Ceriscioli e Parasecoli: “Ex Amga, chiarezza sulla bonifica”

di 

9 dicembre 2013

Luca Ceriscioli* e  Giancarlo Parasecoli**

 

PESARO – Fino a oggi, l’Amministrazione comunale ha seguito la vicenda dell’area ex Amga nell’ambito del tavolo tecnico e dell’apposita conferenza di servizi che si sono occupati inizialmente della messa in sicurezza dell’area e successivamente dell’approvazione del progetto di bonifica del sito inquinato. Il progetto di bonifica è stato approvato lo scorso luglio e nell’ambito della conferenza di servizi è stato formalmente chiesto alla proprietà se volesse effettuare direttamente l’intervento. La risposta non è stata negativa, ma implicava la necessità di verificare la fattibilità economica della bonifica e la possibile soluzione è stata individuata nello strumento del Poru (Programma operativo riqualificazione urbana) previsto dalla L.R. 22/2011 e dal suo Regolamento di attuazione. Infatti questi strumenti normativi prevedono la possibilità di valorizzare immobili mediante premi di cubatura e cambi di destinazione d’uso, stabilendo esplicitamente che nel calcolo del plusvalore che ne deriva possano rientrare i costi di bonifica.

Da questi passaggi, strettamente legati alle normative, che in casi così delicati vanno applicate con grandissimo scrupolo possono nascere una serie di incomprensioni, soprattutto da parte di chi volesse strumentalizzare una materia così sensibile per i cittadini, facendo intendere cose che non si possono fare o creando un allarme ingiustificato.

 

La salute dei cittadini è garantita dal funzionamento dei sistemi di messa in sicurezza e dai periodici monitoraggi da parte dell’Arpam

Il primo punto, importante da chiarire è il tema della sicurezza per tutti i cittadini, quelli che abitano vicini al sito in modo particolare. Dal momento in cui è stata attivata la messa in sicurezza, in seguito ai primi accertamenti di quanto avvenuto, il sito è sicuro, non sussistono cioè pericoli per chi vive nelle vicinanze. Infatti se da un lato è pacifico che parte del terreno e la falda sono inquinati, è altrettanto vero che la messa in sicurezza operata anche attraverso il posizionamento del sistema di trattamento delle acque di falda e di una geomembrana ha confinato gli inquinanti impedendo di nuocere alla salute. Inoltre tutte le rilevazioni finora effettuate volte ad accertare l’eventuale presenza di inquinanti nell’aria, sono risultate negative. A certificarlo periodicamente è l’Arpam, che fa i rilievi. Non ci sono quindi problemi per la salute di chi abita nelle vicinanze perché si è già provveduto alla messa in sicurezza e al successivo monitoraggio. Finché il monitoraggio ci dirà che non ci sono problemi, questi non sussistono. Creare dunque confusione e allarme nella cittadinanza è sbagliato e pericoloso. E’ bene quindi mantenere  un atteggiamento di serietà e di chiarezza, proprio perché se qualcosa nuoce ai cittadini sono proprio i falsi allarmismi.

 

 

In assenza dell’individuazione del responsabile, i proprietari possono effettuare la bonifica, a meno che non si tirino indietro

La legge stabilisce che la bonifica spetti al soggetto che ha prodotto l’inquinamento e se lo stesso non è individuato, come in questo caso (c’è un contenzioso al TAR che ha sospeso l’atto della Provincia), la stessa può essere effettuata volontariamente dalla proprietà e solo se questa si rifiuta il Comune e la Regione si sostituiscono, addebitando però al privato i costi fino al concorso del valore dell’area.

La manifestazione di interesse per il Poru scade a metà febbraio: fino ad allora Comune e Regione non possono intervenire

Sappiamo che la proprietà ha individuato nello strumento del Poru la soluzione. La procedura è stata avviata e prevede che entro metà febbraio: avvenga la presentazione dei progetti da parte dei privati. Fino ad allora è quindi corretto attendere per verificare se effettivamente la proprietà dell’area presenterà un progetto urbanistico – edilizio finalizzato alla bonifica. Se va a buon fine quello è lo strumento più rapido ed efficace, in quanto, tra l’altro, il privato non deve espletare le complesse procedure di gara, ma può affidare direttamente l’incarico per la bonifica.

Se la procedura  non dovesse dare i risultati attesi, andrà attivato il potere sostitutivo di Regione e Comune anche per questo aspetto, così come oggi già avviene per la messa in sicurezza. Fino alla conclusione di questo iter qualsiasi altra affermazione è perlomeno fuorviante.

 

 

 

 

Patto di stabilità: non si può derogare ciò che non è di nostra competenza

Per quanto riguarda il Patto di stabilità, bisogna domandarsi: perché non è stata chiesta la deroga? Semplicemente, non è possibile richiederla non sussistendo un’emergenza e non ricorrendo pericoli per la salute dei cittadini. Quando qualche mese fa la richiedemmo per la frana dell’Ardizio (anche se non ci fu concessa) c’era un problema di emergenza. La cosa importante oggi è comprendere che continueranno i monitoraggi per tutto il tempo necessario, in modo tale che anche se la bonifica venisse effettuata con tempi più lunghi di quelli sperati, per il cittadino c’è comunque sicurezza. Indossare mascherine è solo speculazione politica, gesti che creano allarmismo e confusione e preoccupano le persone inutilmente.

 

*sindaco di Pesaro

**assessore all’Ambiente, energia e saluta

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>