fece da matti… ) passando per le sue incredibili trasferte col pullman:
Sono andato 8 volte vicino Chernobyl e 17 giorni al Circolo Polare: guidavo e cucinavo 5 kg di spaghetti al giorno.
Bibi, come nacque il Real Montecchio?
Prima bisogna raccontare cos’era Montecchio. C’era Gigin il cantoniere, Tognin la guardia, la maestra Ciacci e la mia famiglia, originaria di Isola del Piano, con mia mamma impiegata alle poste. Gli altri morivano di fame. Abitavamo dove c’era Giarrucca. Sotto c’era la Voltacia dove si giocava a Gattacieca. Erano gli anni dal ’34 al ’40.
Poi ci fu il tragico scoppio di Montecchio: 21 gennaio 1944.
Facevo la quinta elementare. Una mattina trovammo tutti i banchi in piazza. Di notte erano arrivati 120 italiani prigionieri dei tedeschi. Per molti giorni accatastarono cassette di mine: lì, nel centro del paese, nessuno le avrebbe toccate. Il 21 gennaio, alle 9 di sera, divampò l’incendio fatale. Tra i montecchiesi e i soldati italiani si era creato un bel rapporto: ci vennero ad avvisare, molti non fecero in tempo, lo rimasi 5 ore sotto le macerie, insieme a mio pa¬dre. Usciti vivi ci ritrovammo nella casa di Tiravent: lì c’era la Gioconda di Bezziccheri con la figlia morta nelle braccia… Prendemmo un cavallo da Pedini e verso Montegaudio incontrammo mio zio su un furgone Guzzi: lì c’erano mia mamma e mia zia. Era freddissimo quel 21 gennaio. Mia madre piangendo disse a mio padre: dammi la chiave di casa. Mio padre rispose che non ce n’era più bisogno….
Solo negli anni ’60 il pallone arrivò a Montecchio.
Portavo in trasferta l’Ava Victoria dove giocava Sante Vigo. Gli proposi di trasferirsi a Montecchio, nel campo di don Roberto. I Perlini fecero gli spogliatoi, Celso Amadori saldò le reti, noi rimediammo 800 mila lire. Nel 1965 nasceva il Real Montecchio: la denominazione Real la volle Tino Gambini, perché gli piaceva il Real Madrid.
E lo stadio “Spadoni”?
C’era un terreno comunale libero. I Perlini portarono più di mezzo metro di ghiaia, il geometra Spadoni prese 4 tipi diversi di terra e andò da un geologo per scegliere la migliore. Tutti aiutarono. C’erano Ciano, Pierantoni, il dottor Masi, Spadoni, Barbanti, Mario Bezziccheri… Mancavano i soldi: firmammo 10 cambiali da 2 milioni e 500 mila lire. Il patto era: quando è ora di pagare vendiamo i giocatori. Ma se vendevamo i giocatori addio Montecchio. E allora il dottor Masi pagò per tre.
Epico il calciomercato…
Andavamo con Barbanti e Spadoni al calciomercato a Bertinoro. Perfetti, il nostro allenatore, ci diceva: aspettate l’ultimo giorno per acquistare. Il presidente del Rimini urlò: «Quelli di Montecchio fanno sempre gli affari migliori con quattro soldi…». Comprammo Sandro Cangini per 2 milioni e mezzo di lire e lo rivendemmo per 12 milioni alla Vis.
Epiche pure le trasferte.
A Urbino, in pullman, dissi alla squadra: se vinciamo vi porto a Parigi gratis. Vincemmo 4-0. E il Real andò in trasferta premio a Parigi. Fortunatamente si aggregarono altre 40 persone a pagamento…
Tantissime trasferte anche come autista della Vis.
Con la Vis ho perso i soldi 4 volte con 4 diversi presidenti – esclama -. Ma con Gasperini c’era un rapporto speciale e Pascutti e Tagliasacchi mi consideravano uno di loro: io non facevo d’autista ma da calciatore.
Grazie a Bibi si deve la prima visita di un ministro a Montecchio.
Avevo 28 anni. Venne Corona, allora ministro del turismo e spettacolo. Sgomberammo il cinema: arrivarono 200 persone e tantissime autorità. Presi un cognac e lessi il biglietto preparato da mia madre. Il ministro ci ringraziò: “Anche io sono contento di essere stato, per voi il primo”.
Real vuole dire Spadoni. 
Era il geometra di tutti, un uomo senza eguali. La prima sede del Real fu il suo ufficio nella piazza.
La partita indimenticabile?
Col Senigallia per andare in D. Incassammo pure 20 milioni di lire. Migliore in campo? Orazi e il portiere Paci, un vero pararigori.

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  1. Bibi, ci hai lasciato col botto, come hai sempre fatto … Tu, nel ricordo di tanti “viaggiatori col pullman”, rimarrai un mito. Hai raggiunto, fra gli altri, Romolo Pagnini e Giuseppe Pascucci che insieme a te ci hanno fatto conoscere l’Europa ai tempi del muro di Berlino. L’Europa era divisa da una cortina di ferro ma tu, coi tuoi pullman, la superavi come se fosse un filo di lana. Tanti ricordi mulinano nella mente. Desidero ricordare alcuni aneddoti. Grazie a te e a Pino, riuscimmo a superare la frontiera fra Cecoslovacchia e Polonia, pur mancando la così detta “carta verde”, corrompendo la polizia polacca con un bottiglione di vino rosso. A Parigi e a Londra cucinasti per tutti i gitanti i 5 Kg standard di spaghetti e li mangiammo sui prati degli Champ Elisee e di Hide Park. Qui, allo speakers’ corner, uno sbigottito “oratore” imparò a conoscere “the italian style of life”. Spero che, da lassù, tu possa ricordare insieme a Rumulen e a Peppe, questi fatti e ridere gioiosamente come ridevamo allora, giovani. Un abbraccio, Stefano